Incendio di Moria, l’unica proposta dell’Ue è un campo profughi più moderno

Uomini e bambini riversati sulle strade a Moria. EPA-EFE/DIMITRIS TOSIDIS

Dopo le tante parole di solidarietà e le dichiarazioni d’impegno in seguito all’incendio che ha distrutto il campo profughi di Moria sull’isola d Lesbo, sembra che l’unica proposta dell’Ue sia quella di ricostruire un campo più moderno. La debolezza delle politiche degli Stati europei in tema di immigrazione è sempre più evidente.

Il campo profughi di Moria, il più grande d’Europa, è stato distrutto da un incendio divampato nella notte tra l’8 e il 9 settembre. Una tragedia annunciata, secondo le tante Ong che operavano nel campo e che ne denunciavano e condizioni disumane, e secondo i tanti reportage giornalistici che mostravano come il campo fosse ormai una vera. propria baraccopoli nella quale vivevano ammassate 13 mila persone, a fronte di una capienza massima di 3500. Tra le tante voci che si erano levate per denunciare la situazione di Moria, la più autorevole è probabilmente quella di Papa Francesco, che si è recato sull’isola di Lesbo lui stesso e che ha inviato più volte il cardinale Elemosiniere, Konrad Krajewski.

Le immagini delle fiamme hanno suscitato dichiarazioni importanti sull’esigenza di un profondo cambiamento nella gestione del tema dell’immigrazione in Europa ma le prime azioni concrete non sembrano andare di pari passo con le parole.

“L’Unione europea è pronta a finanziare il trasferimento e l’accoglienza per 400 minori non accompagnati rimasti coinvolti dall’incendio nel campo migranti di Moria”, aveva subito annunciato su Twitter la commissaria europea per le Politiche migratorie, Ylva Johansson. Subito dopo sono arrivate le disponibilità di alcuni Paesi, Francia, Germania e Olanda, ad accogliere qualche centinaia di persone scampate alla tragedia, e quelle di altri a fornire aiuti, come nel caso delle casette inviate in Grecia dalla Polonia, o nel caso dell’invio delle navi per ospitare i profughi che ora vivono per strada.

Le parole più significative erano state quelle del vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas che aveva affermato: “siamo una famiglia di 27 paesi, siamo il più grande mercato del mondo, abbiamo il 25% della ricchezza mondiale, è inconcepibile che l’Europa non abbia ancora una politica migratoria comune”. Nel ricordare che il nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo sarà presentato a settembre, Schinas aveva aggiunto che “vogliamo porre fine a questa situazione inaccettabile”. Una dichiarazione d’impegno che faceva sperare in un cambio di rotta politico nella gestione dell’immigrazione e che invece si è tradotto in una ben più misera proposta di costruire un campo più moderno: “L’Ue è pronta non solo a finanziare e sostenere la costruzione di questo nuovo campo, ma anche considerare qualsiasi richiesta greca per un ruolo più attivo nella gestione del nuovo campo”.

Nel frattempo, i profughi sono accampati sulle strade che congiungono quello che resta del vecchio campo di Moria e la città di Mitilene, sull’isola di Lesbo, ma non possono raggiungere la città: c’è uno schieramento di poliziotti in tenuta antisommossa per impedirglielo e ogni tentativo di rompere il blocco viene respinto, anche con il lancio di lacrimogeni. Oltre agli agenti, anche la popolazione locale ha creato dei blocchi stradali che hanno rallentato l’arrivo dei primi aiuti da parte delle Ong. La durissima posizione da parte degli abitanti dell’isola nei confronti dei rifugiati è stata espressa dal sindaco della città, Stratis Kytelis, che si è subito opposto fermamente all’idea di ricostruire il campo.

Trovare una sistemazione dignitosa per migliaia di persone è di certo una priorità urgente ma costruire un nuovo campo più moderno e meglio attrezzato non risolverà il problema.
Anche il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha sottolineato che serve qualcosa di più: “Il Parlamento europeo accoglie con favore la decisione di Francia e Germania di trasferire i bambini di Moria. La missione del vice-presidente Schinas sta dando i suoi frutti. Speriamo che altri governi seguano il loro esempio. Tuttavia, abbiamo bisogno di soluzioni forti e durature per una politica migratoria umana ed efficace”, ha scritto su twitter.

Il tema è molto divisivo nell’opinione pubblica europea e se da un lato le forze politiche di destra in tutta Europa alimentano paura e diffidenza, dall’altro lato ci sono tanti cittadini europei che invece chiedono un cambio radicale della politica europea dell’immigrazione: decine di persone hanno manifestato contro le politiche migratorie dell’UE, nella piazza del Castillo a Pamplona, nel nord della Spagna; moltissimi olandesi si sono ritrovati nella Museumplein, ad Amsterdam, il 12 settembre per lo stesso motivo; e a Berlino nell’ambito delle giornate nazionali antirazziste di “We’ll Come United”, gli attivisti dei diritti umani hanno messo 13mila sedie sul prato del Reichstag per simboleggiare i 13 mila rifugiati di Moria.

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“Moria è qui per ricordare all’Europa che dobbiamo cambiare, perché è inconcepibile che l’Europa non abbia ancora una politica migratoria coerente”, ha detto il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas durante la visita al campo profughi di Moria sull’isola di …