I leader sovranisti dell’Est Europa firmano un documento contro immigrazione e “liberalismo occidentale”

I leader dell'Europa centrale partecipano al Forum demografico di Budapest. Da sinistra Andrej Babiš (Repubblica Ceca), Janez Janša (Slovenia), Viktor Orbán (Ungheria), Aleksandar Vučić (Serbia), Milorad Dodik (membro serbo della presidenza tripartita della Bosnia) e Katalin Novak (ministra per la famiglia ungherese). [EPA-EFE/SZILARD KOSZTICSAK HUNGARY OUT]

I leader illiberali dell’Europa centrale hanno firmato una dichiarazione con cui affermano che l’immigrazione non può essere la soluzione al declino delle nascite nell’Ue, chiedendo del contempo di mantenere le politiche famigliari sotto la giurisdizione nazionale.

Non sorprende il contenuto del documento firmato giovedì 23 settembre dai leader di Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia e Serbia, in cui viene dichiarato che l’immigrazione non può essere considerata una soluzione al declino del tasso di natalità in Europa.

“Aumentare il numero di bambini europei è essenziale per preservare la cultura cristiana e le altre tradizioni religiose per le generazioni future”, si legge nel documento. “L’immigrazione non può essere vista come lo strumento principale per affrontare i problemi demografici”.

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che si troverà ad affrontare le elezioni il prossimo anno, sta esasperando sempre di più la sua politica sociale per proteggere quelli che definisce “valori cristiani tradizionali” dal “liberalismo occidentale”.

Orbán ha anche proseguito nella sua campagna anti-immigrazione nelle ultime settimane, dopo la presa di potere dei talebani in Afghanistan. Allo stesso modo, il premier ceco Andrej Babiš si troverà ad affrontare un’elezione tra due settimane e sta portando avanti una campagna anti-immigrazione.

Il tasso di natalità dell’Europa sta diminuendo dal 2000, rivelano le cifre di Eurostat, con 1,53 nascite per ciascuna donna nel 2019, ben al di sotto delle 2,1 ritenuto sufficiente per evitare il declino della popolazione.

“L’unica soluzione sostenibile per evitare l’estinzione dell’Europa è aumentare il tasso di natalità”, ha detto il premier ceco Babiš al Forum demografico di Budapest, da dove i leader dell’Europa centrale hanno firmato il loro documento.

Nel documento si faceva riferimento anche alle politiche famigliari, riguardo cui si specificava che “ogni Stato membro dovrebbe poterle formulare in accordo con la sua costituzione e le sue tradizioni. Le politiche famigliari devono rimanere una competenza nazionale”.

Attacco alla cultura liberale

Durante il Forum demografico di Budapest, diversi interventi sono stati votati all’attacco contro l’occidente europeo, accusato di un “nuovo marxismo politico liberale” che “ci costringe ad ascoltare teorie che ci faranno perdere il nostro stile di vita e, in ultima battuta, ci costeranno la sopravvivenza”, come ha dichiarato senza mezzi termini il presidente serbo Aleksandar Vučić.

Vučić, inoltre, ha accusato l’Ue di condurre “una guerra jihadista sullo stato di diritto contro chi disobbedisce” e che ora “una nuova jihad” basata sul clima sta venendo usata per tenere sotto controllo gli Stati membri.

“È davvero il cambiamento climatico la questione principale? È davvero più importante della questione demografica, del futuro dei nostri Paesi?”, ha proseguito, aggiungendo che per i Paesi più piccoli il prezzo della transizione energetica sarà il vero problema.

Orbán e Babiš hanno insistito sulla questione migratoria, attaccando l’ideologia dell’accoglienza e definendola pericolosa per il mantenimento delle identità nazionali. Il premier ungherese ha anche proseguito la sua campagna aggressiva contro i movimenti Lgbt+.