Migranti, le Ong portano Frontex davanti alla Corte di giustizia Ue

Tre giovanissimi immigrati "illegali" in un centro di detenzione a Kyprinos, nella regione di Evros, al confine greco-turco nel 2010, quando la Grecia chiese l'assistenza di Frontex. EPA/NIKOS ARVANITIDIS

“Un’azione legale senza precedenti contro Frontex è stata presentata oggi alla Corte di giustizia dell’Ue”, hanno fatto sapere le Ong Front-Lex, Progress Lawyers Network e Greek Helsinki Monitor, in una dichiarazione congiunta.

Si apre probabilmente l’ultimo capitolo della vicenda che vede l’agenzia europea Frontex accusata di respingimenti illegali e mancato rispetto dei diritti umani dei migranti, al confine tra Grecia e Turchia. E si apre davanti al banco degli imputati della Corte di Giustizia.
Tre organizzazioni non governative, infatti, Front-Lex, Progress Lawyers Network e Greek Helsinki Monitor, hanno deciso di intraprendere un’azione legale per i respingimenti illegali e per la violazione dei diritti di un minore non accompagnato del Burundi e di una donna congolese in cerca di asilo sull’isola greca di Lesbo.

È a nome di queste due persone che vengono presentate le accuse che riguarderebbero in realtà un numero ampio di richiedenti asilo. “Il caso è stato presentato per conto di due richiedenti asilo che, mentre cercavano asilo sul suolo dell’Ue (Lesbo), sono stati radunati, aggrediti violentemente, derubati, rapiti, detenuti, trasferiti forzatamente in mare, espulsi e infine abbandonati su zattere senza altri mezzi di navigazione, cibo o acqua”, si legge nella dichiarazione congiunta diffusa dalle Ong.

La Grecia aveva richiesto l’assistenza dell’agenzia di polizia di frontiera dell’Ue già nel 2006 e poi ancora nel 2010, per affrontare l’aumento della migrazione illegale lungo i suoi confini con la Turchia. Le accuse delle Ong hanno messo sotto la lente il comportamento delle guardie di frontiera di Frontex, fino all’indagine congiunta pubblicata a ottobre 2020 dai media Der Spiegel, Bellingcat, Lighthouse Reports, ARD e TV Asahi che ha documentato con video e altri dati che il personale di Frontex è stato attivamente coinvolto in più di un “incidente” al confine marittimo greco-turco nel Mar Egeo.

Frontex, il direttore Leggeri nega il coinvolgimento nei respingimenti dei migranti

Gli eurodeputati della Commissione LIBE (la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni) hanno interrogato il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, sul ruolo dell’agenzia nel respingimento dei richiedenti asilo tra Grecia a Turchia e sembra che …

Le accuse hanno messo in imbarazzo la Commissione e soprattutto hanno aperto una discussione serrata al Parlamento europeo, che è culminata con l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sull’agenzia proprio per esaminare il ruolo dell’agenzia di sicurezza delle frontiere dell’Ue nei “respingimenti” illegali di rifugiati, dopo che le spiegazioni del direttore Leggeri davanti ai deputati non sono parse adeguate o convincenti.

L’agenzia è anche sotto indagine da parte del Parlamento e della Corte dei conti per le spese pazze intraprese per festeggiare lo European Border and Coast Guard Day nel 2015. Frontex ha speso 360.499,45 euro, una cifra superiore a quella stanziata in tutto il 2020 per l’Ufficio diritti fondamental. In pochi anni per questo e altri eventi di lusso sono stati spesi 2,1 milioni di euro.

Nonostante tutto questo, ad ora, non sono state adottate misure radicali nei confronti dell’Agenzia: la richiesta di dimissioni per il direttore Leggeri da parte di molti eurodeputati non ha avuto effetti e l’indagine interna a Frontex ha stabilito che “sulla base delle informazioni fornite non è stato possibile trovare prove di violazioni dei diritti fondamentali”.

La questione ora passa alla Corte di Giustizia. Gli avvocati della Ong Front-Lex, Omer Shatz e Iftach Cohen, hanno spiegato di confidare nel fatto che “la corte ascolti le vittime, che veda ciò che tutti vedono, che ritenga l’agenzia di frontiera dell’Ue responsabile, e che ripristini lo stato di diritto sulle terre e sui mari dell’Ue”.