Migranti, Malta equipaggia i barconi e li dirotta verso l’Italia

Una donne e due bambine nel gruppo di 50 migranti arrivati a Lampedusa a ottobre 2019. EPA-EFE/PASQUALE CLAUDIO MONTANA LAMPO

Si aggiunge un nuovo capitolo all’inchiesta che il The Guardian sta conducendo sulle azioni di Malta nel Mediterraneo. Abbiamo già menzionato l’inchiesta che svelava le azioni delle imbarcazioni private che dietro indicazioni governative riportano i migranti sulle coste di Tripoli, violando le disposizioni internazionali.

In questo caso, le nuove pagine apparse sul prestigioso giornale britannico sono particolarmente gravi perché svelano la strategia adottata Malta per condurre i migranti in Sicilia. Immagini inequivocabili inchiodano le Forze Armate di Malta (AFM) nell’atto di rifornire di carburante un’imbarcazione nelle acque territoriali maltesi e fornire le coordinate GPS per raggiungere le coste italiane.

L’episodio si riferisce ad una traversata avvenuta poco prima di metà aprile, in un contesto nel quale i porti erano stati dichiarati ufficialmente chiusi sia in Italia che a Malta per via dell’epidemia di Coronavirus. 

La testimonianza di uno dei migranti che alla fine è sbarcato a Pozzallo, in Sicilia, il 12 aprile ha rivelato: “Ci hanno dato dei giubbotti di salvataggio rossi, un nuovo motore (Yamaha) e carburante e ci hanno detto che ci avrebbero indicato la rotta per l’Italia. Poi ci hanno puntato contro le armi e hanno detto: ‘Vi diamo 30 minuti’ ”.

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Anche in questo caso, sono state raccolte delle testimonianze dirette ma anche la documentazione fornita da Alarm Phone: “Negli ultimi mesi, e specialmente nell’aprile del 2020, Alarm Phone ha documentato come le autorità maltesi abbiano orchestrato dei respingimenti dall’interno della zona maltese, sabotando le imbarcazioni dei migranti, evitando di fornire assistenza e lasciando i migranti morire al largo delle coste maltesi mentre organizzavano il loro ritorno forzato in Libia tramite navi private”.

Quando il gommone era approdato sulle coste di Pozzallo il 12 aprile scorso tutti avevano pensato che una nave così piccola con così tante persone a bordo non avesse potuto fare il viaggio di 500 km verso l’Italia dalla Libia. Navi di quelle dimensioni infatti non riescono a trasportare abbastanza carburante per un viaggio così lungo. Si era immediatamente ipotizzata una nuova strategia dei trafficanti che prevedesse di spostare i disperati da una nave madre a una barca più piccola per percorrere l’ultimo tratto di viaggio. Era stato quello che aveva pensato anche il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna. 

Queste ultime rivelazioni invece chiariscono che non sono stati i trafficanti ma le Forze Armate di Malta a fornire il carburante necessario e le coordinate specifiche per raggiungere la Sicilia.

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