Malta: “Il problema migratorio europeo è collettivo”

epa06845953 The Maltese Patriots Movement protest as the Migrants aboard the Lifeline NGO rescue vessel stranded in the Mediterranean with more than 200 migrants finally disembark in Valletta, Malta, on 27 June 2018. EPA-EFE/DOMENIC AQUILINA

“Il problema migratorio dell’Europa è una responsabilità collettiva e dobbiamo trovare un modo per affrontare insieme questa sfida”. Sono le parole del ministro degli Esteri e degli Affari Europei maltese Evarist Bartolo, un’affermazione che fa emergere tutti i limiti della gestione “nazionale” della questione immigrazione che arriva, tra l’altro, nei giorni agitati dell’inchiesta giornalistica sulle violazioni delle disposizioni internazionali e, soprattutto, dopo il richiamo del Consiglio d’Europa a Malta per il mancato soccorso dei naufraghi.

“Vogliamo preservare il diritto delle persone di chiedere protezione internazionale – continua – ma ci sono dei limiti a quello che possiamo fare e di certo non possiamo farlo da soli. Abbiamo chiesto solidarietà europea sui ricollocamenti e per quest’anno, quando sono arrivati 1.500 migranti, finora solo Francia e Portogallo hanno promesso di accogliere 36 migranti. Non ci si può aspettare che Malta sostenga da sola tutto il peso dei flussi migratori, quando in ultima analisi protegge il confine esterno europeo. Faremo la nostra parte, ma non possiamo diventare il centro della crisi d’Europa. E non lo diventeremo”.

Il Ministro poi ricorda “il bisogno di ricollocare un certo numero di migranti in altri Paesi” e che più il problema diventa grande, meno solidarietà otteniamo. Dal 2005 solo l’8% dei migranti irregolari arrivati a Malta è stato ricollocato in altri Stati membri”.

Ma una soluzione ci sarebbe già…

Appunto Bartolo parla di “Stati membri”, “solidarietà europea” e “ricollocazione”. Ma proprio per risolvere questo tipo di problema il Parlamento Europeo, nel 2017, ha votato la revisione dei trattati di Dublino, che attualmente regolano le modalità di identificazione e accoglienza dei migranti. Regole basate sul cosiddetto “primo ingresso”.

Secondo questo principio, l’intera procedura di identificazione e valutazione dello status di richiedente asilo, deve essere svolta nel primo Paese dove il migrante mette piede. Questo naturalmente negli ultimi anni ha comportato che paesi come Italia, Malta, Grecia, si trovassero in una situazione più complessa rispetti agli altri. L’Europa ha bisogno di un sistema di accoglienza condiviso da tutti gli Stati membri, come da risoluzione del Parlamento Europeo.

In base a quanto stabilito a larga maggioranza dal Parlamento, infatti, il primo Paese di arrivo del richiedente asilo non dovrebbe più farsi automaticamente carico di elaborare la richiesta di asilo: i migranti che hanno un “legame effettivo”, con un determinato Stato membro, dovrebbero essere immediatamente trasferiti in quel paese, mentre richiedenti asilo per cui non sussiste alcun legame effettivo nei confronti di un paese specifico, dovrebbero invece essere equamente distribuiti tra tutti gli Stati membri.

Provvedimenti che avrebbero bisogno di una posizione comune dei Governi nazionali che però, finora, non sono stati in grado di trovare.