“Non sono state trovate prove” di violazioni di diritti umani nei confronti dei migranti da parte delle guardie di frontiera di Frontex, la controversa agenzia che si occupa del controllo e della difesa dei confini esterni dell’Ue. A renderlo noto, giovedì 21 gennaio, è stato il consiglio di amministrazione della stessa agenzia.
A finire sotto la lente di un’inchiesta interna erano stati alcuni episodi di respingimenti di migranti verso le coste della Turchia da parte delle guardie di frontiera greche, a cui – come aveva raccontato il settimanale tedesco Spiegel lo scorso ottobre – avrebbero partecipato anche funzionari di Frontex. Accuse respinte sia dal governo greco che dal capo dell’agenzia, il francese Fabrice Leggeri, che lo scorso 1° dicembre aveva detto davanti al Parlamento europeo che non c’erano prove del coinvolgimento di Frontex in pratiche di respingimento illegale.
La preoccupazione del cda
Alla stessa conclusione è giunto anche il consiglio di amministrazione dell’agenzia, che nel comunicato diffuso ieri scrive che “sulla base delle informazioni fornite non è stato possibile trovare prove di violazioni dei diritti fondamentali” e quindi di comportamenti illegali da parte dei suoi dipendenti. Tuttavia, si legge ancora, queste conclusioni riguardano solo otto dei tredici episodi in questione, mentre riguardo agli altri cinque ci sarà bisogno di ulteriori indagini.
Il consiglio ha inoltre espresso “preoccupazione” per i ritardi dell’agenzia nel comunicare le informazioni su altri tre episodi al gruppo di lavoro interno che si occupa degli aspetti legali delle operazioni e della tutela dei diritti. Per questo, ha invitato Leggeri a “fornire immediatamente le informazioni mancanti” e ad attuare velocemente le procedure necessarie al miglioramento dei processi interni dell’agenzia, già raccomandati in un precedente rapporto. In un tweet, Leggeri si è detto “lieto che finora il gruppo di lavoro non abbia trovato prove di alcun coinvolgimento di Frontex in presunti respingimenti”.
Frontex Director: I am pleased that so far the Working Group did not find evidence of any Frontex involvement in alleged pushbacks. It is reassuring that no violations of fundamental rights were substantiated in the cases it was able to close
— Frontex (@Frontex) January 21, 2021
“Agenzia fuori controllo”
Da parte sua, la commissaria europea per gli affari interni, Ylva Johansson, ha scritto sempre su Twitter di essere felice che i consiglieri di amministrazione di Frontex “si siano presi le loro responsabilità”, perché l’Ue ha bisogno di una polizia di confine “forte e credibile”: “È nell’interesse a lungo termine dell’agenzia – secondo la commissaria – che le raccomandazioni siano soddisfatte e che le restanti questioni aperte vengano risolte immediatamente”.
1/2 Statement on #Frontex Management Board conclusions:
I am happy that this specific process called for by the @EU_Commission is moving ahead with the urgency that's needed and that the members of the Management Board are taking their responsibilities. We want and need…
— Ylva Johansson (@YlvaJohansson) January 22, 2021
La stessa Johansson, nei giorni scorsi, aveva tuttavia speso parole molto dure in merito ai respingimenti e all’operato di Leggeri, spiegando di aver scritto una lettera al capo di Frontex “perché alcune cose da lui dette durante l’audizione di dicembre non erano vere”. I partiti di sinistra del Parlamento Ue, invece, hanno chiesto un’altra indagine sui respingimenti e domandato a gran voce le dimissioni di Leggeri (richieste da tempo anche da diverse associazioni e ong): “Abbiamo la sensazione che Frontex sia un’agenzia fuori controllo”, ha detto la deputata spagnola del Gue (Sinistra europea), Sira Rego.
La politica dei respingimenti
Nonostante le ripetute affermazioni di Leggeri, infatti, sono molti i casi documentati dai media e dalle ong di respingimenti illegali di migranti che cercano di arrivare in Europa: non solo nell’Egeo, ma anche nel Mediterraneo – come i 56 catturati due giorni fa in acque internazionali da una motovedetta libica (forse fornita dall’Italia) e riportate in Libia – e lungo la rotta balcanica e al confine tra Bosnia-Erzegovina e Croazia.
Azioni che impediscono ai richiedenti asilo di fare domanda per ottenere lo status di rifugiato in un paese dell’Unione, e che se praticate indiscriminatamente contro un gruppo di migranti possono costituire una violazione delle leggi sui diritti umani dell’Ue e della Convenzione di Ginevra del 1951.
Proprio su questa base, peraltro, lunedì 18 gennaio il tribunale di Roma ha condannato lo stato italiano per la pratica dei ‘respingimenti informali’ dei migranti al confine italo-sloveno, che non permettono agli immigrati di presentare domanda d’asilo e si traducono spesso in un respingimento a catena fino in Bosnia-Erzegovina – fuori dalle frontiere comunitarie – segnato in molti casi da violenze fisiche e psicologiche.
L’indagine di Olaf e le spese pazze
Al di là della questione respingimenti, l’operato di Frontex e del suo capo è recentemente finito sotto i riflettori per un’altra vicenda opaca, svelata da Politico e poi confermata dallo Spiegel: un’indagine dell’agenzia antifrode e anticorruzione dell’Ue (Olaf) per “molestie e comportamenti scorretti ai massimi livelli”, oltre che sui respingimenti illegali di migranti. Lo scorso 7 dicembre, l’ufficio di Leggeri e quello di altri dipendenti di Frontex è stato perquisito dagli ispettori dell’Olaf nella sede di Varsavia.
[Exclusive] In 2015, @Frontex spent just over €94,000 for a dinner at the swanky Belvedere restaurant in Warsaw, according to documents released by a #FreedomOfInformationRequest to EUobserver.https://t.co/jcaGDm576u
— EUobserver (@euobs) January 18, 2021
Qualche giorno fa, poi, è stato il sito EuObserver a rivelare dei documenti interni che dimostrano alcune spese pazze di Frontex, il cui budget previsto per quest’anno è di 1,1 miliardi di euro, il più ricco di sempre di tutte le agenzie europee. Secondo le carte, tra il 2015 e il 2019 Frontex avrebbe speso in feste, cene ed eventi 2,1 milioni di euro, tra cui 360 mila per una sola serata di gala del 2015: una cifra superiore a quella stanziata in tutto il 2020 per l’Ufficio diritti fondamentali.
