Migrazione e asilo, Von der Leyen: “Una soluzione che soddisfi tutti non esiste”

Una motovedetta della Guardia Civil spagnola scorta due imbarcazioni con migranti a bordo al largo dell'isola di Gran Canaria, nel sud-ovest della Spagna, il 17 novembre 2020. Le autorità spagnole hanno salvato 206 migranti il 17 novembre e 346 migranti un giorno prima al largo delle Isole Canarie. EPA-EFE/QUIQUE CURBELO

Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ospita una conferenza interparlamentare su migrazione e asilo, organizzata dal Parlamento europeo e dal Bundestag tedesco, in collaborazione con i parlamenti portoghese e sloveno (poiché Portogallo e Slovenia insieme alla Germania condividono il trio di presidenza). Il punto di partenza è il nuovo patto sull’immigrazione e asilo proposto dalla Commissione a settembre. 

Nel discorso di apertura il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha detto che “L’Africa è un partner strategico per l’Ue” e se non consideriamo questa come la nostra sfida geopolitica più importante, lo faranno altri. Il riferimento, non esplicitato, è a Cina e Russia: nel caso della Russia si assiste almeno dalla metà dell’ultimo decennio ad una maggiore presenza nel continente africano, soprattutto nei Paesi strategici, sia per il posizionamento geografico sia perché godono di importantissime risorse naturali; nel caso cinese, dal 2010 la Cina ha impegnato oltre 100 miliardi di dollari per lo sviluppo di progetti commerciali in Africa e in più la Export-Import Bank of China e la China Development Bank hanno prestato una cifra molto superiore a tanti Paesi africani.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, invece, ha aperto il suo discorso citando il caso di Uğur Şahin, immigrato di origine turca in Germania e co-fondatore dell’azienda farmaceutica BioNTech che con Pfizer sta sviluppato in tempi moto rapidi il vaccino contro il Covid-19. Şahin è citato come l’esempio paradigmatico dell’importanza dell’immigrazione qualificata che contribuisce allo sviluppo, anche tecnologico, delle società europee, in linea con la posizione del governo tedesco sul tema: era l’estate di cinque anni fa, l’estate del 2015, quando la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva annunciato che la Germania avrebbe accolto oltre un milione di richiedenti asilo provenienti dalla Siria, l’80 per cento dei quali aveva un lavoro qualificato nel proprio paese d’origine.
Il secondo esempio citato da Von der Leyen è molto più tragico: è il caso del naufragio nel quale è morto il piccolo di sei mesi Joseph. Le due storie antitetiche di Uğur Şahin e del piccolo Joseph rappresentano le due facce del fenomeno dell’immigrazione ed entrambe dimostrano che bisogna gestire il fenomeno a livello europeo, anche per contrastare l’azione dei trafficanti senza scrupoli.

“L’attuale sistema non funziona più”, ha detto la presidente, sottolineando la preoccupazione di quei Paesi che stanno alle frontiere esterne dell’Ue (Italia, Grecia e Spagna) e che hanno bisogno di solidarietà da parte degli altri Stati membri. Una gestione equa delle frontiere è cruciale nell’ottica della Commissione che nella propria proposta però ha previsto solo forme “flessibili” di sostegno, oltre ad uno screening pre-ingresso e, dove necessario, rimpatri.
I temi decisivi da affrontare sono tre secondo Von der Leyen: il primo problema è lavorare sui motivi che spingono le persone a partire, perché “si scappa da povertà e mancanza di prospettive”; il secondo tema è la necessità di un sistema comune di rimpatri e il terzo tema, che fa da contraltare a quest’ultimo, è quello della creazione di canali legali di ingresso in Europa.
Il problema, però, è che “Una soluzione che soddisfi tutti non esiste” e si deve dunque lavorare per  trovare un compromesso, perché dall’altro lato ci sono le preoccupazioni di quei Paesi che hanno paura di non saper gestire l’accoglienza dei migranti.

Durante un webinar promosso da Euractiv.it, CesUe e dal centro regionale toscano del Movimento federalista europeo, la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, aveva invece ribadito la necessità di affrontare un fenomeno strutturale, come quello migratorio, con strumenti europei che comprendessero una redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo.
Una posizione a cui sembrano fare eco le parole del presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble: “Non abbiamo mai visto così tante persone in fuga dalla povertà, dal terrore, dalla fame o dal cambiamento climatico”. Il fenomeno riguarda tutta l’Europa e “non è più accettabile l’atteggiamento di chi vorrebbe lasciare soli gli Stati membri che si trovano alle frontiere esterne dell’Unione”.
Allo stesso tempo, però, ha detto l’ex ministro dell’economia tedesco, “Non esiste una soluzione perfettamente cristallina dal punto di vista morale”: sia perché l’Ue si trova a dover collaborare con dei regimi “dubbi” sia perché il salvataggio delle persone in mare è un nostro obbligo ma dobbiamo sapere che “in questo modo facciamo il gioco dei trafficanti”.