Turchia, scontri ad Ankara: aumentano gli episodi di violenza nei confronti dei migranti siriani

Un momento delle proteste anti-migranti ad Ankara in Turchia. [@anarcho_kombi Twitter]

La polizia turca ha arrestato decine di persone giovedì 12 agosto, dopo che ad Ankara una folla di uomini arrabbiati ha distrutto negozi e auto che si credeva appartenessero a migranti siriani. I disordini sono scoppiati in risposta a una rissa tra locali e migranti durante la quale un cittadino turco è stato accoltellato a morte.

Le immagini sui social media hanno mostrato decine di uomini urlanti che sfondavano i cordoni della polizia e poi attaccavano auto e negozi ritenuti di proprietà di famiglie siriane.  Immagini ottenute dall’AFP mostrano la polizia che spara gas lacrimogeni per disperdere la folla mentre la violenza infuria. In un filmato si vede un giovane che cerca di entrare in un appartamento staccando i fili di metallo della finestra al piano terra.

Il capo della Mezzaluna Rossa turca, Kerem Kinik, ha twittato un’immagine di un bambino con rivoli di sangue che gli scorrono sul viso e che ha detto essere stato ferito nei disordini. “Da quando la lapidazione delle case di notte è diventata parte della nostra tradizione?”, ha chiesto Kinik. “Molti rifugiati ci hanno contattato. Sono preoccupati per la sicurezza dei loro figli. Sono spaventati”.

La polizia di Ankara ha fatto sapere di aver arrestato 76 persone sospettate di essere coinvolte nelle violenze o di aver diffuso post incendiari sui social. L’agenzia di stampa statale Anadolu ha detto che anche due “cittadini stranieri” sono stati arrestati e accusati di omicidio per lo scontro mortale avvenuto mercoledì.

 

I disordini in Turchia sono esplosi in concomitanza con un crescente sentimento di intolleranza nei confronti dei migranti, testimoniato anche da recenti sondaggi.  A seguito dell’accordo siglato da Ue e Turchia, il 18 marzo 2016, il Paese ha accolto oltre 4 milioni di profughi, in gran parte siriani. Nell’intesa Ankara si impegnava ad accogliere i migranti in cambio di 6 miliardi di euro di aiuti. Le due parti stanno attualmente lavorando per aggiornare i termini dell’accordo.

Ora con l’Afghanistan al collasso e nuove tensioni in Iran, la Turchia teme un nuovo esodo di massa al confine orientale, che rischia di esasperare ulteriormente le tensioni tra locali e migranti. Il mese scorso il principale partito d’opposizione turco ha dichiarato che se dovesse vincere le elezioni generali previste per il 2023, sarebbe pronto a “rimandare a casa” i siriani.

A fine luglio Emin Bilmez, governatore della provincia orientale di Van, che confina con l’Iran, ha annunciato la costruzione di un nuovo muro in cemento che dovrebbe estendersi per circa 64 chilometri per impedire l’ingresso nel Paese a chi arriva dall’Iran. Il tema dei migranti è particolarmente spinoso per Erdogan, l’opposizione infatti lo accusa di non avere fatto abbastanza per arginare i flussi. Per rafforzare la propria posizione il presidente, a sua volta, usa l’accordo con l’Ue per fare pressione su Bruxelles e avanzare nuove pretese.