Migranti, i respingimenti in mare sono illegali?

Una foto resa disponibile dall'ufficio stampa di SOS Mediterranee, mostra i migranti imbarcati sulla nave Ocean Viking nel Mar Mediterraneo, 04 luglio 2020. La nave si trova in acque internazionali del Mar Mediterraneo con 180 migranti salvati a bordo. EPA-EFE/FLAVIO GASPERINI / SOS MEDITERRANEE /

La Grecia è accusata di respingere barconi di migranti nell’Egeo verso la Turchia. Fino a che punto si tratta di una trasgressione del diritto internazionale?
Le principali domande e risposte.

Questo è un articolo del media partner di EURACTIV Deutsche Welle.

Perché i respingimenti sono controversi?

“Pushback” non è un termine legale, bensì politico. Tuttavia il respingimento di barconi di migranti in mare è estremamente discusso anche dal punto di vista giuridico: “I respingimenti possono rappresentare una violazione dell’obbligo di soccorso” afferma la Professoressa di diritto internazionale Nelle Matz-Lück dell’Università di Kiel. Per esempio, “quando le persone vengono abbandonate in difficoltà, cioè rimorchiate in un’altra zona di mare per essere abbandonate in una situazione di emergenza”.

Né i rifugiati dovrebbero essere rimpatriati in luoghi dove siano “direttamente minacciati da persecuzioni, torture, trattamenti inumani o altre gravi violazioni dei diritti umani”. Si tratta di una violazione della Convenzione di Ginevra sui rifugiati e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sottolinea l’esperta di diritto marittimo e internazionale.

Gli Stati dell’UE possono respingere i rifugiati in mare?

All’interno dell’Unione Europea no, ma all’esterno sì. “Nel momento in cui qualcuno raggiunge il territorio di uno Stato membro dell’UE, l’interessato ha il diritto di presentare una domanda di asilo, che deve poi essere esaminata”, spiega Alexander Proelß, esperto di diritto marittimo di Amburgo. Ma: “In linea di principio, tale diritto non sussiste al di fuori del territorio europeo”.

In altre parole al di fuori del mare territoriale di un paese, che può estendersi fino a 12 miglia nautiche dalla costa. “Anche nel Mediterraneo, in passato, si sono verificati diverse volte incidenti in cui imbarcazioni governative si sono posizionate esattamente al di fuori di queste 12 miglia e poi hanno respinto le imbarcazioni dei rifugiati in modo che non potessero entrare nel territorio nazionale”, spiega il Professore di diritto marittimo e internazionale dell’Università di Amburgo, descrivendo questa pratica lesiva dei diritti umani.

Esiste un obbligo derivante dal diritto internazionale a soccorrere le persone in difficoltà in mare?

Ogni capitano ha il dovere di soccorrere persone in difficoltà in mare. Non importa di chi si tratti e per quale motivo un’imbarcazione sia in pericolo. A meno che non metta in pericolo la propria nave o il proprio equipaggio. Questo è quanto stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 e dalla Convenzione sul salvataggio marittimo del 1979.

Ma cosa prevede il diritto marittimo internazionale sul destino delle persone soccorse? Secondo il diritto marittimo internazionale, per lo Stato di approdo, per esempio Italia o Grecia, non sussiste alcun obbligo ad accettare che le persone soccorse possano sbarcare” spiega il giurista Proelß.

Il diritto marittimo vigente è incompleto a questo riguardo. In altre parole: le norme del diritto marittimo sono ormai datate e si possono applicare soltanto in maniera limitata alla situazione migratoria attuale.

È possibile per i profughi intraprendere un’azione legale contro i respingimenti?

È complicato. In primo luogo, è applicabile la legge nazionale dello Stato nelle cui acque sia stato recuperato un naufrago. Ogni paese deve garantire che i propri funzionari pubblici, nell’effettuare operazioni di salvataggio in mare, si attengano alle leggi vigenti e, in particolare, rispettino i diritti umani vincolanti.

Se non lo fanno – come nel caso dei respingimenti in cui la guardia costiera greca potrebbe essere stata coinvolta – le persone interessate hanno il diritto di adire i tribunali greci contro questo trattamento illegale.

Se la via legale nazionale non sortisse alcun esito, ci si potrebbe appellare alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Tuttavia: “i rifugiati che sono stati trainati in acque turche hanno altre preoccupazioni e, in caso di dubbio, non hanno né le competenze né i mezzi per avviare un procedimento adeguato”, afferma la giurista di Kiel Nele Matz-Lück. Attualmente non ci sono altre possibilità di intraprendere azioni legali contro i respingimenti.

Come valuta la Grecia la situazione giuridica?

La Grecia nega di utilizzare metodi illegali di respingimento contro le imbarcazioni dei migranti. Nel pieno della pandemia da Covid-19 ci si trova a confrontarsi con “flussi migratori massicci e organizzati” provenienti dalla Turchia, dichiara a Deutsche Welle la guardia costiera greca.

La Grecia in questo modo non fa altro che proteggere i confini marittimi dell’Unione Europea in conformità con il diritto nazionale e internazionale. Per bloccare migranti e profughi provenienti dalla Turchia, il governo ateniese pianifica di erigere nell’Egeo una barriera galleggiante lunga quasi tre chilometri, al largo dell’isola di Lesbo.