Frontex in Lituania per fermare i migranti inviati da Lukashenko

Un agente dell'agenzia di frontiera dell'Unione europea Frontex a Kapciamiestis BCU, Lituania, 19 luglio 2021. [EPA-EFE/STR]

L’agenzia Frontex ha inviato altri 60 uomini in Lituania per fronteggiare l’emergenza migranti. Dall’inizio dell’anno sono arrivati illegalmente più di 3.200 migranti dalla Bielorussia, usati da Lukashenko come arma di ritorsione.

Frontex ha annunciato che “sono arrivati in Lituania altri 60 ufficiali del corpo permanente per sostenere il paese nella gestione della migrazione a causa dell’aumento della pressione al confine con la Bielorussia”. All’inizio del mese, le autorità lituane avevano chiesto a Frontex un ulteriore sostegno e l’avvio di un intervento rapido alle frontiere. In totale, “l’agenzia sta attualmente schierando 100 ufficiali, 30 auto di pattuglia e due elicotteri in Lituania”.

Gli ufficiali di Frontex lavoreranno a fianco dei colleghi lituani e li aiuteranno con i “controlli di frontiera, la sorveglianza delle frontiere, nonché la registrazione, l’identificazione e lo screening dei migranti irregolari che attraversano il confine”, precisa la nota. Dall’inizio dell’anno, le “autorità lituane hanno registrato più di 3.200 ingressi illegali dalla Bielorussia. Più della metà dei migranti rilevati proveniva dall’Iraq, poi dal Congo (Brazzaville) e dal Camerun”, conclude la nota di Frontex.

La premier lituana già da tempo ha sostenuto che non si tratta solo di un caso “di immigrazione illegale come quello che vediamo alle altre frontiere dell’Unione europea”, ma una conseguenza di precise disposizioni che arrivano da Minsk, in risposta alle sanzioni Ue contro il regime di Lukashenko.

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“La strumentalizzazione di migranti e rifugiati è assolutamente inaccettabile”. Lo ha affermato in una nota l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell a nome della Ue. “L’utilizzo di esseri umani in difficoltà per promuovere obiettivi politici viola i valori dei principi europei fondamentali. Di conseguenza, l’Ue e i suoi Stati membri condannano la strumentalizzazione di migranti e rifugiati da parte del regime bielorusso”, ha spiegato.

Borrell ricorda che “l’Ue e i suoi Stati membri restano determinati a gestire efficacemente i flussi migratori al fine di proteggere le frontiere esterne dell’Unione” e che “le persone che non hanno diritto a rimanere nell’Ue devono essere rimpatriate. In tale contesto, l’Unione europea e i suoi Stati membri adotteranno tutte le misure necessarie in conformità del diritto Ue e internazionale”.

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Si tratta sostanzialmente di quello che in precedenza aveva fatto anche il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan che primo aveva usato migliaia di disperati come arma di ricatto nei confronti dell’Ue: a marzo 2020 aveva annunciato di aver aperto i confini del paese ai migranti intenzionati a raggiungere l’Europa attraverso la Grecia, sapendo che è proprio la Turchia che dalla fine del 2016 ferma le persone che cercano di arrivare in Europa dal Medio Oriente. Addirittura aveva fatto trasportare migliaia di migranti al confine terrestre con la Grecia, a ridosso del fiume Evros.