Crisi dei migranti: il leader bielorusso Lukashenko minaccia di bloccare il gas diretto verso l’Europa

"[Noi] stiamo riscaldando l'Europa e [loro] stanno minacciando di chiudere il confine", ha detto il presidente bielorusso: “E se tagliassimo loro il gas?[EPA-EFE/SHAMIL ZHUMATOV / POOL]

Il versante diplomatico della crisi dei migranti al confine tra Bielorussia e Polonia giovedì 11 novembre ha vissuto un nuovo innalzamento della tensione: dopo gli annunci dell’UE di nuove sanzioni al regime bielorusso, infatti, il presidente Aleksander Lukashenko ha minacciato di bloccare i rifornimenti di gas destinato all’Europa che transivano attraverso il paese.

In risposta alle prese di posizione di mercoledì dei vertici dell’UE, Charles Michel e Ursula von der Leyen, che avevano accusato Minsk di praticare “un cinico gioco geopolitico” sulla pelle dei migranti spinti verso la frontiera polacca, Lukashenko ha detto che la Bielorussia risponderà a tutte le “inaccettabili” sanzioni che saranno approvate dall’Unione.

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“[Noi] stiamo riscaldando l’Europa e [loro] stanno minacciando di chiudere il confine”, ha detto il presidente bielorusso secondo l’agenzia di stampa statale Belta: “E se tagliassimo loro il gas? Raccomando ai leader di Polonia, Lituania e alle altre persone senza testa di pensare prima di parlare. [Noi] non dovremmo fermarci davanti a nulla per difendere la nostra sovranità e indipendenza”.

La minaccia di Lukashenko arriva in un momento particolarmente delicato per l’Europa sul fronte dell’energia, con l’aumento della richiesta di gas a causa della ripresa post-pandemia che ha fatto impennare i prezzi e ha provocato difficoltà a imprese e famiglie in tutto il continente.

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Per costituire un pericolo concreto per l’UE, tuttavia, la minaccia di Lukashenko deve essere spalleggiata dalla Russia. La Bielorussia, infatti, è soltanto un paese di transito del gas russo diretto in Europa: attualmente, per il paese passa circa un quinto della fornitura, attraverso gasdotti controllati dall’azienda di stato russa Gazprom, e quindi – indirettamente – dal governo di Vladimir Putin.

Negli ultimi giorni, la Russia ha dimostrato il suo sostegno a Lukashenko inviando due aerei da guerra a sorvolare lo spazio aereo bielorusso, svolgendo alcune esercitazioni militari a poche decine di chilometri dal confine con la Polonia, e accusando Varsavia di violare i diritti dei migranti che cercano di entrare in territorio polacco.

Secondo l’esperto della società di consulenza Energy Aspects James Waddel, interpellato dai Financial Times, la minaccia bielorussa è poco credibile perché sarebbe davvero “difficile per il Cremlino non essere politicamente legato a una crisi del transito [del gas] in Bielorussia, e ciò provocherebbe una risposta dell’UE”.

Anche per la leader dell’opposizione bielorussa in esilio, Svetlana Tikhanovskaya, il regime di Minsk starebbe bluffando: bloccare il passaggio del gas, ha detto all’AFP a margine di una visita a Berlino dove ha incontrato il presidente tedesco Franz-Walter Steinmeier, “sarebbe più dannoso per lui [Lukashenko], per la Bielorussia, che per l’Unione europea”.

Partecipando a una sessione del parlamento tedesco dedicata alla crisi dei migranti, Tikhanovskaya ha esortato anche i paesi europei a tenere duro, a non comunicare direttamente con il leader “illegittimo” Lukashenko, e a varare presto nuove sanzioni: “Spero che l’Unione europea consideri che il colpo, l’impatto dovrebbe essere prima di tutto sulle organizzazioni statali, sulle imprese statali che sono state monopolizzate da Lukashenko”, ha spiegato.