Patto sui migranti: il blocco di Visegrad torna sulle barricate

I quattro Paesi dell’Est Europa respingono il piano proposto dalla Commissione ancora prima dell’avvio dei negoziati.

Neanche 24 ore dopo la presentazione del nuovo patto sull’immigrazione, i rappresentanti del blocco Visegrad erano già a Bruxelles per dire che non ci stanno. Il premier ungherese, Viktor Orbán, il ceco Andrej Babis e il polacco Mateusz Morawiecki (lo slovacco Igor Matovič non potendo partecipare si è fatto rappresentare dalla Repubblica Ceca), dopo il colloquio con il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, hanno ribadito la loro posizione: l’unica soluzione è chiudere i confini ai migranti.

La Commissione ha proposto mercoledì (23 settembre) che tutti i paesi dell’Ue condividano la responsabilità per i richiedenti asilo nell’ambito di un meccanismo di “solidarietà obbligatoria”, che tuttavia, proprio per venire incontro alle richieste dei Paesi dell’Est, che hanno sempre rifiutato il meccanismo delle quote obbligatorie, non impone a tutti gli Stati di accettare i ricollocamenti.

Nonostante questo, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia non sono soddisfatte. Anche solo l’idea di dover contribuire attraverso qualche altro meccanismo di solidarietà, come ad esempio la sponsorizzazione dei rimpatri, per loro è inaccettabile. “Ci sono alcune regole a cui ci atteniamo, la necessità di garantire politiche efficaci per quanto riguarda il controllo delle frontiere, l’assistenza in loco, o il tipo di assistenza che la Polonia sta ora dando alla Grecia”, ha detto ai giornalisti a Bruxelles dopo l’incontro Morawiecki, attuale presidente della presidenza di Visegrad 4. Morawiecki ha aggiunto che i quattro hanno presentato un punto di vista preliminare a Von der Leyen e che seguiranno altri colloqui.

Il più duro è stato il primo ministro ungherese Orbán: “Cambiare il nome non è sufficiente. L’approccio principale dell’Unione europea non è ancora cambiato. Si vuole gestire la migrazione, ma non i fermare i migranti”. Secondo il governo ungherese i “confini europei dovrebbero rimanere sigillati”.

Una linea condivisa dal collega ceco Babiš, secondo il quale il concetto di “solidarietà obbligatoria” proposto dalla Commissione è “privo di senso”. Prima di partire per Bruxelles Babiš aveva detto ai giornalisti che “la Commissione europea sembra non capire che per fermare l’immigrazione clandestina bisogna fermare i migranti illegali quando arrivano sul suolo europeo”.

Il fatto che il gruppo di Visegrad abbia già rifiutato il nuovo patto, ancora prima di sedersi al tavolo per discutere la proposta con gli altri Stati membri, rende ancora più evidente che il negoziato sarà tutto in salita. Malgrado la portavoce della Commissione Ue abbia definito “fruttuoso” l’incontro tra i tre primi ministri e la presidente Ursula von der Leyen.