Frontex, si è dimesso il direttore Fabrice Leggeri

Fabrice Leggeri guida l'agenzia per il controllo delle frontiere dell'UE, Frontex, dal 2015. [EPA-EFE/STR]

Il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, si è dimesso dal suo incarico venerdì 29 aprile, all’indomani di una nuova inchiesta giornalistica che accusa l’agenzia per il controllo delle frontiere dell’UE di respingimenti illegali di migranti nel mar Egeo, e nel giorno in cui la dirigenza di Frontex doveva discutere sull’approvazione di azioni disciplinari per lo staff dell’agenzia sulla base dei risultati di un’indagine dell’autorità europea antifrode (Olaf).

L’inchiesta avrebbe individuato comportamenti irregolari da parte di vari dirigenti di Frontex nella gestione dei flussi migratori verso l’Europa: i suoi risultati sono stati consegnati all’agenzia a febbraio ma non sono ancora stati resi pubblici.

La notizia dell’abbandono di Leggeri era stata anticipata nella mattinata di venerdì da Politico, che aveva citato diverse fonti informate sulla questione. Più tardi nel corso della giornata Leggeri ha inviato al suo staff una mail in cui ha ufficializzato le sue dimissioni.

L’operato di Leggeri, alla testa dell’agenzia dal 2015, negli ultimi anni è stato al centro di diverse polemiche riguardo al trattamento dei migranti alle frontiere esterne dell’UE: in particolare, l’agenzia è stata accusata di aver operato o collaborato a respingimenti illegali sulla rotta balcanica e nel mare Egeo, e di aver intrattenuto rapporti ambigui rapporti con la cosiddetta Guardia costiera libica attraverso paesi come Italia e Malta.

Dopo l’ufficializzazione delle dimissioni di Leggeri, il board di Frontex ha pubblicato un comunicato sulla riunione prevista venerdì, in cui scrive che “alla luce delle dimissioni del direttore di Frontex, il board ha deciso che avviare un procedimento disciplinare contro il direttore in relazione al rapporto dell’Olaf non è più necessario”.

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Nel 2021, le denunce degli attivisti e delle organizzazioni non governative hanno spinto il Parlamento europeo anche ad avviare una Commissione di inchiesta sull’operato di Frontex, che in un report pubblicato la scorsa estate ha accusato l’agenzia di non essere stata in grado o di non aver voluto garantire il rispetto dei diritti umani dei richiedenti asilo nelle operazioni a cui ha partecipato.

L’operato di Frontex, inoltre, lo scorso anno è stato censurato dalla Corte dei conti dell’Unione per la sua inefficienza e i suoi sprechi.

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il 27 aprile, una nuova inchiesta pubblicata dal Mondedallo Spiegel e da altre testate del progetto ‘Lighthouse Reports’ ha poi rivelato che Frontex, tra marzo 2020 e settembre 2021, ha registrato nei suoi database diverse dozzine di respingimenti illegali come operazioni di “prevenzione delle partenze” dalla Turchia: una pratica contraria al diritto internazionale.

In base a un documento interno dell’agenzia di frontiera dell’UE, ottenuto dai giornalisti attraverso una richiesta di accesso agli atti, 222 episodi inseriti nella banca dati JORA (Joint Operations Reporting Application) sono descritti come casi di imbarcazioni di migranti intercettati prima dell’ingresso nelle acque territoriali greche.

In almeno 22 casi, che hanno coinvolto 957 migranti, le persone sono state ritrovate in mare su canotti alla deriva senza motore, che secondo le fotografie autenticate dal team di giornalisti corrispondono ai modelli acquistati dal ministero della Marina greco attraverso un finanziamento della Commissione europea: una prova che dimostrerebbe che i migranti erano  già entrati in acque greche e che quindi sono stati respinti illegalmente.

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Frontex, nata nel 2006 e per anni rimasta in condizione di semi-anonimato, a partire dal 2015 ha allargato il proprio ruolo e il proprio budget, che nel 2020 ammontava a 460 milioni di euro contro i 19 del 2006. Entro il 2027, inoltre, la sua dotazione finanziaria dovrebbe arrivare a 900 milioni, e il personale operativo (guardie costiere e di frontiera) a 10 mila unità.