Minori non accompagnati, Corte Ue: “No ai rimpatri se non viene garantita un’accoglienza adeguata”

Due poliziotti antisommossa trattengono un giovane ragazzo mentre i richiedenti asilo manifestano fuori dal campo profughi di Moria sull'isola di Lesbo, in Grecia, il 2 marzo 2020, chiedendo di poter raggiungere altri Paesi. EPA-EFE/ORESTIS PANAGIOTOU

“Prima di emettere una decisione di rimpatrio nei confronti di un minore non accompagnato, uno Stato membro deve accertarsi che nello Stato di rimpatrio sia disponibile un’accoglienza adeguata per il minore”: è quanto stabilito dalla Corte di giustizia della Ue. “Inoltre, se al momento dell’allontanamento non è più garantita un’accoglienza adeguata, lo Stato membro non potrà eseguire la decisione di rimpatrio”.

Quello dei minori non accompagnati che arrivano in Europa è un tema particolarmente importante ed è balzato agli onori delle cronache in questi ultimi giorni per il caso del panettiere francese Stéphane Ravacley che ha condotto con successo uno sciopero della fame per protestate contro l’ordinanza di espulsione che riguardava il suo garzone, diventato diciottenne. Laye Fodé Traoréiné, arrivato come tanti in Italia su uno barcone un anno e mezzo fa come minore non accompagnato dalla Guinea, si era subito diretto in Francia a Besançon, dove per l’appunto lavora nel forno di Ravacley.

Il caso di Laye Fodé Traoréiné però non è isolato. Sarebbero oltre 200.000 i minori stranieri non accompagnati, in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze, hanno chiesto asilo in Europa negli ultimi cinque anni secondo il nuovo rapporto “Protection Beyond Reach” di Save the Children. In Italia è stata adottata la “Legge Zampa” (L. 47/2017) sulla protezione e l’accoglienza dei minori non accompagnati, ma nell’UE e negli Stati membri si registrano misure sempre più restrittive e pericolose, secondo quanto affermato dall’Organizzazione. Il rapporto parla di una situazione molto grave soprattutto al confine tra Italia e Francia, in particolare nell’area di Ventimiglia, dove al momento minori accompagnati, oltre a nuclei familiari, risultano totalmente privi di accoglienza e rischiano perciò di finire nelle mani dei trafficanti.

In questo quadro, è arrivata un’importante sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che stabilisce che prima di emettere una decisione di rimpatrio nei confronti di un minore non accompagnato, uno Stato membro deve accertarsi che nello Stato di rimpatrio sia disponibile un’accoglienza adeguata per il minore; in caso contrario, il neo-diciottenne non può essere rimpatriato. Il caso specifico sollevato dinnanzi ai giudici di Lussemburgo riguarda la vicenda di un giovane giunto nei Paesi Bassi e vittima della tratta di esseri umani. I giudici scrivono che “le autorità dei Paesi Bassi sembrano attendere che i minori in questione raggiungano l’età di diciotto anni per poi dare esecuzione alla decisione di rimpatrio”. Al contrario, secondo la Corte UE, “quando uno Stato membro intende adottare una decisione di rimpatrio nei confronti di un minore non accompagnato ai sensi della direttiva «rimpatri», esso deve, in ogni fase della procedura, prendere necessariamente in considerazione l’interesse superiore del bambino”.

La Corte cioè sottolinea la situazione specifica dei minori che arrivano nell’UE senza una famiglia, sostenendo che in questo caso si debba procedere in maniera molto cauta rispetto alla procedura di rimpatrio. Si tratta infatti di una condizione di particolare vulnerabilità, che rischia di rendere i giovani migranti facilmente vittime i organizzazioni criminali.
Uno Stato membro, per poter rimpatriare un neo-diciottenne arrivato sul territorio europeo come minore non accompagnato, deve essersi accertato dell’esistenza di un’accoglienza adeguata nello Stato di rimpatrio. In ogni caso, anche se le condizioni per un’accoglienza sicura nel Paese di destinazione vengono accertate, non si può procedere al suo allontanamento fino al raggiungimento dei diciotto anni. C’è però un ulteriore  elemento che tutela i ragazzi (e le ragazze), perché bisogna comunque monitorare che l’accoglienza adeguata nello Stato di rimpatrio continui ad essere garantita nella fase dell’allontanamento del minore non accompagnato: se per esempio nel corso del tempo le condizioni fossero mutate sensibilmente e non fosse più possibile avere la garanzia della sicurezza per il  giovane migrante, lo Stato membro non potrebbe più eseguire il rimpatrio.