Migranti, il nuovo patto per l’integrazione e le ambizioni dell’Ue

epa08839384 Il commissario europeo per gli Affari interni Ylva Johansson (R) e il commissario europeo per la promozione dello stile di vita europeo Margaritas Schinas (L), presentato il Piano d'azione dell'UE sull'integrazione e l'inclusione per gli anni 2021-2027 a Bruxelles, Belgio, il 24 novembre 2020. EPA-EFE/VIRGINIA MAYO / POOL

Il 24 novembre la Commissione europea ha pubblicato una nuova serie di linee guida sull’integrazione dei migranti nella società europea. Secondo la Commissione serve infatti che gli Stati facciano un miglior lavoro in merito.

I critici sottolineano però che il piano rischia di fallire perché le linee guida non sono legalmente vincolanti per gli Stati membri dell’Ue, si rischia insomma un ennesimo buco nell’acqua sulla materia.

Il nuovo Piano d’azione dell’Ue per l’integrazione e l’inclusione, che fa parte del programma della Commissione mirato alla revisione della politica di asilo dell’Ue, è il seguito di un precedente piano d’integrazione, pubblicato nel 2016, che riguardava solo i cittadini non comunitari.

Il nuovo documento, invece, si rivolge sia ai migranti regolari che ai cittadini dell’Ue con un “background da migrante”. Le principali azioni previste dal nuovo piano sono incentrate sull’istruzione e la formazione dei migranti, le opportunità di lavoro e il riconoscimento delle competenze, l’accesso ai servizi sanitari e l’alloggio.

“Il piano propone un sostegno mirato e personalizzato che tenga conto delle caratteristiche individuali, dato che esse possono presentare sfide specifiche per le persone con un background da migrante nei paesi dell’UE, come il genere o l’appartenenza religiosa”, ha dichiarato la Commissione.

La Commissione allora suggerisce ai governi nazionali di sfruttare i fondi europei anche per promuovere corsi di lingua e riconoscere più rapidamente le competenze professionali tra i migranti in cerca di lavoro.

Il commissario per gli Affari interni Ylva Johansson ha affermato che “l’integrazione inclusiva sta fornendo gli stessi strumenti e il sostegno necessari per contribuire alla società, in modo che i migranti possano raggiungere il loro pieno potenziale e le società europee possano beneficiare della loro forza e delle loro competenze”.

Il piano comprende anche un’indagine sulla ripartizione delle etnie, al fine di valutare il grado di integrazione dei migranti. “È importante monitorare l’efficacia delle politiche a lungo termine e disporre di dati accurati e comparabili sulla portata e la natura della discriminazione subita dai migranti”, si legge nel documento. “Ciò richiede anche la disaggregazione dei dati per origine etnica o razziale”, si precisa.

L’indagine sarà condotta dall’Agenzia Ue per i diritti fondamentali nel 2022 e si concentrerà sugli immigrati e sui loro discendenti presenti negli Stati membri dell’Unione. È tuttavia probabile che possano nascere tensioni dovute ai diversi approcci, in materia di integrazione, che caratterizzano ciascun Paese.

In Francia, ad esempio, è illegale raccogliere statistiche relative all’origine etnica, alla religione o all’opinione politica, anche se ciò dovesse consentire di effettuare indagini sul paese di nascita e sulla nazionalità.

Nessun vincolo giuridico

Anche se il nuovo piano si presenta ampio e ambizioso, non prevede alcun vincolo legale per gli Stati membri dell’Ue in merito alla sua attuazione. Si tratta insomma essenzialmente di una lista di desideri della Commissione, sostenuta dai finanziamenti europei.

La maggior parte dei settori politici coinvolti – istruzione, sanità, occupazione, alloggi – sono infatti di competenza dei governi nazionali, il che significa che non ci sarà alcun obbligo giuridico che vincoli gli Stati membri a seguire il piano della Commissione.

“Se Bruxelles imponesse l’obbligo di includere e integrare, la cosa non funzionerebbe – sarebbe la ricetta sbagliata”, ha detto il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas ai giornalisti, in occasione dell’annuncio del piano.

“Quello che stiamo facendo è essere molto precisi, molto completi, molto forensi, direi, nell’individuare piani d’azione concreti da implementare negli anni a venire, la maggior parte dei quali riguardano aree specifiche”, ha detto Schinas. “Questo non è un albero di Natale. Non proponiamo di integrare tutti su tutto”, ha aggiunto.

Per molti, tuttavia, il piano costituisce uno degli aspetti più deboli del Patto sulle migrazioni, presentato a settembre, in base al quale la Commissione ha proposto un meccanismo di condivisione degli oneri per ridistribuire i migranti tra gli Stati membri.

Il punto chiave della proposta verte sul fatto che gli Stati membri avrebbero dovuto accettare i richiedenti asilo, rimandare indietro coloro a cui è stato negato l’ingresso o offrire assistenza finanziaria agli Stati di confine e quindi maggiormente interessati dal fenomeno migratorio.

La nuova proposta, secondo la Commissione, intende “trovare un nuovo equilibrio tra responsabilità e solidarietà” e rendere obbligatoria la solidarietà con gli Stati di confine – in particolare Grecia, Italia e Malta – quando sono “sotto pressione” a causa del numero di nuovi arrivi.

Anche se il suo scopo era quello di placare i paesi dell’Europa orientale, che si sono ostinatamente rifiutati di accettare i richiedenti asilo, diversi diplomatici europei hanno sottolineato che è improbabile che il piano venga accettato senza aprire prima una discussione sull’approccio al fenomeno migratorio dell’Ue.

“Quello che presentiamo oggi contribuirà a facilitare l’adozione del patto”, ha detto Schinas. “Abbiamo bisogno, per quanto riguarda le politiche migratorie europee, di meno drammaticità e di una gestione più efficace”, ha detto, aggiungendo: “Molto spesso coloro che vogliono silurare un accordo europeo sulla politica migratoria usano questioni come l’inclusione, l’integrazione, la sicurezza, il terrorismo, la radicalizzazione, per stravolgere la narrazione in merito”.

Varie Ong hanno elogiato il piano di integrazione della Commissione europea, ma hanno anche avvertito che la spinta non sarà sufficiente a far sì che gli Stati membri assumano effettivamente gli impegni che vengono loro proposti.

“Quando ai rifugiati e ai richiedenti asilo viene data l’opportunità di contribuire socialmente, culturalmente ed economicamente, ciò va a vantaggio di tutti – sia dei Paesi di accoglienza che dei rifugiati”, ha detto Imogen Sudbery, direttore europeo dell’International Rescue Committee. Tuttavia, ha ricordato che alla fine “gli Stati membri devono fare il loro lavoro”.

“La prossima sfida sarà quella di assicurarsi che [il piano], questa volta, abbia il pieno sostegno degli Stati membri, che sono in ultima analisi responsabili delle leggi e delle politiche di integrazione all’interno dei loro confini”, ha detto Sudbery.

“Gli Stati membri dell’Ue devono ora riconoscere il ruolo cruciale dei migranti nelle nostre società e consentire l’equa partecipazione dei nuovi arrivati alla vita economica, sociale e culturale delle loro nuove comunità”, ha aggiunto Erin McKay, responsabile migrazioni di Oxfam Europe.