Migranti, Seehofer: “La presidenza tedesca riformi la politica di asilo dell’Ue”

Uno sbarco di migranti subsahariani nel porto di Malta nel 2011. [EPA/Lino Arrigo Azzopardi]

Seehofer ha chiesto alla Germania di usare la sua posizione di prossimo presidente del Consiglio dell’Unione europea per rivedere il sistema di asilo del blocco e rafforzare i controlli alle frontiere. Intanto Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro chiedono una equa distribuzione dei richiedenti asilo gestita direttamente da Bruxelles.

In un’intervista al gruppo editoriale Funke, il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer ha ribadito la richiesta di istituire una politica di verifica del diritto d’asilo prima dell’ingresso nell’UE. Secondo il ministro dell’Interno tedesco se una persona non ha il diritto di presentare domanda d’asilo, non può essere distribuita secondo lo schema dell’UE e deve “invece essere respinta”. Per fare questo sarà necessario un significativo potenziamento di Frontex, l’agenzia comunitaria preposta alla sorveglianza dei confini dell’area integrata continentale.

Seehofer ha anche criticato la maggior parte dei Paesi dell’Est Europa che si rifiutano di accogliere i rifugiati. “Se un Paese non fa la sua parte, accogliendo, allora deve sostenere il sistema in altri modi”, ha dichiarato.

La proposta del ministro tedesco di rafforzare la sorveglianza alle frontiere ha suscitato le critiche di Ong e associazioni umanitarie. “Siamo contrari alle azioni di massa alle frontiere”, ha detto il direttore generale di Pro Asyl Günter Burkhardt. “È raro che i richiedenti asilo alle frontiere dell’Ue abbiano una rappresentanza legale – ha aggiunto -. Sarebbe quasi impossibile fornire un controllo giudiziario su eventuali sentenze errate”.

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La lettera dell’Italia

L’Italia ha chiesto all’Unione Europea che ci sia un’equa distribuzione dei richiedenti asilo e che i rimpatri siano gestiti direttamente da Bruxelles. Il Corriere della Sera spiega che la richiesta è arrivata con una lettera firmata dagli “Stati membri frontalieri del Mediterraneo“, vale a dire Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro. La mossa, secondo quanto riferisce il quotidiano di via Solferino, è stata guidata dal Viminale.

La lettera chiede che “il criterio della responsabilità in capo allo Stato membro di primo ingresso del richiedente asilo deve essere superato per garantire una politica migratoria e d’asilo effettiva ed improntata all’equa ripartizione degli oneri tra tutti gli Stati membri, in particolare a fronte di flussi migratori di massa o straordinari”.

L’ingresso nell’Unione Europea di coloro che sono sbarcati nel territorio di uno Stato membro a seguito di operazioni Sar, sottolinea la missiva, non può essere considerato come un ingresso irregolare.  “Questi arrivi – si legge nel testo riportato dal Corriere – sono conseguenza dell’adempimento di un obbligo di diritto internazionale marittimo e non il risultato di inefficienze nei controlli alle frontiere. Nel caso in cui gli Stati membri frontalieri del Mediterraneo siano sottoposti ad una sproporzionata pressione migratoria, dovrebbe essere proposto un porto sicuro alternativo”.

I 5 firmatari chiedono collaborazione anche sul rimpatrio degli irregolari, che dovranno essere garantiti attraverso un meccanismo europeo comune dei rimpatri (Cerm) e una “rafforzata collaborazione” con i Paesi Terzi.

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I 400 migranti sbarcati a Malta

La notte di sabato 6 giugno il governo di Malta ha dato il via libera allo sbarco di 425 migranti, che da quasi 40 giorni erano bloccati a bordo di quattro imbarcazioni turistiche fuori dalle acque territoriali nazionali, dopo che erano stati intercettati dalle autorità costiere nel corso di alcune operazioni di salvataggio. Il premier maltese Robert Abela ha spiegato all’emittente One di aver preso la decisione dopo aver ricevuto una richiesta di aiuto da parte dell’equipaggio della Europa II, una delle imbarcazioni noleggiate dal governo per ospitarli. “Ci avevano dato mezz’ora per agire o avrebbero sequestrato l’equipaggio”, ha sottolineato Abela.

La decisione, come ha evidenziato lo stesso premier, è stata presa solo per evitare un escalation della protesta a bordo. Il governo de La Valletta, infatti, inizialmente non aveva intenzione di autorizzare lo sbarco. Una presa di posizione che aveva suscitato le critiche dell’ong francese Sos Mediterranée. “Invece di farle sbarcare in un luogo sicuro come previsto dal diritto internazionale, le persone vengono utilizzate per negoziati politici, con gli Stati dell’Ue che non hanno ancora trovato una soluzione per il loro trasferimento”, aveva denunciato l’Ong. Venerdì 5 giugno la commissaria Ue dell’interno, Ylva Johansson, aveva lanciato un appello, invitando i ministri europei i ministri a considerare possibilità di aiutare Malta con il ricollocamento degli oltre 400 migranti che sono ora a bordo delle navi fuori dalle acque territoriali maltesi. L’appello però è rimasto inascoltato, dato che nessuno degli altri Paesi si è reso disponibile ad accogliere queste persone.