Gran Bretagna, aumentano i migranti in arrivo e le tensioni politiche

Un veicolo della Border Force trasporta al porto di Dover i migranti appena giunti tramite la Manica. [EPA-EFE/ANDY RAIN]

Gli agenti di frontiera britannici hanno salvato un altro gruppo di migranti che stava tentando di attraversare il Canale della Manica. La recente ondata di traversate sta aumentando le tensioni politiche con la Francia.

A partire dallo scorso 6 agosto, approfittando del caldo e delle condizioni calme del mare, più di 500 migranti hanno raggiunto l’Inghilterra, per lo più in gommoni sovraccarichi.

Un fotografo della Reuters a Dover ha visto arrivare una barca della Border Force con a bordo un gruppo di migranti che indossava un giubbotto di salvataggio. Il gommone blu su cui viaggiavano è stato invece trainato da un’imbarcazione separata.

“Quello che sta succedendo è il risultato dell’attività di bande crudeli e criminali che stanno mettendo a rischio la vita di queste persone, portandole oltre la Manica […] in imbarcazioni potenzialmente molto pericolose”, ha dichiarato agli organi di stampa il Primo Ministro inglese Boris Johnson.

“Vogliamo fermare tutto questo, lavorando con i francesi”, ha aggiunto.

Il Ministero degli Interni ha affermato di voler far tornare in Francia il maggior numero possibile di migranti. Per affrontare il tema, il ministro dell’immigrazione Chris Philp incontrerà il suo omologo francese a Parigi questa settimana.

La Francia dice di aver già dispiegato risorse extra e che molti barconi sono stati intercettati prima di iniziare la traversata.

Stephen Hale, amministratore delegato dell’organizzazione benefica Refugee Action, ha tuttavia ricordato che i circa 4.000 migranti che hanno finora tentato la traversata verso la Gran Bretagna, rappresentano una porzione molto piccola nel contesto di quella che ha descritto come una crisi globale dei rifugiati.

“Questo è grave per le persone interessate, ma è un movimento modesto per gli standard internazionali ed è certamente qualcosa che la Gran Bretagna può affrontare”, ha detto a Reuters, soprattutto se la si compara alla situazione del Libano, che ospita un milione di rifugiati siriani.

La Francia ha ricevuto 138.000 domande di asilo l’anno scorso, più del triplo delle 44.200 che secondo Eurostat sono state ricevute dalla Gran Bretagna.

Molti dei migranti che cercano di raggiungere la Gran Bretagna provengono dall’Afghanistan, dall’Iraq, dalla Siria e dai Paesi africani, in fuga dalla povertà, dalle persecuzioni o dalla guerra. Alcuni hanno la possibilità di ottenere l’asilo, mentre altri, considerati migranti economici illegali, difficilmente potranno rimanere in Gran Bretagna.

Si ricorrerà alla marina?

Il ministero degli Interni del Regno Unito ha richiesto l’intervento di forze militari per gestire i migranti in arrivo, ma senza chiarire con quali indicazioni queste dovrebbero operare.

Il deputato francese Pierre-Henri Dumont, repubblicano eletto nella zona di Calais, ha rigettato l’idea, valutandola un tentativo dei ministri britannici di “mostrare un po’ di muscoli”.

“La mia domanda è: a che scopo? Se una piccola barca piena di immigrati entra nelle acque britanniche, la marina britannica sparerà contro di loro?”, ha chiesto ironicamente in un’intervista alla BBC.

Johnson però vuole che le cose cambino, data la difficoltà di respingere i migranti, una volta giunti illegalmente in territorio britannico. “Dobbiamo guardare al quadro giuridico che abbiamo, a tutta la panoplia di leggi che un immigrato clandestino ha a sua disposizione e che gli permette di rimanere qui”, ha dichiarato.

Qualsiasi tentativo di cambiare le regole potrebbe però essere complicato dall’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Allo stato attuale, la maggior parte degli accordi dell’Ue sono ancora in vigore per un periodo di transizione che terminerà il 31 dicembre.

Dal 2021 la Gran Bretagna non sarà poi più in grado di rimandare i migranti nei paesi dell’Ue, in quanto ciò è possibile solo nell’ambito di un programma europeo. Se quindi Boris Johnson chiede misure più stringenti rispetto ai vigenti accordi di Dublino, rischia ora di trovarsi isolato in Europa anche da questo punto di vista.