La Bielorussia spinge migliaia di migranti al confine con la Polonia per mettere in difficoltà l’Ue

bielorussia [EPA-EFE/POLAND'S MINISTRY OF NATIONAL]

L’Ue promette di dare una risposta unitaria. Ma il ricatto fatto sulla pelle di migliaia di persone fa emergere le divisioni fra chi chiede di innalzare muri e chi spinge per una maggior solidarietà europea.

Migliaia di persone ammassate alla frontiera tra Bielorussia e Polonia. Un esodo organizzato o comunque favorito dal regime di Alexander Lukashenko, che da mesi accoglie migranti per poi spingerli verso il confine polacco ed europeo, nel tentativo di mettere in difficoltà l’Unione e “punirla” per le sanzioni inflitte a Minsk, che tuttavia nega qualsiasi responsabilità. Un ricatto fatto sulla pelle di migliaia di persone che sperano in un futuro migliore.

Il ministro della Difesa polacco Mariausz Blaszczak ha annunciato lo schieramento di 12 mila uomini al confine. Una strategia a cui pensa anche la Lituania.

A Varsavia il partito di governo, Diritto e giustizia (PiS), a sua volta sfrutta l’emergenza per distogliere l’attenzione dalla questione dell’aborto e dallo scontro con Bruxelles sullo Stato di diritto e rafforza i consensi tra quegli elettori spaventati da un possibile aumento dell’immigrazione. Politico spiega in proposito che i partiti della maggioranza stanno accusando l’opposizione di preoccuparsi più dei migranti che dei polacchi.

A Bruxelles la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen ha fatto appello  “agli Stati membri ad estendere il regime di sanzioni nei confronti del regime bielorusso responsabile di questi attacchi ibridi”. “L’Ue esaminerà in particolare come sanzionare, anche inserendole in una lista nera, le compagnie aeree di Paesi terzi attive nella tratta di esseri umani”, ha aggiunto von der Leyen, spiegando che Bruxelles valuterà anche “con le Nazioni Unite e le sue agenzie specializzate come prevenire lo svilupparsi di una crisi umanitaria e garantire che i migranti possano essere rimpatriati in sicurezza nel loro paese di origine, con il sostegno delle autorità nazionali”.

La presidente della Commissione europea ha parlato con i primi ministri di Polonia, Lituania e Lettonia “per esprimere la solidarietà dell’Ue” e discutere con loro le “misure da adottare per sostenerli nei loro sforzi”. Per Von der Leyen “la strumentalizzazione dei migranti a fini politici” da parte di Minsk “è inaccettabile”.

“Le autorità bielorusse devono capire che fare pressioni in questo modo sull’Unione europea attraverso una cinica strumentalizzazione dei migranti non le aiuterà a raggiungere i loro scopi”, ha continuato von der Leyen, riferendo anche che il vicepresidente Ue Margaritis Schinas, in coordinamento con l’alto rappresentante Josep Borrell, “si recherà nei prossimi giorni nei principali Paesi di origine e di transito per garantire che agiscano per evitare che i propri cittadini cadano nella trappola tesa dalle autorità bielorusse”.

Anche la Germania ha visto forte aumento dei migranti che entrano dalla Bielorussia attraverso il suo confine orientale e ha sollecitato l’Ue ad “agire” per aiutare i Paesi in prima linea ad arginare il flusso di persone dalla Bielorussia.

Nel solo mese di ottobre sono arrivate quasi 5.000 persone, secondo le autorità tedesche, il governo di Berlino in risposta all’intensificarsi dei flussi migratori ha rafforzato i controlli alle frontiere.

“La Polonia o la Germania non possono gestire questa situazione da sole”, ha dichiarato alla Bild il ministro dell’Interno Horst Seehofer. “Dobbiamo aiutare il governo polacco a rendere sicura la loro frontiera esterna. Questo sarebbe in realtà il compito della Commissione europea. Mi sto appellando a loro per agire”, ha aggiunto.

Nell’intervista alla Bild Seehofer ha detto anche di sostenere la decisione della Polonia di costruire un muro di confine. “Non possiamo criticarli per aver protetto i confini esterni dell’Ue”. “Non attraverso l’uso di armi da fuoco ovviamente, ma con altri mezzi che sono disponibili”, ha continuato.

A ottobre dodici stati membri dell’Ue avevano chiesto a Bruxelles di finanziare la costruzione di barriere per impedire ai migranti illegali di entrare nell’Unione. La Commissione ha dato risposte contraddittorie. Prima la commissaria agli Affari interni Ylva Johansson ha fatto sapere di non essere contraria alla costruzione di nuove barriere, purché finanziate dagli Stati membri. Poi la presidente della Commissione Ursula von der Leyen a margine del Consiglio europeo ha aggiustato il tiro: “Sono stata molto chiara: non ci sarà alcun finanziamento di filo spinato e di muri”. L’attuale codice delle frontiere Schengen dell’Ue non prevede attualmente una barriera fisica come misura di protezione delle frontiere esterne dell’Unione. Ma è evidente che su questo tema esistono posizioni diverse non solo fra i Paesi membri ma anche a Bruxelles.