Parlamento Ue: “Basta finanziamenti alla guardia costiera libica”

Un'operazione di soccorso a largo del Mediterraneo [Wikipedia]

La Libia non è un porto sicuro. La maggioranza degli eurodeputati lo ha ribadito durante un dibattito del Comitato per le libertà civili, chiedendo che l’Unione Europea interrompa la cooperazione con la guardia costiera libica.

“Dal 24 aprile sono oltre 3mila i migranti che si sono registrati affermando di essere stati salvati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia: oltre 800 delle persone soccorse sono profughi, provenienti da Sudan, Eritrea, Somalia, Etiopia, Sud Sudan e Pakistan”, ha spiegato in audizione Sophie Magennis dell’Unhcr.

L’agenzia delle Nazioni Unite evidenzia che “i centri di detenzione non possono più accogliere” e c’è stata una “diminuzione nelle strutture” riconosciute, “da 5000 persone del gennaio 2019 a 1500 del marzo 2020, tra cui 900 richiedenti asilo”. Secondo Unhcr la situazione in Libia è sempre più critica. La pandemia, infatti, ha contribuito ad esasperare il clima, facendo aumentare le partenze di migranti economici, rifugiati e sfollati interni che necessitano di assistenza materiale e umanitaria.

La scorsa settimana Frontex ha documentato un aumento del 400% degli arrivi di migranti rispetto al 2019, mentre secondo Unhcr 3.277 persone sono arrivate in Italia via mare, e 1.135 a Malta, contro 4.934 arrivi in Spagna 7.569 in Grecia. A seguito della pandemia da coronavirus sia le autorità italiane che quelle maltesi hanno dichiarato i propri porti “non sicuri”, impedendo gli sbarchi. Una decisione che ha suscitato le critiche delle Ong attive sul Mediterraneo, secondo le quali l’emergenza sanitaria non intacca la necessità di salvare i migranti.

“La Commissione sta cercando di trovare un approccio armonizzato con gli Stati membri per la ricerca e il salvataggio e lo sbarco, ma ribadisco che questa è una competenza degli Stati membri”, ha dichiarato Martin Schieffer, rappresentante della Direzione generale per la migrazione e gli affari interni della Commissione europea. Tuttavia far convergere i diversi Paesi su delle linee guida comuni è un’impresa ardua, come ha ammesso lo stesso Schieffer.

Lunedì 27 aprile Global Legal Action Network (Glan), Association for Juridical Studies on Immigration (Asgi) e Arci hanno presentato una denuncia alla Corte dei conti europea, chiedendo un audit per determinare se l’Ue ha violato le sue norme finanziarie e i suoi obblighi in materia di diritti umani nel suo sostegno alla gestione delle frontiere libiche. Secondo i firmatari la Commissione avrebbe fornito sostegno finanziario a progetti che hanno come risultato il ritorno delle persone in Libia.