Migranti, la nuova legge danese mina il sistema di asilo. Accordo Ue tutto in salita

[EPA-EFE/Angel Medina G]

Giovedì il parlamento danese ha approvato una proposta di legge sull’immigrazione con l’obiettivo di bloccare del tutto l’arrivo di nuovi migranti nel Paese. Il tema della cooperazione sarà all’esame del Consiglio dei ministri degli Interni di martedì 8 giugno.

La legge, approvata con 70 sì e 24 no in Parlamento, prevede che le domande di asilo o di protezione internazionale vengano esaminate in centri che si trovano in un “paese terzo” il quale si farà carico di accogliere i richiedenti asilo una volta che la loro domanda sarà stata accettata, e di espellere quelli che hanno ricevuto un rifiuto. Sostanzialmente anche chi farà richiesta di asilo in Danimarca non potrà entrare nel Paese, pur avendo ottenuto lo status di rifugiato.

La norma va contro i principi di cooperazione internazionale e rischia di minare il sistema di asilo, come hanno sottolineato sia l’Onu che le istituzioni europee. “Gli emendamenti entreranno in vigore se la Danimarca stringerà un accordo formale con un paese terzo. Questo potrebbe comportare il trasferimento forzato dei richiedenti asilo e l’abdicazione da parte della Danimarca delle responsabilità relative alle procedura di asilo e alla protezione dei rifugiati vulnerabili”, sottolinea l’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi.

“L’Unhcr si oppone fermamente agli sforzi che mirano ad esternalizzare o a fare gestire ad altri paesi gli obblighi relativi all’asilo e protezione internazionale – si legge nella nota -. Tali sforzi per eludere le responsabilità sono contrari alla lettera e allo spirito della Convenzione sui Rifugiati del 1951 e al Global Compact sui Rifugiati, nell’ambito del quale gli Stati hanno accettato di condividere più equamente la responsabilità della protezione dei rifugiati”.

L’alto commissariato delle Nazioni Unite ricorda che quasi il 90% dei rifugiati del mondo vive in paesi in via di sviluppo o meno sviluppati che, nonostante le risorse limitate, “sono disponibili e rispettano i loro obblighi e responsabilità legali internazionali”.

La Commissione europea ha fatto sapere di condividere “le preoccupazioni espresse dall’alto commissario per i rifugiati dell’Onu, sia sulla compatibilità degli obblighi internazionali della Danimarca, che sul rischio di minare le fondamenta del sistema internazionale di protezione dei profughi”.

Il tema della cooperazione sui migranti sarà all’esame del prossimo consiglio dei ministri degli Interni a Bruxelles previsto per martedì 8 giugno. Le discussioni sul Patto per le migrazioni che promette di ridefinire il diritto d’asilo, rischiano di arenarsi. Finora solo tre paesi hanno accettato di accogliere alcuni dei migranti arrivati a Lampedusa, venendo incontro alla richiesta dell’Italia. L’Irlanda accoglierà 10 richiedenti asilo, la Lituania altri 10 e il Lussemburgo meno di 10.

Roma si oppone alla cosiddetta “procedura di frontiera”. Il meccanismo proposto dalla Commissione che prevede di creare nei paesi di primo ingresso dei centri, dove rinchiudere i migranti in attesa di rimpatrio o della decisione sulla richiesta d’asilo. Il rischio è che si creino tante altre Moria.

I Paesi del Nord Europa, ma anche Parigi e Berlino, ritengono le l’Italia dovrebbe essere un po’ più disponibile e flessibile nei negoziati “per fare progressi”. Un’idea condivisa anche da Bruxelles. In proposito fonti diplomatiche dell’Ue hanno dichiarato all’Ansa che “talvolta viene dimenticato che Francia e Germania hanno ricevuto e continuano a ricevere più profughi e migranti rispetto all’Italia”. Le trattative per ora sono ferme e superare lo stallo non sarà semplice.