I conti aperti tra Cipro e la Turchia (e la UE) passano per i migranti

Rifugiati siriani in un'area di accoglienza designata nel villaggio di Kokkinotrimithia, vicino a Nicosia, Cipro, il 07 settembre 2016. [EPA/KATIA CHRISTODOULOU]

A Cipro, le autorità hanno dato a un gruppo di richiedenti asilo un out-out: trasferirsi in un campo sovraffollato o tornare a casa, nel loro Paese di provenienza.

Nel bel mezzo del lockdown l’isola del Mediterraneo ha ritenuto che fosse un passo necessario per risparmiare: il piccolo Paese di appena un milione di persone ha oggi il più alto tasso pro capite di richieste di asilo in Europa e i migranti inizialmente erano stati ospitati in hotel nella località costiera di Ayia Napa, altrimenti deserta a causa della pandemia.

Per i migranti è stata dura, ha riferito un nigeriano, che ora vive in un gruppo di tende dell’ONU e capanne prefabbricate circondate da filo spinato; una struttura costruita per 200 persone che ora ne ospita circa 800. Un giorno, dice, gli è stato intimato: “O sali sull’autobus o firmi un foglio che dice che vuoi tornare al tuo paese”. “E’ stato così veloce che nessuno ha avuto il tempo di decidere”, ha detto.

Ora sono in centinaia a vivere nel campo di Pournara a Kokkinotrimithia, vicino alla capitale Nicosia, dove un’ondata di caldo di maggio ha visto le temperature salire a 43 gradi centigradi. Il Consiglio dei rifugiati di Cipro denuncia che i migranti affrontano “condizioni molto difficili” in un “campo chiuso, sovraffollato e in tenda… senza informazioni chiare su quando sarà permesso loro di andarsene”.

Il ministro dell’Interno Nikos Nouris sostiene che si debbano accelerare le procedure di asilo e i rimpatri, insistendo sul fatto che “abbiamo un enorme volume di migranti, e il 75% non è un rifugiato”.

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L’afflusso è in parte dovuto alla storia travagliata di Cipro, il membro più orientale dell’UE, che si trova a soli 80 chilometri dalla costa turca, ed è stato diviso dopo un conflitto militare nel 1974. La Repubblica di Cipro controlla il sud, mentre un’entità separatista sostenuta dalla Turchia amministra il lato nord (la Repubblica turca di Cipro) ed è riconosciuta solo da Ankara, che ha un controllo militare sull’area. Nicosia, la capitale cipriota, è divisa dall’ultimo muro politico d’Europa, diventato famoso quando il più celebre omologo berlinese venne a mancare.

Negli ultimi anni, Cipro settentrionale è diventata una porta d’ingresso per un numero sempre crescente di migranti che arrivano in barca per poi riversarsi nella zona cuscinetto controllata dall’ONU. Da quando la “rotta dei Balcani” dei migranti dalla Turchia verso l’Europa centrale è stata bloccata nel 2015, le domande di asilo a Cipro sono aumentate – da 2.253 quell’anno a 13.648 nel 2019, dice il ministero degli Interni.

“Se la Turchia… continuerà a inviare persone nelle zone occupate di Cipro”, che poi attraverseranno la zona cuscinetto, dice il Ministro, “avremo un periodo molto, molto difficile”.

Intanto un Paese europeo vive con la costante minaccia di una nazione, la Turchia, che ha intrapreso una contesa egemonica su una vasta area mediterranea e politiche aggressive verso stati vicini (invasione della Siria via Kurdistan). Ma senza l’adeguato contrappeso di una politica di sicurezza comune europea, sarà molto complicato trovare una soluzione che porti alla tranquillità dell’area.