Libia, Amnesty: “Le politiche dell’Ue intrappolano migliaia di persone in un circolo vizioso di crudeltà”

Il report raccoglie le testimonianze di 32 migranti e rifugiati, intervistati a distanza tra maggio e settembre 2020. [EPA/STR]

Nel rapporto “Tra la vita e la morte”, pubblicato oggi, l’Ong raccoglie nuove prove degli abusi subiti dai migranti ed esorta l’Europa a riconsiderare la collaborazione con le autorità libiche.

Sono sempre di più i migranti e rifugiati che vengono fermati e riportati in Libia, vittime delle misure europee per chiudere la rotta del Mediterraneo. Le violenze e i soprusi che queste persone subiscono nel Paese sono noti a tutti. Invece di essere protette vengono trattate come una merce di scambio o una fonte di arricchimento e ora persino accusate ingiustamente di aver diffuso la pandemia di Covid-19.

Nonostante questo l’Unione europea continua a sostenere un accordo per il finanziamento e la formazione della guardia costiera libica che intrappola decine di migliaia di persone in una infinita catena di crudeltà. È questa la denuncia contenuta nel rapporto “Tra la vita e la morte”, pubblicato da Amnesty International il giorno dopo la presentazione del nuovo patto europeo sui migranti, che a detta dell’Ong “più che un nuovo inizio” è una “falsa partenza”.

“L’Ue e i suoi Stati membri devono riconsiderare completamente la loro cooperazione con le autorità libiche, subordinando ogni ulteriore sostegno a un’azione immediata per fermare gli orribili abusi contro i rifugiati e i migranti”, dichiara Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Il report raccoglie le testimonianze di 32 migranti e rifugiati, intervistati a distanza tra maggio e settembre 2020. Tutti sono stati arrestati o rapiti almeno una volta durante il loro soggiorno in Libia, e molti hanno trascorso un periodo di prigionia in diverse strutture di detenzione.

Le colpe dell’Europa e dell’Italia

Pur essendo pienamente consapevoli della situazione, gli Stati e le istituzioni dell’Ue hanno continuato ad impegnarsi in questa cooperazione senza condizionare il loro sostegno all’adozione da parte della Libia delle misure necessarie per garantire che l’assistenza europea non facilitasse ulteriori abusi, a partire dalla fine della politica di detenzione arbitraria rifugiati e migranti. “Rassicurati dal loro successo nel ridurre le partenze dalla Libia, nel 2020 l’Italia e altri Stati e istituzioni europee hanno continuato ad attuare le stesse politiche di contenimento”, ricorda Amnesty International.

Il rapporto descrive anche “la deportazione sommaria di migliaia di rifugiati e migranti dalle regioni orientali della Libia”. “Rifugiati e migranti rischiano la vita in mare per cercare sicurezza in Europa, solo per essere intercettati, ritrasferiti in Libia e consegnati agli stessi abusi che cercavano di fuggire”, evidenzia l’Ong.

Fuori dai centri di detenzione la situazione non cambia. Migranti e rifugiati sono vittima di ogni sorta di violenza da parte delle milizie.  Spesso sono sfruttati dai datori di lavoro o sottoposti a lavori forzati. Le donne subiscono sistematicamente molestie e stupri.

Per porre fine a questo circolo vizioso l’Unione europea e i suoi Stati membri dovrebbero rivedere completamente la loro cooperazione con la Libia, spiega l’Ong, e fare in modo che qualsiasi cooperazione in materia di migrazione e di controllo delle frontiere sia subordinata all’adozione di misure concrete e verificabili per proteggere i diritti dei rifugiati e dei migranti nella regione. Infine, per tutelare chi ha bisogno di protezione servono vie sicure e legali verso l’Europa.