Polonia, la Corte suprema dichiara illecito il divieto di accesso ai media al confine bielorusso

I soldati polacchi pattugliano il confine con la Bielorussia, che da settembre è una zona vietata a media e Ong. [EPA-EFE/Wojtek Jargilo POLAND OUT]

La Corte suprema polacca ha dichiarato che il divieto di accesso ai media al confine con la Bielorussia è “incompatibile” con la legge, una decisione che potrebbe permettere ai giornalisti di mettere in discussione la restrizione.

La decisione riguarda un regolamento in vigore da settembre dello scorso anno, quando un gran numero di migranti provenienti dal Medio Oriente hanno iniziato ad attraversare il confine tra Polonia e Bielorussia.

Il governo di Varsavia ha subito accusato la Bielorussia di aver deliberatamente creato questa crisi, un’accusa sempre rigettata dal regime di Alexander Lukashenko, e ha deciso che sarebbe stato necessario un divieto di accesso all’area di confine per media e Ong.

La decisione della Corte suprema, uscita martedì 19 gennaio, dichiara che la costituzione polacca garantisce “il diritto di circolare liberamente nel territorio polacco” e di “raccogliere e pubblicare informazioni”. Inoltre viene specificato, riguardo ai media, che “non è giustificabile decidere che questo specifico gruppo professionale minaccia” lo stato.

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Il pronunciamento della Corte segue una petizione da parte del difensore civico polacco dei diritti umani in un caso che riguarda due giornalisti del canale televisivo Arte e uno di Afp, arrestati dopo essere inavvertitamente entrati nell’area vietata durante la loro attivitò professionale. Dopo essere stati tenuti in carcere per 24 ore, i tre sono stati processati e condannati da una corte locale. L’incidente è avvenuto a settembre.

La Corte suprema non può abolire le leggi, ma “le sue decisioni devono essere prese in considerazione dalle corti nel caso di processi simili”, ha dichiarato Konrad Siemaszko, un esperto legale alla Fondazione Helsinki per i diritti umani ad Afp.