Migranti, Johansson: “L’Ue ha bisogno di un sistema di solidarietà obbligatorio”

La commissaria Ue per gli Affari interni Ylva Johansson. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

La Commissione questa settimana presenterà la tanto attesa riforma della politica d’asilo. Sul tema la commissaria Ue per gli Affari interni, Ylva Johansson, ha sollecitato (sabato 18 settembre) un sistema di solidarietà “obbligatoria” in materia di migrazioni tra gli Stati membri. “Deve essere obbligatorio, tutti gli Stati membri devono aiutare quando c’è una situazione in cui uno Stato membro è sotto pressione, quando ci sono molte persone che hanno bisogno di protezione”, ha detto Johansson ad AFP. “Ma dobbiamo anche tener conto del tipo di aiuto necessario”, ha osservato, poiché alcuni dei 27 Paesi membri dell’Unione sono ancora ostili all’accettazione dei richiedenti asilo.

Negli ultimi anni, i tentativi di trasferire i richiedenti asilo all’interno dell’UE sono stati respinti dal cosiddetto gruppo di Visegrad: Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. “Non si tratta solo di ricollocazione, ma anche di altre situazioni, come ad esempio l’aiuto per il rimpatrio” di coloro le cui richieste di asilo sono state rifiutate nei loro paesi d’origine, ha detto.

Johansson ha rifiutato di entrare nei dettagli del nuovo “Patto per l’asilo e la migrazione” che sarà presentato il 23 settembre, due settimane dopo che le fiamme nel campo Moria in Grecia hanno lasciato migliaia di persone senza riparo. L’incidente è visto come un simbolo del fallimento dell’UE nel trovare un accordo su una politica migratoria comune, dato che alcuni dei 12.700 migranti nel campo sovraffollato erano lì da anni.

Ha riconosciuto che trovare “una proposta che possa essere accettata da tutti gli Stati membri e dal Parlamento” sarebbe stato un “compito difficile”. La mia ipotesi è che quando presenterò la mia proposta, non avrò “evviva, abbiamo vinto”, ha detto Johansson, sperando però che sia vista come “un giusto compromesso”. Johansson ha anche chiesto “procedure molto più rapide” per esaminare le richieste di asilo.

La presidente von der Leyen ha detto mercoledì di voler abolire il controverso regolamento di Dublino, in base al quale le richieste di asilo sono gestite nel paese in cui i migranti arrivano per primi. La regola è intesa ad impedire ai migranti di presentare più richieste d’asilo, ma permette anche di essere rispediti nel primo paese da un’altra nazione dell’Ue. Paesi come la Grecia e l’Italia sostengono che questo è ingiusto, in quanto spesso le richieste di asilo vengono presentate perché la loro posizione nell’Europa meridionale li pone in prima linea tra gli arrivi dei migranti.

Certamente si tratta di una sfida politica significativa per l’Unione rispetto ad un tema su cui in passato la coesione europea si è frantumata. Da un lato può essere visto come un banco di prova della capacità della Commissione di proporre soluzioni accettabili da tutti gli Stati membri. Dall’altro come l’ennesima dimostrazione di procedure decisionali più snelli, che permettano all’Unione di agire come tale.