L’appello di Save the Children all’Ue: asilo per i bambini afgani

Alcuni dei 260 cittadini afgani evacuati dalle autorità spagnole arrivati alla base militare di Torrejon de Ardoz a Madrid, Spagna, 23 agosto 2021. EPA-EFE/FERNANDO VILLAR

“L’Europa deve assumersi la responsabilità dei bambini afgani richiedenti asilo”: è questo il titolo dell’appello dell’organizzazione Save The Children ai governi UE.

Il testo dell’appello dell’ONG che ha uno status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite è molto duro: “Save the Children è inorridita dall’enfasi posta dai politici europei nel dissuadere i rifugiati dall’Afghanistan. Ha chiesto ai governi e all’UE di adempiere ai loro obblighi morali e legali per garantire la sicurezza dei bambini e delle famiglie afgane a rischio di persecuzione e altre violazioni dei diritti umani, e di offrire loro asilo”.
La presa di posizione arriva dopo le parole del premier sloveno Janez Jansa che aveva detto che l’Ue non aprirà corridoi umanitari per i migranti afghani; dopo la proposta del governo austriaco di creare centri di detenzione per gli afgani nei Paesi confinanti con il nuovo Emirato islamico; dopo la lettera di sette Paesi UE che avevano chiesto alla Commissione di poter procedere con i rimpatri degli afgani le cui domande di asilo erano state rigettate; dopo le indiscrezioni su una telefonata fatta dal presidente del consiglio europeo Charles Michel a Erdogan per chiedere che la Turchia prendesse in carico gli afgani che avevano lavorato per l’UE in Afghanistan; dopo le stesse parole del presidente francese Emmanuel Macron che ha dichiarato di voler portare avanti un’iniziativa europea volta ad “anticipare” e “proteggere da significativi flussi migratori irregolari”.

Il presidente americano Joe Biden ha confermato che le operazioni di evacuazione di civili dall’aeroporto di Kabul termineranno il 31 del mese, senza alcun posticipo. Probabilmente c’è anche la paura di un possibile attentato dell’Isis, come ha confermato l’intelligence nelle ultime ore. Tutto questo però significa verosimilmente che non tutti gli afgani che avrebbero diritto di essere evacuati saranno portati via. E sicuramente non saranno imbarcate tutte le persone che pur non avendo direttamente collaborato con le forze NATO sono vulnerabili e rischiano di subire ritorsioni. Emblematiche le testimonianze delle (poche) donne magistrato che hanno fatto sapere che i talebani le cercano casa per casa.
“Il sostegno promesso dalla presidente Von der Leyen ai vicini dell’Afghanistan, che ospitano la stragrande maggioranza dei rifugiati afgani, è benvenuto, così come la disponibilità dei governi europei a reinsediare alcuni afgani”, sostiene Save the Children; ma Anita Bay, Direttrice di Save the Children Europe ha aggiunto che “In nessun caso, tuttavia, questa accoglienza deve essere usata per giustificare dure misure di repressione ai confini dell’Europa”. Il riferimento è ai vecchi e ai nuovi muri per fermare i migranti di cui i confini UE sono disseminati. “L’Europa ha le risorse e la capacità di aiutare le persone provenienti dall’Afghanistan che arrivano ai suoi confini e di offrire asilo a coloro che ne hanno bisogno”, ha ribadito Bay.

Intanto, sui social rimbalzano le storie di quelli che sono riusciti a fuggire. La Onlus Pangea che sostiene le donne vulnerabili sui social ha raccontato come alcune donne sono state messe in slavo: “Avevamo bisogno di un lasciapassare per le donne di Kabul e le loro famiglie. Di un segno che permettesse la loro identificazione immediata da parte dei militari italiani all’entrata dell’aeroporto di Kabul, prima dei controlli più approfonditi. Non ci abbiamo pensato un secondo: una P sul palmo della mano. La P di Pangea è diventata lasciapassare verso la salvezza, verso una nuova vita”. Altre donne, messe in salvo da altre organizzazioni hanno invece usato un nastro rosso al braccio come segno di riconoscimento.
Per 7 di loro è stato fondamentale il lavoro di mediazione della eurodeputata Alessandra Moretti; tra loro Rahel, una giovane attivista per i diritti delle donne. Elisa Serafini racconta l’odissea per permetterle di salire su un volo: “Dopo una settimana di telefonate, email, tentativi diplomatici con 10 paesi diversi, notti insonni e dopo una notte in aeroporto sotto il rumore di spari, Rahel ora è salva”.
Tra i bambini che invece sono arrivati sani e salvi in Europa c’è Said che ha 6 anni ed è affetto da una tetraparesi spastica e un sospetto di leucemia. È arrivato in Toscana ed è stato trasferito all’ospedale Mayer, per ricevere le cure di cui necessita.