Migranti: quella paura che impedisce all’Europa di trovare una soluzione

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I militari polacchi rinforzano la linea di confine mentre centinaia di migranti si accalcano al confine tra Bielorussia e Polonia nella regione di Grodno. [EPA-EFE/LEONID SCHEGLOV/BELTA]

L’Unione europea accecata dal timore di un’invasione non è in grado di sottrarsi ai ricatti di coloro che stanno giocando una partita politica sulla pelle di migliaia di esseri umani.

L’Europa ha paura di essere inondata ciclicamente da nuovi flussi migratori, che si tratti di migranti economici o rifugiati poco importa. Nella memoria c’è la crisi migratoria del 2015, l’arrivo di oltre un milione di persone divise l’opinione pubblica ed ebbe pesanti ricadute politiche. Oggi però la situazione è molto diversa, i numeri non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli di allora. Ma la reazione è la stessa e le risposte sono per certi versi ancora più irrazionali.

Nel 2021 dalla Bielorussia sono arrivate circa 8mila persone. Una cifra che non solo non è paragonabile con la situazione del 2015, ma neanche con quella degli sbarchi in Italia o in Spagna. Nel nostro Paese da gennaio di quest’anno sono sbarcate più di 45mila persone.

Il fatto che, anche di fronte a numeri relativamente piccoli e quindi facilmente gestibili – se solo ci fosse la volontà di farlo – non solo i Paesi del Gruppo di Visegrad, da sempre ostili nei confronti dell’immigrazione, ma anche le istituzioni europee e Paesi come la Germania, che nel 2015 accolse un milione di siriani, si facciano prendere dal panico e si uniscano al coro di coloro che invocano i muri, mostra quanto questa paura di “un’invasione” sia irrazionale. E possa essere facilmente sfruttata, oggi dal dittatore bielorusso Alexandr Lukashenko e da Vladimir Putin – che ha suggerito a Minsk di farsi pagare per fermare i migranti – ieri dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e domani da qualcun altro.

In tutto questo l’Unione appare divisa e impotente. Divisa non solo tra Paesi ma anche all’interno delle istituzioni europee, i cui rappresentanti si contraddicono a vicenda con grande disinvoltura. Al punto che il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha aperto alla possibilità che l’Ue finanzi un muro al confine con la Polonia, dopo che la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva assicurato che Bruxelles non avrebbe finanziato alcuna barriera fisica ai confini dell’Unione. Von der Leyen, a sua volta, era intervenuta dopo che la commissaria agli Affari Interni, Ylva Johansson, aveva detto sì ai muri purché finanziati dagli Stati membri.

Intanto oltre duemila persone stanno attendendo al gelo che qualcuno decida della loro sorte, al confine tra la Bielorussia e la Polonia. Varsavia ha schierato 12mila soldati per respingerli. Malgrado il governo polacco li consideri migranti irregolari, moltissimi sono richiedenti asilo e quindi persone che secondo le regole del sistema di accoglienza europeo vanno necessariamente accolte.  Non è un caso, infatti, che il governo polacco abbia rifiutato il sostegno offerto dalla Commissione europea con Frontex ed Easo, il cui intervento costringerebbe Varsavia a rispettare le regole Ue.

Nel complesso però anche la risposta di Bruxelles appare debole. La paura dei migranti e delle sirene sovraniste è tale da impedire all’Unione di porre fine alla partita politica che si sta giocando sulla pelle di migliaia di esseri umani. Quel “mai più” promesso dopo l’incendio del campo di Moria, a Lesbo, sembra già un’eco lontana.