Droni per intercettare le imbarcazioni di migranti: il contratto Ue con Airbus

Un drone dell'esercito israeliano. EPA-EFE/ABIR SULTAN

Airbus e due compagnie di armamenti israeliane si sono aggiudicati 100 milioni di euro per operare con i droni nel Mediterraneo: l’obiettivo è individuare le barche cariche di migranti che tentano di attraversare il mare per raggiungere l’Europa, secondo quanto riporta il Guardian.

Per i “servizi di sorveglianza aerea marittima” saranno dunque usati i sistemi di velivoli di media altitudine a lunga durata e pilotati a distanza, noti al grande pubblico come droni. Nell’operazione, Airbus, il conglomerato europeo dell’industria aerospaziale e della difesa, collaborerà con la Israel Aerospace Industries (IAI), di proprietà statale. Un secondo contratto, poi, è stato siglato con la Elbit Systems, azienda privata israeliana produttrice di armi. Entrambe le commesse ammontano a 50 milioni di euro ciascuna. La notizia è riportata dal quotidiano britannico Guardian.

Il servizio sarà fornito in Grecia e/o in Italia e/o a Malta nell’ambito secondo il contratto quadro firmato tra Frontex e i fornitori, nell’ambito delle misure di controllo delle frontiere meridionali dell’Europa. Il budget dell’agenzia responsabile, l’Agenzia europea per le frontiere e la guardia costiera (Frontex) è passato dai 6 milioni di euro nel 2005 ai 460 milioni di euro quest’anno, a testimonianza dell’accresciuta importanza del controllo delle frontiere esterne, rispetto all’immigrazione. Il servizio di sorveglianza aerea includerà un affidabile streaming di dati in tempo reale e una capacità di condivisione dei dati in tempo reale.

La IAI sostiene che il suo drone Heron, ampiamente utilizzato dalle forze armate israeliane e tedesche, sia in grado di volare per oltre 24 ore e possa percorrere fino a 1.000 miglia dalla sua base ad altitudini superiori ai 35.000 piedi. La Elbit Systems sostiene che i suoi droni Hermes possono volare fino a 36 ore a 30.000 piedi. Il mese scorso Elbit ha annunciato che i droni Hermes sono stati testati con la Maritime and Coast Guard Agency del Regno Unito al largo della costa occidentale del Galles per operazioni di ricerca e salvataggio. I droni israeliani sono il frutto della tecnologia bellica di sorveglianza che Israele ha sviluppato e testato in una serie di assalti contro Gaza, come documentato da un report di Human Rights Watch. Airbus ha fatto sapere che il proprio modello non è in grado di trasportare armi, e sarà dipinto di bianco con l’etichetta Frontex. I primi test saranno effettuati sull’isola greca di Creta.

Nell’ambito del programma Frontex è già stato sperimentato il drone Falco Evo della italiana Leonardo per attività di sorveglianza marittima attraverso l’uso di droni nello spazio aereo civile italiano e maltese. Nel giugno 2919 il drone aveva documentato una pratica frequentemente praticata dai trafficanti: il trasbordo di decine persone dalla ‘nave madre’ a un barcone che viene poi lasciato andare alla deriva. In quel caso la Guardia di Finanza, allertata dalle immagini del drone, aveva raggiunto e dunque sequestrato il peschereccio.
I timori però rispetto all’uso di questo tipo di tecnologia sono molti. I più critici sostengono che l’obbligo legale di aiutare una nave in pericolo e di soccorrere i naufraghi non si applica a un veicolo aereo senza pilota o a un qualsiasi drone.