Il Marocco gela l’Ue sui rimpatri di migranti che vengono da Paesi terzi

Migranti al molo di Arguineguin alle Isole Canarie, Spagna, il 9 novembre 2020. EPA-EFE/Elvira Urquijo A.

Il Marocco ha respinto la richiesta dell’Unione europea di riprendere i cittadini di paesi terzi che raggiungono l’Europa partendo dal regno nordafricano. Lo ha dichiarato martedì (15 dicembre) il ministro dell’Interno marocchino.

I problemi legati al tema dell’immigrazione sono molteplici: le difficoltà concrete di costruire percorsi di integrazione, la difficoltà di rispondere alle narrazioni xenofobe e nazionaliste, le difficoltà di contrastare le attività della criminalità organizzata  -per cui quello dei migranti è drammaticamente un affare, dai trafficanti, al caporalato al controllo della prostituzione e dello spaccio-, e soprattutto la difficoltà di trovare una politica comune sull’immigrazione a livello europeo, sui ricollocanti, sui rimpatri, sulle buone pratiche di accoglienza e con riferimento agli accordi con i Paesi terzi.
L’incapacità di trovare delle soluzioni a tutto questo ha come drammatica conseguenza il tentativo di liberarsi del problema, anziché affrontarlo: è per questo che sostanzialmente i migranti non li vuole nessuno. Non li vuole Orbán che ha fatto costruire addirittura un muro per impedire l’accesso in Ungheria; non li vuole la Grecia che li respinge in mare, violando il diritto internazionale; non li vuole l’Italia che ha siglato un accordo molto discusso con la Libia; non li vuole la Francia che ha chiuso le frontiere e fa pattugliare dalla polizia i confini con l’Italia; non li vuole la Croazia che, come documentato dalle inchieste di Avvenire, si macchia di gravi crimini nel tentativo di non far attraversare il proprio confine a centinaia di migranti e rifugiati; non li vuole l’UE nel su complesso che ha siglato un altrettanto discusso accordo con la Turchia.

La commissaria UE per l’immigrazione Ylva Johansson si era recata in visita a Rabat questo mese per cercare un accordo che permettesse ai 27 Paesi UE di rimpatriare i migranti in Marocco a fronte di un’ondata di arrivi senza precedenti alle Isole Canarie. “Avere meno arrivi irregolari e rimpatriare chi non può rimanere, è strettamente legato alle agevolazioni per il rilascio dei visti e alla creazione di canali legali di accesso”, aveva detto la Johansson in quell’occasione. La richiesta è stata respinta, ha detto il ministero marocchino. “Il Marocco non è nella logica del subappalto e insiste affinché ogni Paese si assuma le proprie responsabilità nei confronti dei propri cittadini”, ha detto via e-mail il capo della migrazione e del controllo delle frontiere del ministero dell’Interno Khalid Zerouali.

Il problema, però, è che secondo le autorità spagnole, il numero di migranti che quest’anno hanno raggiunto illegalmente le Isole Canarie – 20.000 – è stato 10 volte maggiore rispetto all’anno scorso e Johansson ha confermato che la metà di questi arrivi si pensava provenissero dal Marocco. Sulle Isole Canarie sono sbarcati 8mila migranti solo tra il 15 ottobre e il 15 novembre e molti sono morti prima i raggiungere riva.
Il motivo principale è sicuramente il nuovo conflitto tra il Fronte Polisario per l’indipendenza del Sahara Occidentale e il Marocco che controlla militarmente la maggior parte dell’ex colonia spagnola: il13 novembre c’è stato il primo scontro a fuoco che ha rotto una tregua durata 29 anni.
Gli altri provengono da Senegal, Mali, Costa d’Avorio, Guinea e Gambia e tentato di raggiungere l’Europa da una delle sue tre porte d’accesso via mare: le Canarie, oltre a Lampedusa e Lesbo. I pattugliamenti lungo la costa settentrionale e l’effetto della chiusura dei confini a causa del COVID-19 hanno spinto le reti di trafficanti a spostare le loro rotte verso le Isole Canarie, 1.400 km (870 miglia) al largo della costa africana, ha detto Zerouali.

L’UE ha dato al Marocco 343 milioni di euro dal 2018 per aiutarlo a contrastare l’immigrazione clandestina. E così il Marocco riammette una media di 15.000 dei propri cittadini che vengono rimandati a casa dall’UE ogni anno. Nel 1992 ha anche accettato di accettare cittadini terzi dalle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, purché entro 24 ore.
Il sostegno finanziario e tecnico al Marocco è garantito da una “responsabilità condivisa tra i partner che affrontano sfide e minacce comuni”, ha detto Zerouali.
Il “no” ai nuovi rimpatri, però, è l’ennesimo tassello che mette in discussione l’attuale strategia europea sul tema.