Consiglio europeo: accordo sulla strategia esterna per i migranti. Ma non si parla di redistribuzione

Per un piano bisogna attendere l’autunno. Gran parte della discussione è stata dedicata al Covid e alla legge anti-Lgbtqi dell’Ungheria su cui c’è stata una condanna quasi unanime.

Il Consiglio europeo ha approvato la parte delle conclusioni del vertice dedicate all’immigrazione. Al tema, inserito nel vertice su esplicita richiesta di Italia e Spagna, non sono stati dedicati più di dieci minuti.

Il Consiglio europeo ha discusso la situazione della migrazione sulle varie rotte. Mentre le misure adottate dall’UE e dagli Stati membri hanno ridotto i flussi irregolari complessivi negli ultimi anni, gli sviluppi su alcune rotte suscitano gravi preoccupazioni e richiedono una vigilanza continua e un’azione urgente.

Nelle conclusioni i leader dei 27 Paesi membri sottolineano la necessità di intensificare “i partenariati e la cooperazione reciprocamente vantaggiosi con i paesi di origine e di transito, come parte integrante dell’azione esterna dell’Unione europea”.

“L’approccio sarà pragmatico, flessibile e su misura, farà un uso coordinato, come Team Europe, di tutti gli strumenti e incentivi disponibili dell’UE e degli Stati membri, e si svolgerà in stretta collaborazione con l’Unhcr e l’Oim”, assicurano i leader, invitando “la Commissione e l’alto rappresentante a presentare piani d’azione per i paesi di origine e di transito prioritari nell’autunno 2021”. In sostanza per capire in cosa consisterà concretamente la strategia per l’Africa bisognerà aspettare il prossimo autunno. L’obiettivo è quello di limitare gli sbarchi.

Come sottolineano alcuni si tratta pur sempre di un passo per far rafforzare l’azione esterna della Ue, ma uno dei nodi cruciali e più divisivi, ovvero quello della redistribuzione degli arrivi nei Paesi europei, non solo non è stato affrontato ma neanche menzionato.

Covid e vaccini

D’altronde gran parte del vertice è stata dedicata al Covid e alla campagna di vaccinazione. I leader in proposito sottolineano “la necessità di proseguire gli sforzi di vaccinazione e di essere vigili e coordinati per quanto riguarda gli sviluppi, in particolare la comparsa e la diffusione di varianti”. Inoltre assicurano che applicheranno gli accordi sul certificato digitale dell’Ue “in modo da garantire il pieno ritorno alla libera circolazione non appena la situazione della salute pubblica lo permetterà”.

Il Consiglio europeo  ha anche riaffermato l’impegno dell’Ue alla solidarietà internazionale in risposta alla pandemia e ad aumentare la produzione globale di vaccini e l’accesso universale ad essi, in particolare attraverso il programma dell’Onu Covax.

Le critiche a Orban

Al centro delle discussioni c’è stata anche la legge ungherese anti-Lgbtqi. Il premier  Viktor Orbán al suo arrivo ha respinto le critiche, dichiarando: “Io difendo i diritti degli omosessuali ma questa legge non riguarda gli omosessuali, riguarda le famiglie. È su come i genitori vogliono che venga trattata l’educazione sessuale dei propri figli”.

Diversi leader europei, entrando al Consiglio, hanno preso posizione contro la legge ungherese, primo fra tutti il premier del Lussemburgo, Xavier Bettel, gay dichiarato, che si è fatto promotore di una dichiarazione congiunta a difesa dei diritti Lgbtqi in Europa, a cui hanno aderito 17 Paesi: Belgio, Danimarca, Germania, Italia, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Finlandia, Svezia e Austria.

“I nostri valori dell’Ue si fondano sul rispetto della dignità di ciascuno, e perciò la lotta contro le discriminazioni e nessuna debolezza a questo riguardo, che mettono in pericolo lo stato di diritto”, ha dichiarato il presidente francese, Emmanuel Macron.

Il primo ministro belga Alexander De Croo, che è arrivato al vertice con una spilla arcobaleno sulla giacca, ha evidenziato che “l’Europa è un club con delle regole” dove i Paesi non possono ottenere denaro dall’Ue ignorando le regole ad essa collegate. Con questa legge anti-Lgbt “l’Ungheria non ha posto nell’Ue”, ha aggiunto il premier olandese Mark Rutte.