Migranti dall’Afganistan, l’Austria propone di creare “centri di deportazione” nei Paesi vicini

Una fila di persone a Chaman, al confine tra Afghanistan e Pakistan. EPA-EFE/AKHTER GULFAM

Forse più che dei talebani in tutte le cancellerie occidentali si diffonde la paura di una possibile ondata incontrollata di profughi e migranti che tenteranno di scappare dal regime afgano. Le posizioni sono molto diverse: Gentiloni propone corridoi umanitari, l’Austria la creazione di centri di detenzione nei Paesi che confinano con l’Afghanistan. 

In un’intervista al Corriere il generale Petraeus, che ha guidato le forze armate americane in Iraq e Afghanistan, ribadisce che la priorità è salvare coloro che hanno collaborato con la missione internazionale dalle ritorsioni dei talebani. Le persone che verranno portate fuori dal Paese in tempo si salveranno, ma bisogna fare presto perché le testimonianze sul campo dicono che chi ha collaborato con l’Occidente e viene trovato dai talebani non ha scampo. L’opinione pubblica americana ed europea su questo è compatta: tutti sono concordi sul fatto che non dobbiamo abbandonare chi ci ha aiutato.
Il problema è che però, al di là di coloro che hanno lavorato a vario titolo con la missione internazionale, migliaia di persone potrebbero non avere altra possibilità se non quella di fuggire dal nuovo emirato islamico. Ed è proprio questo che spaventa i governi europei.

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Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato di voler portare avanti un’iniziativa europea volta ad “anticipare” e “proteggere da significativi flussi migratori irregolari” che “alimentano traffici di ogni tipo”, durante un discorso televisivo sulla situazione in Afghanistan. “Proporremo quindi, in linea con la Germania e altri paesi europei, un’iniziativa per costruire senza aspettare una risposta solida, coordinata e unita”, ha proseguito, chiedendo “solidarietà nello sforzo, l’armonizzazione dei criteri di protezione e l’instaurazione di una cooperazione con i paesi di transito”.
Sulla stessa linea anche il commissario europeo Paolo Gentiloni: “Penso che l’Ue dovrà attrezzarsi per corridoi umanitari e accoglienze organizzate, per evitare flussi incontrollati di clandestini”.
Durissima invece la posizione del governo dell’Austria: il ministro degli Interni austriaco sostiene che “Chi ha bisogno di protezione deve mantenerla il più vicino possibile al paese d’origine”, riferendosi all’accoglienza dei profughi provenienti dall’Afghanistan. E parla di  veri e propri “centri di detenzione” nei Paesi limitrofi.

Dei sette Paesi che avevano scritto ai commissari Ue Margaritis Schinas e Ylva Johansson di voler procedere con i rimpatri dei cittadini afgani le cui richieste di asilo erano state respinte, solo tre – Danimarca, Germania e Paesi Bassi – hanno fatto marcia indietro. L’Austria sembra il Paese che mantiene la posizione più radicale: il governo di Kurtz ha insistito sul fatto che intende continuare a deportare gli immigrati illegali in Afghanistan, anche dopo la conquista talebana di Kabul, sostenendo la creazione “centri di deportazione” nei paesi vicini come ipotesi alternativa.
“Se i rimpatri non sono più possibili a causa delle restrizioni imposte dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, bisogna considerare delle alternative”, ha detto il ministro degli interni austriaco Karl Nehammer in una dichiarazione congiunta con il ministro degli esteri Alexander Schallenberg. Da qui l’ipotesi di centri di deportazione nella regione. “Lo proporrò al consiglio dei ministri degli interni”, ha aggiunto Nehammer, riferendosi a una riunione online dei ministri degli interni dell’UE calendarizzata per mercoledì.

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Anche su questo fronte, dunque, l’Europa è divisa. Se guardiamo al di fuori dei confini UE notiamo invece molta più solidarietà: due piccoli Paesi come Albania e Kosovo hanno accettato la richiesta degli Stati Uniti di accogliere temporaneamente i rifugiati afghani in cerca di visti per entrare negli Stati Uniti. Saranno sostanzialmente Paesi di transito per un certo numero di rifugiati afghani la cui destinazione finale sono gli Usa.
Al di là dell’Oceano il Canada ha già annunciato che reinsedierà fino a 20.000 donne leader, giornalisti e attivisti dei diritti umani che sono fuggiti dall’Afghanistan, oltre all’evacuazione del personale già impegnato in loco. Ma anche il governo australiano, che tradizionalmente ha una politica migratoria durissima, ha annunciato che evacuerà alcuni afghani dal paese quando “la situazione lo permetterà”.