Migranti, dall’Ue altri 485 milioni alla Turchia: la proposta in discussione a Bruxelles

Erdogan con in mano una fotografia che mostra il corpo di Alan Kurdi, il bambino siriano di tre anni annegato nel settembre 2015 mentre attraversava il Mediterraneo con la sua famiglia di rifugiati, mentre si rivolge al dibattito generale della 74a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite presso la sede delle Nazioni Unite a New York. EPA-EFE/JASON SZENES

È stata predisposta dalla Commissione una proposta di Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla mobilitazione del Margine per gli Imprevisti nel 2020 per continuare il sostegno umanitario ai rifugiati in Turchia. La data sul documento è quella del 3 giugno 2020. Il documento verrà discusso lunedì 15 nella commissione Bilancio del Parlamento Europeo e la rapporteur sarà Monika Hohlmeier del PPE (il Partito Popolare Europeo). 

Il tema è quello del “progetto di bilancio rettificato n. 5/20203 per continuare a fornire sostegno ai rifugiati e alle comunità ospitanti in risposta alla crisi siriana in Giordania, Libano e Turchia”: la Commissione propone di stanziare 100 milioni di euro a favore dei rifugiati e delle comunità ospitanti in Giordania e in Libano e 485 milioni di euro per il sostegno umanitario urgente ai rifugiati in Turchia.

“Nell’ambito della dichiarazione UE-Turchia, la Commissione e gli Stati membri hanno impegnato in due tranche 6 miliardi di euro per l’assistenza dell’UE ai rifugiati in Turchia per il periodo 2016-2019, erogata attraverso lo strumento per i rifugiati in Turchia. La dotazione operativa di questo finanziamento è stata impegnata per intero e il contratto sarà finalizzato nel corso del 2020. Gli esborsi hanno raggiunto i 3,2 miliardi di euro a fine aprile 2020”, si legge nel documento.

“La seconda tranche di 3 miliardi di euro è stata programmata per garantire la sostenibilità dello strumento e un’acquisizione graduale e gestita delle iniziative finanziate dallo strumento da parte delle autorità turche. Tuttavia, le autorità turche non sono ancora in grado di continuare a fornire il sostegno necessario ai circa 4 milioni di rifugiati in Turchia nel medio e lungo termine. In occasione del Consiglio di associazione UE-Turchia del marzo 2019, la Turchia ha chiesto il sostegno dell’UE al di là del Fondo per sostenere i rifugiati. Anche diversi Stati membri hanno chiesto di continuare a sostenere i rifugiati in Turchia negli ultimi mesi. A causa dell’epidemia di COVID-19, la situazione economica in Turchia si sta deteriorando e i rifugiati vulnerabili sono tra i più colpiti dalla crisi.”

L’importo complessivamente ammonta a 481 572 239 euro.

Migranti, nuove partenze e nuove tragedie: serve una risposta europea

Le navi delle Ong sono tornate nel Mediterraneo dopo una pausa di due mesi nelle operazioni di salvataggio dei migranti, mentre si attende una nuova ondata di arrivi.

L’Ong italiana Mediterranea ha dichiarato lo scorso 9 giugno che la propria imbarcazione, …

Il problema dei finanziamenti alla Turchia 

Proviamo a fare un passo indietro al 2015 per capire il contesto dell’accordo siglato tra l’UE e la Turchia. Nell’estate del 2015 l’Ungheria era uno dei territori al centro della crisi dei rifugiati lungo la rotta balcanica. Migliaia di profughi, soprattutto siriani, giunsero alla frontiera serbo-ungherese dopo aver attraversato Turchia, Grecia, Bulgaria e Macedonia. La risposta di Viktor Orbán, il premier ungherese, era stata la costruzione di una barriera metallica, un vero e proprio muro lungo i 175 chilometri di confine con la Serbia, replicata a stretto giro anche su quello con la Croazia. In “visita” al muro ungherese, il 2 maggio 2019, si era recato anche Matteo Salvini.

La Turchia e l’Unione europea hanno dunque concordato un piano d’azione comune attivato il 29 novembre 2015, che prevedeva che la Turchia adottasse “qualsiasi misura necessaria per evitare nuove rotte marittime o terrestri di migrazione irregolare dalla Turchia all’UE”. In cambio sei i miliardi di euro per fermare entro i confini turchi l’esodo dei profughi siriani, ma anche il miglioramento dell’unione doganale. 

Un’inchiesta del consorzio investigativo EIC ha rivelato alcuni aspetti opachi sui 6 miliardi di euro garantiti da Bruxelles ad Ankara per la gestione dei rifugiati: fra i canali di finanziamento sono finite anche forniture militari, e molte delle scuole e ospedali, target prioritari dei finanziamenti Ue, non sono stati costruiti.

Il problema ora è che oltre ai migranti già presenti sul suo territorio – circa 4 milioni di cui 3,6 siriani – rischiano di aggiungersi 3 milioni di sfollati che l’avanzata dell’esercito siriano a Idlib, ultima roccaforte ribelle in Siria che il regime di Damasco col sostegno russo sta cercando di riprendersi, potrebbe spingere in Turchia. 

Ankara ha dichiarato di non essere in grado di gestire una nuova ondata di arrivi tanto per i costi economici – sarebbero più di 40 i miliardi di dollari che le autorità turche sostengono di avere speso per l’accoglienza ai migranti siriani – quanto per le ricadute sociali.

Un altro elemento si aggiunge a complicare il quadro: nel corso del 2019 migliaia di profughi sarebbero volontariamente ritornati nelle “safe zones” della Siria, mentre secondo Human Rights Watch si sarebbe trattato di trasferimenti forzati dalla Turchia in zone non sicure del paese in conflitto.

Tensioni Grecia-Turchia: le difficoltà di Erdogan e i rischi per Atene

Le tensioni tra Grecia e Turchia non sono un fenomeno nuovo. Le relazioni tra i due vicini e gli alleati della NATO non sono mai state totalmente tranquille dopo il 1974. Durante il primo periodo del potere di Erdogan, la …

Le tensioni ai confini turchi

Da Erdoğan sono arrivate molte critiche all’Europa per l’incapacità di condividere gli oneri della questione migranti e di non avere rispettato l’accordo del 2016. Ankara lamenta non soltanto il fatto che gli aiuti – 6 miliardi di euro per l’accoglienza ai rifugiati – non vengano erogati da Bruxelles direttamente al governo turco, ma anche la mancata liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi nell’area Schengen.

A fine febbraio la decisione di aprire il confine europeo ai siriani in fuga da Idlib dopo l’escalation della guerra in Siria, cui sono seguiti scontri con le guardie di frontiera greche. Ma anche le tensioni con Cipro poiché la parte settentrionale dell’isola è diventata una porta d’ingresso per un numero sempre crescente di migranti che arrivano in barca nella zona turca per poi riversarsi dall’altra parte.

Lo stallo dell’unanimità

L’accordo con la Turchia, che ha ricevuto pesantissime critiche da parte di molte organizzazioni internazionali e ONG, è la conseguenza immediata della paralisi europea nella non gestione dell’immigrazione. Gli Stati Membri non si trovano d’accordo e dunque hanno deciso di spostare la responsabilità della gestione e dell’accoglienza sulla Turchia di Erdoğan, in cambio di sostegno economico.  

In materia di immigrazione nel Consiglio vige la regola dell’unanimità. Che cosa significa? Che tutti e ventisette i Paesi devono essere d’accordo. Nessuno escluso.

Recentemente i ministri dell’Interno dei Paesi di Visegrad e i loro omologhi dei Paesi Baltici e della Slovenia avevano inviato una lettera congiunta a Bruxelles respingendo le quote obbligatorie per la distribuzione dei migranti. Il ministro degli Interni ceco Jan Hamáček aveva sottolineato che non solo i Paesi dell’est sono contrari ad una ripartizione dei richiedenti asilo: anche l’Austria e la Danimarca avrebbero aderito alla linea di Visegrad sull’immigrazione, inviando lettere separate a Bruxelles.

Il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, invece, ha ribadito la richiesta di istituire una politica di verifica del diritto d’asilo prima dell’ingresso nell’UE e ha chiesto che la Germania in qualità di prossimo presidente del Consiglio dell’Unione europea proponga di rivedere il sistema di asilo e di rafforzare i controlli alle frontiere. Intanto Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro hanno chiesto una equa distribuzione dei richiedenti asilo gestita direttamente da Bruxelles. Il tutto nel momento in cui la commissaria Ue per gli affari interni, Ylva Johansson, sta lavorando su una nuova politica di asilo e migrazione.