“La miccia” dell’antisemitismo “non deve essere lasciata bruciare”: l’appello del Papa nel suo viaggio in Ungheria

Papa Francesco durante la sua visita apostolica a Budapest, il 12 settembre 2021. [èEPA-EFE/LUCA ZENNARO]

Nel primo giorno della sua visita pastorale in Ungheria e Slovacchia, domenica 12 settembre Papa Francesco ha invitato a vigilare contro la crescita dell’antisemitismo, che ha definito una “miccia che non deve essere lasciata bruciare”.

La parte ungherese del viaggio del Papa – insolitamente breve – è iniziata al mattino presto, domenica presto, e le parole del Pontefice non hanno mancato di sottolineare la distanza   che lo separa dal sottolineando primo ministro nazionalista e anti-immigrati Viktor Orbán, che Bergoglio ha incontrato assieme al presidente della Repubblica ungherese, János Áder, e ai vertici della segreteria di Stato vaticana, Pietro Parolin e Paul Richard Gallagher.

Contrastare l’antisemitismo

Più di mezzo milione di ebrei ungheresi sono stati uccisi nell’Olocausto, che ha distrutto una cultura un tempo vivace in tutto il paese. Attualmente, secondo il World Jewish Congress, in Ungheria vivono tra i 75.000 e i 100.000 ebrei, il numero più grande dell’Europa centrale: la maggior parte risiede a Budapest.

Proprio nella capitale, durante il Consiglio ecumenico delle Chiese e di alcune Comunità ebraiche dell’Ungheria, il Papa ha detto di pensare spesso “alla minaccia dell’antisemitismo ancora in agguato in Europa e altrove. Questa è una miccia che non deve bruciare. E il modo migliore per disinnescarla è lavorare insieme, positivamente, e promuovere la fraternità”.

Un sondaggio del think tank Median commissionato da Mazsihisz, la Federazione delle comunità ebraiche ungheresi, ha rilevato che un ungherese su cinque si dice fortemente antisemita, mentre un altro 16% rientra nel gruppo di quelli che il sondaggio ha definito ‘moderatamente antisemiti’.

Tuttavia il sondaggio, pubblicato a luglio e condotto nel periodo 2019-2020, ha riscontrato che ci sono stati meno episodi di antisemitismo come atti vandalici e aggressioni fisiche in Ungheria rispetto ad altri paesi europei.

Nel suo discorso, il Papa ha evocato l’immagine del famoso Ponte delle Catene di Budapest sul Danubio, che collega le due metà della capitale ungherese, Buda e Pest: “non le fonde insieme, ma le tiene unite. Così devono essere i legami tra di noi”.

“Ogni volta che c’è stata la tentazione di assorbire l’altro non si è costruito, ma si è distrutto; così pure quando si è voluto ghettizzarlo, anziché integrarlo. Quante volte nella storia è accaduto! Dobbiamo vigilare e pregare perché non accada più”, ha affermato il Papa.

Il pontefice ha detto anche che i leader cristiani dovrebbero impegnarsi in quella che ha chiamato “educazione alla fraternità”, per opporsi alle esplosioni di odio.

Orbán, al potere dal 2010, ha sollevato molte preoccupazioni nella comunità ebraica ungherese, quando alcuni anni fa aveva usato un’immagine del finanziere statunitense di religione ebraica George Soros in una campagna pubblicitaria contro l’immigrazione.

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Il funzionario del Ministero ungherese della cultura Szilárd Demeter, direttore generale del Museo letterario Petőfi, sulle colonne dell’Origón ha scritto frasi come “La camera a gas di György Soros in Europa”, “György Soros è un Führer liberale”, “noi siamo i …

Nel maggio scorso, Orbán ha detto ai giornalisti che le accuse di antisemitismo contro di lui erano “ridicole”, aggiungendo che l’Ungheria è il “paese più che giusto e corretto in questo senso”.

Orbán ha anche affermato che gli ebrei dovrebbero sentirsi al sicuro sotto il suo governo, e che l’Ungheria dimostra “tolleranza zero” per l’antisemitismo.

Il Pap mette al centro l’accoglienza

L’incontro con Orbán e Áder, ha riferito la diplomazia vaticana, è stato “cordiale”, e ha affrontato i temi del ruolo della Chiesa nel Paese, dell’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, della difesa e della promozione della famiglia.

Al termine, il premier ungherese ha postato su Facebook la foto della sua stretta di mano con il Papa, a cui ha scritto di aver chiesto di aiutarlo a “non far perire il cristianesimo in Ungheria”.

Posizione a cui il pontefice ha indirettamente risposto nel successivo colloquio con i vescovi del paese. La presenza di diverse etnie e dei migranti, ha detto il Papa, sono qualcosa che “almeno in un primo momento spaventa, perché mette a rischio le sicurezze acquisite e provoca la stabilità raggiunta”.

Tuttavia, ha aggiunto, citando il poeta e pastore protestante slovacco Samo Chalupka, essa  “è una grande opportunità per aprire il cuore al messaggio evangelico: amatevi gli uni gli altri”. Per questo non ci si deve chiudere “in una rigida difesa” della “nostra cosiddetta identità” ma “aprirci all’incontro con l’altro e coltivare insieme il sogno di una società fraterna”.