Polonia, ci sono 30 migranti bloccati da settimane al confine con la Bielorussia

I migranti ai quali non è permesso entrare in Polonia o tornare in Bielorussia circondati dalle guardie di frontiera da settimane. EPA-EFE/ARTUR RESZKO

“Ci appelliamo alle autorità polacche perché garantiscano che gli stranieri che sono accampati a Usnarz Górny abbiano accesso al territorio della Repubblica di Polonia, cure mediche immediate, assistenza legale e sostegno psicologico e sociale” – scrive l’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR).

Quando si parla del “problema” dell’immigrazione verso l’Europa si pensa ai gommoni che attraversano il Mediterraneo, all’accordo con la Turchia, e, negli ultimi giorni, agli afgani che cercano di fuggire dal regime talebano. I luoghi simbolo che rappresentano l’incapacità dell’Europa di affrontare questa sfida sono Lampedusa, Lesbo, Lipa, nel nord-ovest della Bosnia, vicino al confine con la Croazia, e Ceuta. Eppure, nelle ultime settimane, dobbiamo rivolgere lo sguardo a cosa sta succedendo nella cittadina di Usnarz Górny, al confine tra Polonia e Bielorussia. È qui che sono letteralmente bloccate circa 30 persone, senza che sia loro permesso entrare in Polonia, oppure tornare in Bielorussia, o di contattare medici, avvocati o attivisti delle ONG.

Il giornale polacco OKO.press scrive che sarebbero provenienti da Afghanistan e Iraq, e che tra loro ci sarebbero bambini, donne e persone che hanno bisogno di assistenza medica. Conferma anche che i migranti avrebbero intenzione di chiedere asilo ma da settimane viene loro impedito. Al punto che è intervenuta l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati,  tramite Christine Goyer, rappresentante dell’agenzia a Varsavia, chiedendo alla Polonia di rispettare i loro diritti fondamentali e il diritto a presentare domanda per la protezione internazionale. “Secondo la Convenzione sui rifugiati, di cui la Polonia è firmataria, i richiedenti asilo non dovrebbero essere puniti per aver attraversato illegalmente il confine”, ha detto Goyer. I respingimenti, infatti, violano il diritto internazionale e i diritti umani che stabiliscono il principio di non respingimento e il diritto dei migranti di chiedere asilo dopo aver attraversato un confine.
Il Comitato di Helsinki per i diritti umani ha detto di aver chiesto alla Corte europea dei diritti umani di adottare misure temporanee per garantire che la Polonia assicuri ai trenta migranti cibo, acqua e riparo in un centro per rifugiati.

Il governo polacco però è convinto che permettere l’ingresso nel proprio territorio a quei migranti favorirebbe altri ingressi illegali. “Non sono rifugiati, sono migranti economici portati lì dal governo bielorusso”, aveva detto il viceministro degli Esteri polacco Marcin Przydacz nei giorni scorsi.
Il mese scorso il ministro degli Esteri lituano ha accusato la Bielorussia di usare i migranti come “arma contro l’Unione europea” per costringerla a cambiare la sua politica verso la Bielorussia. Solo tra il 6 e il 9 agosto, la guardia di frontiera polacca ha arrestato 349 migranti che attraversavano il confine bielorusso senza documenti. E sarebbero già 900 i migranti che hanno attraversato irregolarmente il confine dalla Bielorussia, a dispetto di 122 ingressi in tutto il 2020.
Per questa ragione, sia il governo polacco, che quello lituano hanno annunciato la costruzione di un muro lungo il confine con la Bielorussia per fermare i migranti.

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Anche dalle fila dell’opposizione polacca, l’ex presidente del consiglio europeo Donald Tusk non sembra favorevole all’accoglienza: “Le frontiere della Polonia devono essere impermeabili e ben protette. Chiunque metta in dubbio questo non capisce cosa sia uno stato. La protezione non è una propaganda anti-umanitaria, ma un’azione efficiente. Con il PiS al governo un numero record di migranti illegali ha attraversato il confine polacco” ha scritto su Twitter.