Migranti, per il governo greco la Turchia è un Paese “sicuro” per i richiedenti asilo

L'equipaggio della guardia costiera turca in soccorso di alcuni migranti, che sarebbero stati respinti da parte della Grecia. EPA-EFE/ERDEM SAHIN

La Turchia è un paese sicuro per la maggior parte dei richiedenti asilo ora ospitati sulle isole greche secondo il ministero dell’Immigrazione greco. Atene cerca di accelerare sui rimpatri verso il Paese vicino.

Secondo l’accordo siglato nel marzo 2016 tra l’Unione europea e la Turchia, quest’ultima dovrebbe riprendere tutte le persone, inclusi anche i richiedenti asilo, che siano giunte irregolarmente sulle isole greche.
“La Turchia è un paese sicuro per i richiedenti asilo provenienti da Siria, Afghanistan, Pakistan, Bangladesh e Somalia, secondo il decreto congiunto adottato dai ministeri degli esteri e della migrazione”, hanno reso noto le autorità greche in una dichiarazione diffusa lunedì (7 giugno).
“Non sono in pericolo a causa della loro religione, della loro nazionalità, delle loro opinioni politiche o dell’inclusione in un gruppo sociale, e dunque possono chiedere asilo in Turchia piuttosto che in Grecia”; questa la linea del governo Mītsotakīs.

La novità è la decisione di inserire la Turchia nella lista dei Paesi sicuri per i richiedenti asilo, decisione che è stata presa sulla base di una recente raccomandazione del Servizio greco per l’asilo, alla luce dell’analisi sulle informazioni sulle condizioni di vita e sul rispetto dei diritti.
Si tratta di una decisione che non sorprende considerando che l’Ue ha siglato un accordo proprio con la Turchia perché tenesse sul proprio territorio i migranti, in cambio di risorse ingenti (6 miliardi di euro) e della promessa di riaprire la finestra della questione della liberalizzazione dei visti. Non a caso oggi la Turchia ospita 4 milioni di rifugiati, di cui 3,6 milioni di rifugiati siriani, più di ogni altro paese, secondo i dati ufficiali.
La decisione però non sorprende nemmeno rispetto al fatto che i Paesi europei non trovando un accordo sulla gestione migratoria spesso puntano tutto sui rimpatri; il caso più controverso è quello della Danimarca che ha deciso di rimpatriare quei rifugiati siriani che provengono dalle zone della Siria controllate da Assad, dichiarate un posto sicuro.

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Fonti del governo greco hanno dichiarato a Euractiv.com che il 62% delle domande di asilo nel 2020 e il 50% nel primo trimestre del 2021 sono state presentate da richiedenti asilo provenienti da Siria, Afghanistan, Pakistan, Bangladesh e Somalia e soprattutto che d’ora in poi, le domande provenienti da cittadini di queste cinque nazioni non saranno esaminate e i richiedenti asilo saranno rimandati rapidamente in Turchia praticamente di default.
Con questa mossa, la Grecia mira ad inviare un messaggio molto duro: è inutile tentare di arrivare sulle coste greche per chi viene da queste nazioni, perché l’alternativa è tra il rimanere “intrappolati” in uno dei campi profughi in cui le condizioni di vita sono quasi insostenibili o l’essere rapidamente rimandati in Turchia.

Il ministro dell’Immigrazione Notis Mitarachi ha dichiarato: “Sarà un grande passo verso la riduzione del flusso illegale di migranti” e costringerà la Turchia a riammettere coloro a cui è stato rifiutato l’asilo sulle isole greche.
Negli ultimi 15 mesi, la Turchia ha rifiutato di riammettere 1.453 rifugiati che le autorità greche vogliono rimandare indietro. Le tensioni tra i due Paesi erano diventate sempre più preoccupanti nei primi mesi del 2020, quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, anche per alzare la posta contrattuale con l’Ue, aveva annunciato che avrebbe lasciato passare attraverso la Turchia i migranti che cercavano di raggiungere l’Unione europea.
Dopo quelle parole in decine di migliaia si erano riversati verso il confine greco e lì per diversi giorni ci sono stati degli scontri violenti.

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Dall’altra parte, le autorità turche sostengono che nel 2020 circa il 45% dei migranti salvati nel Mar Egeo siano stati oggetto di respingimenti dal territorio greco. I casi più comuni riguardano navi di migranti che vengono fermate da una pattuglia greca quando entrano nelle acque greche, ma la guardia costiera turca sostiene che in alcuni casi le persone vengano rimesse in mare dopo alcuni giorni da quando hanno raggiunto Lesbo.

Nel frattempo, l’ipotesi di raggiungere un accordo sul Nuovo patto per l’immigrazione e l’asilo sembra ancora molto lontana e i Paesi europei che di fronte all’emergenza sanitaria ed economica hanno finalmente compreso la necessità di un’azione condivisa e solidale, sul versante delle politiche migratorie continuano a litigare e a sperare di spostare sugli altri il problema. Finendo per dire che la Turchia di Erdogan che ha abbandonato la Convenzione di Istanbul è un Paese che rispetta i diritti umani e che addirittura la Siria di Assad è un Paese sicuro.