Gli orrori della rotta balcanica: respingimenti illegali e violenze sui migranti. Ora ci sono le prove

I soldati macedoni pattugliano tra il recinto di filo spinato al confine macedone con la Grecia, vicino a Gevgelija, in Macedonia nel 2017. EPA/GEORGI LICOVSKI

Sono stati alcuni eurodeputati del gruppo GUE/NGL (acronimo di Confederal Group of the European United Left/Nordic Green Left, il gruppo dei deputati delle sinistra unita al Parlamento europeo) a consegnare direttamente alla commissaria per l’immigrazione e l’asilo Ylva Johansson il “Libro nero” sulle sistematiche violazioni di diritti ai danni dei migranti che attraversano la famigerata rotta balcanica.

Le vie d’accesso per raggiungere l’Europa sono essenzialmente due: la rotta del Mediterraneo via mare e la rotta balcanica via terra. In entrambi i casi si tratta di viaggi della speranza. I migranti che arrivano dall’Africa, e nello specifico da Senegal, Mali, Costa d’Avorio, Guinea, Marocco e Gambia tentato di raggiungere l’Europa da una delle sue tre porte d’accesso via mare: le CanarieLampedusa e Lesbo. Coloro che invece tentano la rotta balcanica in genere scappano dal Medio Oriente, dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan.
Si tratta di due rotte pericolose, sfiancanti, lungo le quali si verificano episodi di grave violenza. Da molto tempo le agenzie dell’ONU ripetono che la Libia non può essere considerata un porto sicuro e quelle che sono vere e proprie torture sono state ampiamente documentate da inchieste internazionali. Rispetto alle violazioni dei diritti perpetrate ai danni dei migranti sulla rotta balcanica, invece, a lungo si è detto che mancavano le prove, nonostante le recenti inchieste del quotidiano italiano Avvenire.

Per questo, il gruppo della Sinistra unita al Parlamento Europeo ha finanziato la pubblicazione del “Libro nero dei respingimenti” preparato dal Border Violence Monitoring Network (BVMN) e stampato in due volumi. Sono stati proprio due europarlamentari del gruppo, la svedese Malin Björk e lo spagnolo Miguel Urbàn, a consegnarlo a Ylva Johansson, commissaria europeo responsabile dell’immigrazione e dell’asilo.
Il “Libro Nero” raccoglie 892 testimonianze di gruppo che descrivono le esperienze di 12.654 persone e descrive le violenze subite da molti in Italia, Grecia, Croazia, Slovenia e Ungheria lungo la cosiddetta “rotta dei Balcani”, attraverso mappe, dati, foto, referti.
Durante la presentazione del “Libro Nero”, l’eurodeputata tedesca Cornelia Ernst (Die Linke) ha sottolineato che “Negli ultimi anni, la situazione è peggiorata ulteriormente. Siamo rimasti così sconvolti da infinite testimonianze di violenza spietata, sadica e degradante che ricordano  quelle di dittature brutali”.

Da anni le organizzazioni di volontariato denunciano gli abusi, soprattutto in Croazia: i migranti e i richiedenti asilo vengono sistematicamente picchiati, derubati e respinti. Solo tra gennaio e novembre 2020, il Consiglio danese per i rifugiati ha registrato 15.672 respingimenti dalla Croazia alla Bosnia-Erzegovina, segnalando che in più del 60% dei casi, si è trattato di respingimenti violenti. Del resto le immagini fotografiche non lasciano spazio a dubbi. In più di 1500 pagine, la violenza sempre negata dalle autorità nazionali viene documentata.
Non solo le autorità croate hanno sistematicamente negato le accuse, sottolineando l’assenza di valide prove, ma le varie ONG, tra cui proprio Border Violence Monitoring Network (BVMN), o i loro membri, sono stati accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sia dal governo croato che da quello greco.

Nel primo libro si parla di Italia, Slovenia, Ungheria, Grecia e dei Balcani mentre il secondo volume è dedicato a quanto accade in Croazia.
Sapevamo già che Orbán ha fatto costruire addirittura un muro per impedire l’accesso in Ungheria; che le autorità greche attuano respingimenti in mare, violando il diritto internazionale; che anche la Francia fa pattugliare dalla polizia i confini con l’Italia, soprattutto i valichi di montagna.
Nel “libro nero” però sono documentati casi specifici ed esempi concreti. Il primo di cui si parla è il caso di un ragazzo minorenne afgano che giunto a Bari è stato immediatamente imbarcato per essere riportato in Grecia. Come tanti altri. A Bari come a Trieste.

Rispetto al nuovo patto su immigrazione e asilo proposto recentemente dalla Commissione europea, l’obiettivo della Presidenza tedesca era quello di concentrare la discussione intorno a tre aspetti chiave: la procedura prima dell’ingresso nell’Ue, la prevenzione degli abusi del sistema di asilo e la solidarietà. Ma un accordo politico su questi aspetti non è stato raggiunto entro la fine del semestre di Presidenza tedesco e quello dell’immigrazione continua ad essere il dossier più complicato e divisivo per gli Stati membri.

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