Patto Ue sui migranti: nessun ricollocamento obbligatorio, ma solidarietà rafforzata

Secondo le fonti, il ricollocamento dei migranti non sarà obbligatorio. [Shutterstock / Nicolas Economou]

Secondo fonti di Bruxelles, il meccanismo di solidarietà proposto dalla Commissione sarà “permanente, continuo ed efficace”. Rimane il problema delle redistribuzioni che non saranno obbligatorie. Saranno invece introdotte delle forme di sostegno economico per gli Stati in prima linea.

La Commissione europea avrà l’ultima parola attraverso atti legislativi quando si tratterà di applicare il nuovo patto migratorio dell’Ue che sarà presentato questo mercoledì (23 settembre), hanno detto alcune fonti ad EURACTIV.

Una tempesta si è scatenata mentre i Quattro di Visegrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – ma anche Austria e Slovenia, nelle ultime settimane hanno ribadito la loro opposizione alla redistribuzione obbligatoria e alcuni di loro si sono fermamente opposti alla richiesta di solidarietà proveniente dagli Stati dell’Europa meridionale.

Secondo fonti di Bruxelles, il meccanismo di solidarietà proposto dalla Commissione sarà “permanente, continuo ed efficace”. Sulla spinosa questione volontarietà o obbligatorietà della re-distribuzione, le fonti hanno chiarito che non sarà obbligatoria, considerando che questa è stata la ragione principale che ha paralizzato i colloqui sulle migrazioni per anni. Tuttavia, attraverso il meccanismo di solidarietà, gli Stati membri dell’Ue saranno obbligati a fornire qualsiasi tipo di assistenza agli Stati in prima linea quando necessario. Potrebbe trattarsi di mezzi finanziari o di sostegno per aiutare i rimpatri di coloro che non hanno diritto a ricevere asilo nell’Ue.

In pratica ciò dovrebbe significare che, se un cittadino afghano in Grecia deve essere rimpatriato in Afghanistan, un Paese come la Polonia, ad esempio, che si oppone alla re-distribuzione obbligatoria, dovrebbe assumersi la responsabilità di rimpatriare il cittadino afghano nel suo Paese. Se il rimpatrio fallisse, la Polonia sarebbe obbligata a reinsediare il migrante, hanno spiegato le fonti.

Tuttavia, la mancanza di una lista comune dell’Ue sui Paesi sicuri potrebbe mettere a rischio questa disposizione. Nel caso in cui gli Stati membri dell’Ue si rifiutassero di offrire un aiuto al Paese in prima linea, la Commissione europea avrebbe l’ultima parola sul processo, emanando una decisione per far rispettare la legislazione.

Il rafforzamento delle frontiere esterne dell’Ue sarà anch’esso prioritario, mentre l’Ue spingerà per accordi efficaci di rimpatrio dei migranti con quasi 25 paesi, tra cui Turchia e Libia saranno le principali priorità. “Chi crede che l’Europa possa risolvere i problemi migratori senza la Turchia vive in un universo parallelo” hanno detto le fonti. Inoltre, sarà fornita una maggiore assistenza finanziaria ai Paesi terzi di transito o ai Paesi di origine per dare un impulso all’occupazione e far progredire i colloqui Ue con questi Paesi in materia di visti, commercio e borse di studio. La proposta prevede anche un meccanismo di “preparazione alle crisi” per disporre di strumenti per quando troppe persone arriveranno alle frontiere dell’Ue in una situazione simile a quanto accaduto nel 2015.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva sottolineato in precedenza che si tratta di combattere maggiormente i trafficanti di esseri umani, di rafforzare la protezione delle frontiere esterne e di creare vie legali verso l’Europa. Von der Leyen ha anche chiesto che il salvataggio dei rifugiati in mare sia parte della politica migratoria dell’Ue, e secondo le fonti sarà parte della proposta. “Il salvataggio in mare è obbligatorio e non facoltativo”, ha detto von der Leyen.

I critici suggeriscono che il problema principale del salvataggio in mare nel Mediterraneo è che una maggiore presenza di Frontex può creare un effetto di attrazione per i migranti che attraversano il mare. “Il principale fattore di attrazione attualmente è la mancanza di un sistema coordinato”, hanno sottolineato le fonti, secondo cui il nuovo patto migratorio dell’Ue può scoraggiare i trafficanti, mentre i potenziali migranti potrebbero riconsiderare  l’ipotesi di attraversare il Mediterraneo affidandosi a trafficanti per fruire delle vie legali una volta che il sistema sarà pienamente funzionante.

Secondo le fonti, il nuovo sistema non avrà bisogno di modifiche al trattato Ue. Tuttavia, si prevede che i prossimi negoziati sulla tanto attesa nuova proposta dell’Ue in materia di migrazione si troveranno in un altro vicolo cieco, nonostante le assicurazioni della Commissione europea di aver svolto un “intenso processo di consultazione”. Per quanto riguarda la tempistica della proposta legislativa, le fonti sostengono che, vista la difficoltà  di trovare un’intesa, uno scenario plausibile potrebbe essere alla fine della presidenza portoghese dell’Ue la prossima estate, ma è più probabile che la cosa sia rimandata alla presidenza francese dell’Ue nel 2022. In totale, dieci diversi atti legislativi comporranno il nuovo patto sull’immigrazione, oltre ai cinque esistenti attualmente in fase di negoziazione tra il Consiglio dell’Ue e il Parlamento europeo.

Per l’Italia si tratta di una partita molto importante, sia dal punto di vista sostanziale che da quello simbolico. Perché anche se i flussi sono radicalmente diminuiti rispetto alla crisi del 2015, il tema migratorio continua ad essere cavalcato dalla destra nazionalista. Una risposta europea più efficace e solidale sarebbe la miglior dimostrazione che anche su questo terreno l’Ue è una risorsa fondamentale.