Migranti, Italia fuori dai primi 5 Paesi di accoglienza Ue

Un gruppo di migranti nel campo profughi di Pournara, Cipro. [EPA-EFE/KATIA CHRISTODOULOU]

Nel 2019 sono tornate a salire le domande di asilo in Europa, per la prima volta dal 2015, come illustra il rapporto EASO. L’Italia, però, non è tra i primi cinque ad accogliere, una costante degli ultimi anni. La Germania si conferma al primo posto, con 165.615 richieste accolte.

Le domande di asilo in Paesi dell’Unione Europea, Regno Unito, Islanda, Liechtenstein e Norvegia, ovvero quelli inclusi nel rapporto EASO (European Asylum Support Office), sono tornate ad aumentare nel 2019 rispetto all’anno precedente, un trend che non si presentava dal 2015.

La cifra è aumentata dell’11%, per un totale di 738.425 persone. È stato registrato un ulteriore aumento del 16% nei primi due mesi del 2020, poi arrestatosi per via dell’emergenza Covid-19. Ma secondo l’EASO, il trend di crescita riprenderà quando finirà l’emergenza.

Rispetto al 2018, a contribuire maggiormente all’aumento è stato l’incremento di migranti provenienti dal Venezuela (+103%) e Colombia (+214%). Alcuni Paesi, come Francia, Cipro, Grecia, Malta e Spagna hanno ricevuto più immigrati lo scorso anno che durante la crisi migratoria del 2015-2016.

I Paesi dell’Ue hanno potenziato i sistemi di accoglienza, in particolare le pratiche per i minori non accompagnati, ma le procedure in molti Stati restano ancora troppo lunghe.

Nel 2019 è stata la Germania ad accogliere più migranti, con 165.615 (il 22% del totale), seguita da Francia (128.940) e Spagna (117.795). L’Italia esce dai primi cinque per la prima volta dal 2015: sono 43.770 le persone che hanno richiesto asilo, principalmente provenienti dal Pakistan.

È invece la Siria il Paese di provenienza della maggioranza dei richiedenti asilo giunti in Europa, seguita dall’Afghanistan e dal Venezuela.

La Commissione presenta ricorso contro l’Ungheria per inadempimento

Secondo l’avvocato generale Priit Pikamäe della Corte di Giustizia europea, l’Ungheria è venuta meno ai suoi obblighi in materia di procedure di asilo e di rimpatrio dei cittadini extracomunitari in condizione irregolare.

La Commissione europea aveva infatti contestato all’Ungheria la violazione delle garanzie procedurali connesse alle domande di protezione internazionale, al trattenimento irregolare dei richiedenti tale protezione nelle zone di transito e all’allontanamento illegittimo di cittadini di Paesi terzi in situazione di soggiorno irregolare.

L’avvocato, quindi ha proposto alla Corte di Giustizia di accogliere il ricorso della Commissione.