Il futuro (incerto) dell’azione esterna Ue tra nuovi tagli e questioni politiche irrisolte

Carrelli che trasportano merci per i voli umanitari Humanitarian Air Bridge dell'Ue diretti nella Repubblica Democratica del Congo per cobattere il coronavirus. EPA-EFE/JULIEN WARNAND [EPA-EFEJULIEN WARNAND]

Le istituzioni europee sono ancora bloccate da inizio anno nelle trattative sulle risorse per vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale che, tra l’altro, hanno subito uno dei maggiori tagli durante i negoziati estivi sul bilancio. 

Gli Stati membri e il Parlamento europeo sono bloccati nei negoziati sul Nuovo strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale (Ndici) dell’Ue nel prossimo periodo di bilancio settennale.

Oltre ai programmi sanitari e di ricerca dell’Ue, la Ndici e gli aiuti umanitari hanno subito alcuni dei tagli maggiori che il Parlamento sta attualmente cercando di rinegoziare. Questo dopo cinque tornate di triloghi dall’inizio del 2020 e la maratona di colloqui nell’estate passata.

I governi regionali e la società civile chiedono un aumento della spesa dopo che i leader europei hanno tagliato 15,2 miliardi di euro dal nuovo strumento per lasciare 70,8 miliardi di euro a luglio, il 17,7% in meno di quanto richiesto dalla Commissione europea e il 3,1% in meno di quanto speso per programmi simili nel periodo 2014-2020.

Il Nuovo strumento di vicinato è uno dei quindici programmi di punta sui quali il Parlamento aspetta la riconsiderazione del Consiglio europeo. Come per altri dossier che dipendono dalle più ampie discussioni sul bilancio, le istituzioni sperano di raggiungere un accordo entro la fine dell’anno.

Appuntamenti e scadenze

Ma al di là dei fondi disponibili, questioni politiche come la spesa per l’immigrazione sono ancora aperte e la prossima tornata di colloqui è prevista per il 17 novembre.

La Ndici è stata creata per unire i diversi strumenti di assistenza allo sviluppo dell’Ue. “Per noi, [Ndici] sta creando uno strumento più grande che darà più flessibilità, si spera renda gli aiuti più efficienti e in linea con gli obiettivi che vogliamo raggiungere” come gli obiettivi di sviluppo sostenibile e le ambizioni geopolitiche dell’Ue, ha detto il presidente della commissione per lo sviluppo del Parlamento Tomas Tobé a Euractiv.

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Con una mossa sorprendente, i leader dell’Ue hanno deciso la distribuzione interna dei fondi all’interno del Nuovo strumento di vicinato e cooperazione, accantonando la parte del leone del denaro per i programmi geografici, lasciando 8,5 miliardi di euro per progetti tematici e azioni di risposta rapida, con un’altra tranche lasciata come cuscino per nuove sfide e circostanze impreviste.

Secondo la posizione del Parlamento la distribuzione interna dovrebbe essere decisa dal Consiglio e dai soli deputati ha affermato Tobé. Le Ong hanno anche chiesto che i fondi vengano redistribuiti diminuendo il cuscinetto per l’aumento dei programmi tematici e le azioni di risposta rapida importanti per fornire aiuti umanitari e allo sviluppo.

Aumentare ed estendere il budget

L’eurodeputato Michael Gahler (Ppe), corresponsabile dei negoziati per la Ndici, ha detto che “se il Consiglio desidera che l’Unione sia preparata per le nuove sfide emergenti… il finanziamento della Ndici deve essere aumentato”.

“Altrimenti la capacità dell’Unione di mostrare solidarietà e di approfondire la cooperazione con importanti partner in Europa e nel Mondo ne soffrirebbe” e “ci incontreremo per discutere la raccolta di fondi ogni volta che si svilupperà una nuova crisi o una nuova priorità”, ha detto il legislatore tedesco nei commenti inviati via e-mail.

Un’altra questione è che, nel tentativo di razionalizzare e rendere la Ndici geograficamente focalizzata, la proposta della Commissione per lo strumento non prevedeva un budget specifico per le autorità locali e regionali (Erl), nonostante fosse presente nel precedente ciclo di bilancio.

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La …

Dopo che il Comitato delle Regioni (CdR), un organo consultivo composto da 329 membri, composto da politici eletti a livello regionale o locale, nonché dalla società civile e dalle associazioni degli enti regionali e locali, ha protestato contro la decisione, gli eurodeputati l’hanno inclusa nella loro controproposta. Gahler ha affermato che il Parlamento chiede ancora il proseguimento di un programma dedicato.

Nessuna linea di bilancio specifica può ridurre il numero di progetti per i quali le autorità regionali possono rivolgersi direttamente alla Commissione, ponendo maggiormente l’accento su programmi ombrello più ampi e di più ampia portata.

“L’esperienza e le prove dimostrano che i governi locali e regionali possono essere partner importanti per lo sviluppo e che le organizzazioni della società civile sono ben posizionate come spina dorsale e moltiplicatori di tale cooperazione”, ha detto Gahler.

Nella sua proposta aggiornata della scorsa primavera, la Commissione ha incluso “alcune formulazioni sugli enti regionali e locali qua e là, ma nessun programma specifico e nessun bilancio stanziato”, ha affermato Isabelle Boudineau, presidente della commissione del CdR responsabile della coesione e del bilancio dell’Ue.

La presidente ha sottolineato che molte regioni e città europee hanno già programmi di cooperazione con gli enti regionali e locali al di fuori dell’Ue, e che questi saranno in pericolo. Boudineau, che è anche vicepresidente della regione francese della Nouvelle-Aquitaine, ha ricordato che la sua regione, ad esempio, ha già avviato partenariati di cooperazione con regioni, province o dipartimenti del Madagascar, del Senegal, del Vietnam e del Burkina Faso.

Questi partenariati stanno sostenendo lo sviluppo dell’agricoltura agro-ecologica, formando gli agricoltori, contribuendo allo sviluppo e all’attuazione di un piano per il clima e lavorando a progetti per la creazione di micro centrali solari.

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Secondo Boudineau, “il fatto che si tratti di una cooperazione tra Erl, decentrata, permette una migliore efficienza dell’azione pubblica, spesso più efficace che tra Stati”. “Abbiamo una reale attitudine a stabilire un dialogo politico con le autorità pubbliche locali, andando in aree e territori spesso trascurati dagli Stati”, ha aggiunto.

Se il Parlamento non riuscirà a far passare una linea di bilancio separata, gli enti locali e regionali dovranno lavorare di più con i funzionari dell’Ue sul campo. A sua volta, le delegazioni dell’Ue nei Paesi partner avranno maggiori responsabilità per garantire agli enti locali e regionali un adeguato accesso ai programmi dell’Unione.

Semplificare per una maggiore efficienza

Tuttavia, sia la Commissione che il Consiglio stanno spingendo per una semplificazione per quello che, secondo loro, sarebbe un guadagno in termini di efficienza. “Noi tutti comprendiamo che dobbiamo lavorare di più con le autorità locali e con la società civile”, ha detto Tobé. “Dal punto di vista del Consiglio e della Commissione naturalmente, è più facile avere questo rapporto con gli Stati e i governi”.

Allo stesso tempo, “penso che molti capiscano che politicamente parlando, quando abbiamo enormi problemi con specifici Paesi, – e a volte un problema è in realtà la leadership del Paese, – è più efficace lavorare con la società civile e locale che con le autorità”.

Tobé ha aggiunto che, se da un lato spera che questo non sia il problema più difficile da concordare, dall’altro è difficile dirlo perché “nessuno ha ancora mostrato le sue carte. Questo perché abbiamo salvato fino alla fine tutte le discussioni politiche cruciali”.

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