Diritti di migranti e rifugiati: una nuova sfida per la presidenza tedesca

Migranti dall'Afghanistan e dal Pakistan protestano contro le deportazioni nel campo profughi a Moria, nell'isola di Lesbo, nel 2016. [EPA/ORESTIS PANAGIOTOU]

Con l’accordo sul Recovery Fund Angela Merkel  ha centrato uno degli obiettivi fondamentali della sua agenda semestrale “Per la ripresa dell’Europa”. La mediazione tedesca durante il semestre di presidenza del Consiglio dell’Ue (che si chiuderà il 31 dicembre 2020) non si limiterà ai prestiti per risollevare l’economia europea. Con la pandemia in corso, la ripresa delle rotte migratorie rischia di rappresentare il nuovo terreno di scontro tra Paesi mediterranei (Spagna, Italia, Grecia, Portogallo), Frugali (Olanda, Danimarca, Svezia e Finlandia) e il Gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia).

Solo nel mese di luglio, secondo i dati del ministero dell’Interno, sono arrivati sulle coste italiane 2756 migranti, 9706 dall’inizio dell’anno. In particolare a Lampedusa continuano le tensioni tra la popolazione locale e le autorità, come dimostrano le proteste all’arrivo della ministra Lamorgese, in visita sull’isola il 20 luglio insieme al capo della polizia Gabrielli. Secondo Frontex, l’agenzia europea creata per coordinare la gestione esterna dei confini degli Stati membri, gli “attraversamenti irregolari” dei confini europei sono stati 35.740 nel 2020, con una maggiore concentrazione sulla rotta balcanica, del Mediterraneo orientale (Grecia) e  centrale (Italia). 

Il patto sull’immigrazione

A febbraio la Commissione europea aveva presentato il nuovo “Patto sulla migrazione e l’asilo” per riformare la politica europea comune in materia di asilo. Ma l’esplosione della pandemia ha sospeso lo sviluppo della proposta di riforma. Si tratta di un approccio che avrebbe dovuto rafforzare anche lo spazio di libera circolazione Schengen, con un controllo sistematico sulle frontiere esterne. L’approccio “securitario” è condiviso  anche dal programma del semestre tedesco di presidenza del Consiglio dell’Ue. “Sulla base delle proposta avanzate dalla Commissione”, si legge nel documento, “insisteremo per una riforma che aggiorni i regolamenti sulle responsabilità e la solidarietà, rispetti gli standard umanitari ed eviti di appesantire i singoli Stati membri assicurando una giusta distribuzione”. Le priorità sono la riforma del regolamento di Dublino III, che impone ai Paesi di primo arrivo di esaminare l’eventuale richiesta di asilo, il potenziamento di Frontex e dei programmi di rimpatrio volontario. I programmi di ricollocamento e di gestione condivisa delle quote di richiedenti asilo, con una “spartizione” equa tra i 27 Stati membri, incontrerà il muro di Visegrad. Già nel 2016 i quattro stati del gruppo avevano manifestato intransigenza alla proposta della Commissione di una divisione solidale ed equa delle gestione migratoria. 

Migranti, Seehofer: "La presidenza tedesca riformi la politica di asilo dell'Ue"

Seehofer ha chiesto alla Germania di usare la sua posizione di prossimo presidente del Consiglio dell’Unione europea per rivedere il sistema di asilo del blocco e rafforzare i controlli alle frontiere. Intanto Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro chiedono una …

Il piano di Seehofer

Il piano tedesco del ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, prevede anche  la creazione di centri per la richiesta dello status di rifugiato al di fuori dei confini Ue. La razionalizzazione dei procedimenti di richiesta di asilo, si tradurrà in un’ulteriore riduzione delle possibilità di richiedere lo status di rifugiato. Questo non ridurrà la pressione dei flussi migratori nei prossimi anni. Secondo dati Onu,  272 milioni di persone hanno lasciato i propri Paesi di origine nel 2019 per migrare altrove. A livello regionale, è l’Europa a ospitare più migranti nel mondo (82 milioni). Il trend è in crescita rispetto al 2010 (+51 milioni di persone) e le previsioni legate ai cambiamenti climatici, guerre regionali e carestie non fanno che aumentare la possibilità che i fenomeni migratori continuino ad aumentare. 

I nodi irrisolti

Le iniziative politiche per tamponare l’arrivo di nuovi migranti sono state criticate ampiamente dalle Ong e dalla società civile, che accusano l’Unione europea di non tutelare i diritti dei migranti, lasciandoli nelle mani di sfruttatori e schiavisti. L’accordo tra Unione europea e Turchia  e il rinnovato accordo tra Italia e Libia sono un esempio della contraddizione tra i valori europei di rispetto dei diritti umani e la gestione della questione migratoria. In Italia ha fatto discutere il recente rinnovo dell’accordo con la Libia che porterà  al rifinanziamento di 41 missioni militari. Un altro nodo irrisolto è la situazione dei migranti sulle isole greche e in particolare a Lesbo.

Dal 2015 circa 17 mila migranti sono bloccati in un campo a Moria senza servizi igienici né acqua corrente. I ricollocamenti procedono lentamente. Due settimane fa  49 minori non accompagnati hanno raggiunto il Portogallo e la Finlandia dalle isole greche, grazie al programma dell’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati) supportato e finanziato dalla Commissione europea. Il progetto ha l’obiettivo di trasferire 3.300 migranti, di cui 1600 minori, dalla Grecia verso altri Stati europei. Sono tra i primi migranti a essere trasferiti da Lesbo, Chios, Samos e Kos  dall’inizio della pandemia. Il 20 luglio, 10 migranti afghani sono arrivati in Italia su iniziativa del Vaticano attraverso corridoi umanitari cosiddetti “privati”. Non esiste al momento un meccanismo europeo condiviso che obblighi gli Stati membri a partecipare al ricollocamento.