Migranti, Corte dei conti Ue: solo un rimpatrio su cinque va a termine

Un gruppo di migranti irregolari alle Canarie, in Spagna. [EPA-EFE/Miguel Barreto]

Un report della Corte dei conti europea evidenzia come la cooperazione con i Paesi extra-Ue per il rimpatrio dei migranti irregolari non sia sufficientemente efficace, così come non lo è l’azione dell’Europa per far rispettare gli obblighi.

Dal 2008, ogni anno circa mezzo milione di cittadini non europei ricevono un’ingiunzione di lasciare il territorio dell’Ue perché vi sono entrati o vi soggiornano senza autorizzazione. Tuttavia, meno di uno su cinque è ritornato effettivamente al Paese d’origine, e questo si può imputare anche alla difficoltà di collaborazione con questi Stati.

L’Ue ha concluso 18 accordi di riammissione giuridicamente vincolanti e ha aperto formalmente i negoziati con altri sei Paesi. Inoltre, ha negoziato anche sei accordi non vincolanti per rimpatri e riammissioni. Tuttavia, nel periodo preso in esame dal report, ovvero il quinquennio 2015-2020, i risultati ottenuti sono stati modesti.

“Una politica di riammissione efficace e ben gestita è una parte essenziale della politica complessiva sulla migrazione”, ha dichiarato il membro della Corte dei conti responsabile della relazione Leo Brincat. “L’attuale sistema messo in atto dall’Ue per i rimpatri presenta gravi inefficienze che sortiscono un effetto contrario a quello auspicato: incoraggiano l’immigrazione illegale”.

Il report della Corte dei conti, pubblicato lunedì 13 settembre, evidenzia i punti di maggiore criticità, come la difficoltà maggiore di chiudere accordi vincolanti perché troppo poco flessibili, ma soprattutto i problemi causati dalla mancanza di un fronte unico interno all’Ue stessa.

Alcuni Paesi terzi non ritengono più vantaggioso un accordo di riammissione con l’Ue (Arue) rispetto a uno bilaterale, perciò preferiscono non interfacciarsi con l’istituzione e mantenere soltanto il contatto con i singoli Stati membri. Riallineare le posizioni dei Paesi Ue è fondamentale per l’implementazione con successo di questi accordi.

Il report denota anche gli scarsi progressi nell’incentivazione verso i Paesi terzi a rispettare gli obblighi presi, notando che uno dei pochi metodi che si è dimostrato efficiente è stato quello della ridefinizione dei visti.

Nella sua analisi, la Corte dei conti prende in esame i dieci Paesi terzi i cui cittadini costituivano il 38% di tutti i provvedimenti di rimpatrio emanati dal 2014 al 2018, nonche il 46% di tutti i migranti irregolari non rimpatriati. La Siria è stata esclusa dal calcolo poiché dal 2011 è stata sospesa qualsiasi tipo di cooperazione bilaterale con Damasco. Sono perciò entrati nel calcolo Afghanistan, Marocco, Pakistan, Iraq, Algeria, Nigeria, Tunisia, India, Bangladesh e Guinea.

Migranti, Frontex si prepara all'arrivo di molti rifugiati dall'Afghanistan

L’Ue si prepara all’arrivo di numerosi rifugiati afgani, ha dichiarato il direttore dell’agenzia per il controllo delle frontiere Frontex, Fabrice Leggeri, sottolineando che oltre a chi potrebbe fuggire dal Paese per via dei talebani ci sono anche milioni di afgani …

‘Clausola sui cittadini dei paesi terzi’

Nella valutazione, la Corte dei conti ha verificato se con i dieci Paesi che contano il maggior numero di migranti irregolari siano stati avviati accordi di cooperazione. Con Algeria, Marocco, Tunisia Nigeria è stato dato mandato di stipulare un accordo, mentre con il Pakistan questo è in vigore dal 2010.

Negoziati per accordi giuridicamente non vincolanti sono stati avviati  con Afghanistan, Bangladesh e Guinea, mentre un dialogo sulla migrazione è stato intavolato con Iraq e India, che pure non sono stati riconosciuti come prioritari per i negoziati.

Alcuni Paesi, come detto, preferiscono gestire gli accordi di rimpatrio a livello bilaterale, come è il caso dell’Algeria. In generale con diversi Paesi si sono create difficoltà nel raggiungere l’obiettivo sia per motivi di politica interna, che per la mancanza di sufficienti incentivi offerti dall’Ue, suggerisce il report.

Uno dei punti controversi che ha spesso affondato le trattative è la ‘clausola sui cittadini di Paesi terzi’, che consente il rimpatrio dei migranti irregolari in un Paese da cui sono transitati prima di giungere nell’Ue. È inclusa in tutti gli Arue già conclusi, ma è spesso fonte di controversie nella fase di negoziato.

I meccanismi di riammissione non vincolanti presentano invece minori problemi di negoziazione, che sono stati superati, quando sono affiorati, grazie a maggiori incentivi e alla collaborazione tra gli Stati membri dell’Ue. Tuttavia, questi meccanismi sono accordi riservati e sono stati criticati per la mancanza di trasparenza tanto dalla società civile quanto dal Parlamento europeo.

Migranti, la Commissione Ue chiede alla Grecia più trasparenza sui respingimenti

La Commissione europea ha chiesto alla Grecia di istituire un meccanismo “indipendente” per monitorare ed evitare i respingimenti di migranti alla frontiera, come condizione per sbloccare 15,83 milioni di euro in finanziamenti per gestire il fenomeno migratorio richiesti da Atene.

“L’istituzione …

Sinergia insufficiente

Nella sua valutazione, la Corte dei conti Ue ha anche preso in considerazione l’operato della Commissione europea nel creare sinergie tra gli Stati membri e presentare un fronte comune europeo unito che parlasse con una sola voce.

Tuttavia, il lavoro dell’esecutivo Ue in questo senso non è stato sufficientemente efficace nell’associare gli Stati membri chiave per facilitare i negoziati, né nel trovare accordi interni al Consiglio tra di essi. Eppure, quando il coinvolgimento c’è stato i risultati sono stati notevolmente migliori, come è avvenuto nel caso dei negoziati con la Guinea.

Sul piano degli incentivi, la Corte dei conti valuta efficiente l’assistenza finanziaria operata nell’ambito degli accordi di riammissione. I progressi più importanti si sono visti nella politica dei visti, soprattutto in seguito alla revisione approvata nel giugno 2019. Piccoli invece i passi in avanti nel settore degli aiuti allo sviluppo, mentre nulli sono stati quelli negli scambi commerciali.