Migranti, accordo Ue-Grecia per un nuovo campo a Lesbo ma sarà pronto solo a fine 2021

Un bambino migrante avvolto in una coperta come protezione per il freddo nella sua tenda al confine greco-macedone, a Idomeni, in Grecia, il 22 marzo 2016. EPA/ARMANDO BABANI

La Commissione ha concordato un piano dettagliato con le autorità greche e le agenzie dell’Ue per la creazione di un nuovo centro di accoglienza all’avanguardia sull’isola di Lesbo. Viene definito un passo fondamentale per risolvere la situazione dopo gli incendi che hanno distrutto il campo di Moria nel settembre scorso ma in attesa che il nuovo campo sia pronto i migranti affronteranno l’inverno senza riparo.

All’indomani della distruzione del campo sovraffollato di Moria, il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas aveva affermato: “siamo una famiglia di 27 paesi, siamo il più grande mercato del mondo, abbiamo il 25% della ricchezza mondiale, è inconcepibile che l’Europa non abbia ancora una politica migratoria comune”. Un monito che forse poteva essere l’anticamera di una proposta ambiziosa europea per gestire la questione migratoria e che però si è tradotto in una ben più misera proposta di costruire un campo più moderno: “L’Ue è pronta non solo a finanziare e sostenere la costruzione di questo nuovo campo, ma anche considerare qualsiasi richiesta greca per un ruolo più attivo nella gestione del nuovo campo”. E così è stato. Il memorandum appena firmato definisce le rispettive responsabilità e gli ambiti di cooperazione tra la Commissione, le autorità greche e le agenzie dell’Unione europea e si aggiunge ai 121 milioni di euro di finanziamenti UE concessi alla Grecia il mese scorso per la costruzione di altri tre piccoli centri di accoglienza nelle isole di Samos, Kos e Leros. Anche in questo caso i lavori di costruzione dovrebbero essere entro settembre 2021.

Nel frattempo, in attesa di una politica europea ambiziosa, o più semplicemente in attesa della fine dei lavori per un campo profughi in cui le condizioni di vita siano dignitose, arriva l’inverno.
Immediatamente dopo l’incendio, i profughi si sono accampati sulle strade che portano verso la città di Mitilene, senza poterla raggiungere. Nei giorni successivi sono arrivati i primi aiuti da parte delle Ong perché nonostante alcuni minori siano stati trasferiti in altri Paesi UE, oltre diecimila persone sono rimaste sull’isola, e tra loro molti minori, per lo più afgani e siriani. Circa settemila e cinquecento di loro si trovano in un nuovo campo provvisorio allestito dalle autorità greche con il supporto di Unhcr.

Nel nuovo campo dovrebbero essere realizzati specifici spazi per l’assistenza sanitaria immediata, spazi ricreativi per lo sport, campi da gioco e case prefabbricate per l’istruzione, cucine comuni e negozi per le esigenze di base. Saranno inoltre allestite stanze speciali per le persone con disabilità. L’idea di base è  quella di rispettare le condizioni di accoglienza in linea con il diritto dell’Ue e con gli standard internazionali, in particolare per quanto riguarda la salute, la sicurezza, le strutture igienico-sanitarie, il cibo.
“Gestire la migrazione è una sfida europea e oggi stiamo mettendo in pratica la solidarietà europea”, ha commentato Ursula von der Leyen, forse con eccessivo ottimismo. “Questo accordo è un passo importante verso una soluzione sostenibile a Lesbo e per fare in modo che una situazione come quella di Moria non si ripeta mai più”, ha detto invece la commissaria per gli Affari interni Ylva Johansson, sottolineando che si tratta di una prima concretizzazione dei principi guida del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo. Saranno promossi programmi di rimpatrio volontario assistito e di reinserimento per le persone che non hanno il diritto di rimanere nell’Ue, ma sarà anche istituita un’area di detenzione per sostenere il rimpatrio effettivo.

Il nuovo Piano d’azione dell’Ue per l’integrazione e l’inclusione è stato presentato dalla Commissione europea ai Paesi membri ma rischia di non essere all’altezza delle sfide. La maggior parte dei settori politici coinvolti – istruzione, sanità, occupazione, alloggi – sono infatti di competenza dei governi nazionali, il che significa che non ci sarà alcun obbligo giuridico che vincoli gli Stati membri a seguire il piano della Commissione sui ricollocamenti e sull’integrazione. “Se Bruxelles imponesse l’obbligo di includere e integrare, la cosa non funzionerebbe – sarebbe la ricetta sbagliata”, ha detto il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas ai giornalisti.
Quello della migrazione è forse il tema al momento più divisivo in assoluto nell’Ue: da una parte ci sono i Paesi mediterranei che anche recentemente hanno chiesto una maggiore solidarietà europea attraverso una dichiarazione congiunta firmata a Palma di Maiorca dai primi ministri spagnolo Pedro Sánchez e italiano Giuseppe Conte, insieme ai loro omologhi greci e maltesi; dall’altra parte i quattro di Visegrad e altri Paesi come l’Austria che sono totalmente contrari alla redistribuzione obbligatoria e all’obbligo di accoglienza.
Nel mezzo, tutta una serie di posizioni che è complicato ricondurre ad una sintesi politica.

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“Moria è qui per ricordare all’Europa che dobbiamo cambiare, perché è inconcepibile che l’Europa non abbia ancora una politica migratoria coerente”, ha detto il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas durante la visita al campo profughi di Moria sull’isola di …