Patto per l’immigrazione, la strada per un accordo è ancora lunga

Un gruppo di migranti in attesa di lasciare Lesbo ed essere trasferiti nella Grecia continentale, da dove comincerà il loro ricollocamento. [EPA-EFE/VANGELIS PAPANTONIS]

I ministri dell’Interno dei Paesi membri dell’Ue hanno avuto una prima discussione sulla recente proposta della Commissione per un patto su migrazione e asilo. Le posizioni sul tema però sono ancora molto distanti e si procederà passo dopo passo sulla nuova riforma dell’asilo e della migrazione. Il compito di tentare di raggiungere un compromesso è affidato al tedesco Seehofer, che ha l’incarico della presidenza di turno.

Proprio il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, prima dell’inizio del Consiglio Affari Interni virtuale, ha incontrato, sempre virtualmente, “gli Stati membri in prima linea” sulla migrazione: “Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro”. Questi Paesi “hanno una serie di preoccupazioni” e temono “di restare da soli con grossi numeri di migranti”. Il ministro ha dunque spiegato che la presidenza tedesca si impegnerà “affinché questi timori non si trasformino in realtà”.

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La proposta della Commissione prevede controlli e decisioni più rapide alle frontiere e partenariati rafforzati con i Paesi terzi.

Il nuovo attesissimo Patto sull’immigrazione, presentato mercoledì 23 settembre dalla commissaria Ue agli Affari interni Ylva Johansson e dal vicepresidente Margaritis Schinas,  …

Quello della migrazione è forse il tema al momento più divisivo in assoluto nell’Ue e trovare un accordo su un nuovo patto, a partire dalla proposta formulata dalla Commissione, sarà molto più difficile di quanto non sia avvenuto per convergere su una risposta comune alla pandemia e sul Recovery Fund. Da un lato, infatti, abbiamo i Paesi mediterranei, approdo naturale degli sbarchi dalle coste dell’Africa settentrionale, e sul fronte diametralmente opposto i Paesi che di accoglienza non ne vogliono proprio sapere, come i quattro di Visegrad e l’Austria. Ci sono due immagini terribili che rappresentano plasticamente questa contrapposizione: il campo di Moria sull’isola di Lesbo e il muro fatto erigere da Orbán in Ungheria.
Nel mezzo, tutta una serie di posizioni che è complicato ricondurre ad una sintesi politica.

Il nuovo Patto su migrazione e asilo “è un buon compromesso per raggiungere un accordo”. Si “focalizza sulle sfide che abbiamo di fronte” secondo la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, promotrice della proposta dell’esecutivo Ue. A margine del Consiglio dell’Ue, ha spiegato di “essere completamente in linea col ministro tedesco Horst Seehofer” e di voler lavorare il più possibile per far sì che si raggiunga un accordo politico a dicembre su alcuni aspetti della proposta, che includano “solidarietà e responsabilità, elementi connessi tra loro”. Il problema, naturalmente, è capire come farlo.

L’obiettivo della Presidenza tedesca è quello di concentrare la discussione intorno a tre aspetti chiave: la procedura prima dell’ingresso nell’Ue, la prevenzione degli abusi del sistema di asilo e la solidarietà, nell’ottica di raggiungere un accordo politico su questi aspetti entro la fine del semestre di Presidenza. Un aspetto correlato è quello che riguarda i lavori per la messa a punto dei principali fascicoli legislativi, per i quali sembra possibile una rapida messa a punto, come nel caso del regolamento Eurodac e del regolamento dell’Agenzia europea per l’asilo.

L’accordo per ora c’è solo sull’idea di rafforzare iniziative di impegno con i Paesi terzi in materia di migrazione, in particolare per quanto riguarda il Nord Africa e i Balcani occidentali. Un dato che non sorprende, dato che nel momento di massima tensione rispetto alla gestione dei flussi migratori dall’est, i Paesi europei hanno siglato un controverso accordo con la Turchia.

Come ha recentemente spiegato a EURACTIV Italia Laura Zanfrini, “Il controllo dei flussi migratori è una prerogativa che i paesi membri intendono preservare per il suo valore pratico ma anche simbolico, in un’epoca storica in cui la sovranità nazionale subisce i contraccolpi della globalizzazione”. E questo genera una serie di contraddizioni che in genere si esplicitano nell’assoluta incapacità di agire e fornire risposte e le cui conseguenze sono profondissime sia per i migranti sia per la capacità del progetto europeo di risultare credibile.

Per capirne di più lunedì 12 ottobre alle 16 EURACTIV Italia ospiterà sui suoi social media il webinar Verso una politica europea delle migrazioni? con la partecipazione di autorevoli ed esperti relatori, tra cui la Min.a Luciana Lamorgese.

Geplaatst door CeSPI op Donderdag 8 oktober 2020