Lamorgese: “La redistribuzione dei migranti diventi obbligatoria per dare corpo alla solidarietà europea”

La ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, interviene durante il webinar promosso da Euractiv Italia, CesUE e il centro regionale toscano del Movimento Federalista Europeo

La ministra dell’Interno è intervenuta al webinar organizzato da Euractiv Italia insieme  all’eurodeputato Brando Benifei, a Monsignor Gian Carlo Perego, all’onorevole Piero Fassino e alla dottoressa Petra Mezzetti, ricercatrice del Cespi.

Durante un webinar promosso da Euractiv.it, CesUe e dal centro regionale toscano del Movimento federalista europeo, la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha ribadito la necessità di affrontare un fenomeno strutturale, come quello migratorio, con strumenti europei che comprendano, ad esempio, una redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo. Hanno discusso di una possibile “politica europea per le migrazioni” anche l’eurodeputato Brando Benifei, Sua Eminenza Monsignor Gian Carlo Perego, l’onorevole Piero Fassino e la dottoressa Petra Mezzetti, ricercatrice del Cespi.

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In apertura dei lavori la ministra dell’Interno ha presentato in sintesi la posizione italiana rispetto al Migration Pact, promosso dalla Commissione europea e ora oggetto di discussione nel Consiglio “Affari Interni”. L’Italia, ha spiegato Lamorgese, non può accettare la vaghezza delle misure di solidarietà previste nel testo della Commissione. Il Patto sui migranti non supera infatti il principio del primo Paese di arrivo e non prevede alcuna redistribuzione obbligatoria dei migranti, cosa che invece sarebbe necessaria per dare corpo al principio della solidarietà europea.

Il dibattito europeo su questo tema è molto serrato. I Paesi di Visegrad, ricorda la ministra, sono completamente contrari ad ogni redistribuzione ed accetterebbero soltanto il finanziamento dei Paesi di frontiera che dovrebbero farsi carico dell’intero processo di accoglienza.

Le difficoltà politiche nel Consiglio e l’ostruzionismo che ha ritardato l’introduzione di un vero sistema europeo di asilo sono denunciati anche dall’eurodeputato Brando Benifei. La gestione dei fenomeni migratori è diventato il tema più divisivo in assoluto, sottolinea Benifei, persino più dell’enorme questione che riguarda le nuove risorse proprie e la fiscalità europea.

Tale atteggiamento politico ha contribuito a creare un grande equivoco che ha fatto percepire poca sicurezza ai cittadini. Mentre infatti da anni si ripete che le migrazioni andrebbero affrontate in chiave europea, ancora non si è superato un approccio incentrato sulle politiche nazionali, ricorda l’onorevole Piero Fassino, presidente della commissione Affari esteri della Camera dei deputati.

In Italia abbiamo un sistema normativo antiquato, figlio di un contesto politico ampiamente superato, ha dichiarato Fassino. È il caso della Legge Bossi-Fini così come della legge sulla cittadinanza, come puntualizza l’arcivescovo di Ferrara, Mons. Gian Carlo Perego.

I relatori hanno discusso non solo dei limiti del nuovo Migration Pact che secondo loro “va riempito di contenuto”, ma anche della valenza trasversale del fenomeno migratorio. Da una parte serve che insieme ad una politica europea di asilo, venga sviluppata una coerente strategia europea con i Paesi da cui hanno origine i flussi migratori. Tali strategie devono realizzarsi, secondo Mons. Perego, anche prendendo in considerazione il ruolo sociale e di supporto giocato dalle Organizzazioni non governative (Ong), che lavorano nei territori interessati.

Favorire lo sviluppo nei Paesi più bisognosi, riducendo fame e povertà e aumentando standard e possibilità di vita, non basterebbe però a fermare dei flussi migratori che sono parte della storia del mondo e dell’umanità. Ecco allora che tutti i relatori hanno insistito sull’importanza dei processi di integrazione dei migranti. Favorire infatti un più rapido ingresso di questi nel mondo del lavoro, faciliterebbe anche il superamento di pregiudizi sociali dannosi, come l’idea che i migranti abbiano aumentato la diffusione del coronavirus nel nostro Paese: un’evidente falsità.

Dei circa 60.000 migranti attualmente in stanziati in strutture di accoglienza, ricorda Lamorgese, solo il 3% sono risultati positivi al virus e sono tutti stati opportunamente isolati, al fine di spegnere i focolai di contagio. I richiedenti asilo sono fra le persone più controllate perché vengono sottoposti a tampone obbligatorio all’arrivo nel nostro Paese.

Per contenere il fenomeno migratorio serve una politica estera europea efficace verso i Paesi terzi, hanno ribadito i relatori, e in particolare una strategia comune di cooperazione con il continente africano. Questo deve andare di pari passo con una politica europea di asilo fondata su concreti meccanismi di solidarietà e che preveda sistemi di integrazione che permettano una veloce inclusione dei migranti nel tessuto economico e sociale dei Paesi membri.

Il sistema politico europeo, che prevede diritti di veto in materia, rende difficile la definizione, in tempi brevi di una coerente e complessiva strategia europea per gestire un fenomeno strutturale ed epocale come quello migratorio

In un patto sui migranti efficace servirebbe innanzitutto dare maggior peso ai valori europei dell’ospitalità, della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’eguaglianza, dello Stato di diritto, e del rispetto dei diritti umani. Mettere in chiaro le fondamenta – come hanno sottolineato sia la ministra Lamorgese, sia la dottoressa Petra Mezzetti –  potrebbe essere un buon modo per definire una strategia europea che esca finalmente da una perenne emergenza, con uno sguardo lungimirante verso il futuro.