Conferenza sulla Siria: 5 miliardi di euro nel 2020 per l’emergenza umanitaria

Una bimba siriana rifugiata guarda attraverso una recinzione dall'interno del campo profughi di Pournara, nel villaggio di Kokkinotrimithia, a Cipro, il 23 giugno 2020. EPA-EFE/KATIA CHRISTODOULOU

Il 30 giugno 2020 si è tenuta virtualmente la IV Conferenza di Bruxelles sul tema “Sostenere il futuro della Siria e della Regione”, organizzata congiuntamente dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite. La Conferenza ha riunito 84 delegazioni, tra cui 57 Stati, 10 organizzazioni regionali e istituzioni finanziarie internazionali e 17 agenzie dell’ONU.

Un’opportunità per riunire tutti gli attori rilevanti per affrontare efficacemente la situazione attuale, offrire un sostegno continuo agli sforzi dell’Onu per una soluzione politica globale del conflitto siriano e mobilitare il necessario sostegno finanziario per la Siria e i Paesi vicini che ospitano i rifugiati siriani. 

L’occasione è quella di un tragico anniversario, quello dei 10 anni dall’inizio della guerra, il cui bilancio può essere rappresentato dal fatto che dei 79,5 milioni di persone nel mondo che oggi sono costrette a fuggire dalle loro case 1 su 6 sono siriani. 

Le proteste scoppiate nel contesto delle primavere arabe contro Bashar al-Assad si sono presto tramutate in una vera e propria guerra civile che non ha risparmiato atrocità: città importantissime per la tradizione culturale come Palmira e Aleppo sono state quasi rase la suolo e sono state usate armi chimiche contro la popolazione. Poi sono arrivate le atrocità dello Stato Islamico, combattuto dalle donne curde nel Rojava. 

Con l’inizio del decimo anno di conflitto, la situazione in Siria e nella regione rimane altamente critica: la terribile situazione umanitaria, con milioni di siriani sfollati all’interno del Paese e altrettanti che hanno cercato rifugio nei Paesi vicini alla Siria, è ora ulteriormente aggravata dalle conseguenze della pandemia di Covid-19. 

In un tweet nella mattinata di martedì 30 giugno Papa Francesco ha ricordato l’importanza dell’occasione: “Oggi si tiene la quarta Conferenza dell’Unione europea e delle Nazioni Unite per “sostenere il futuro della Siria e della regione”. Preghiamo per questo incontro, perché al primo posto ci sia il bene dei popoli, che hanno bisogno di cibo, di cure mediche, di scuole, di lavoro”.

La conferenza 

La conferenza si è aperta con i discorsi dei due presidenti della Conferenza, Josep Borrell Fontelles, alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e vicepresidente della Commissione europea e Mark Lowcock, sottosegretario generale per gli Affari umanitari e coordinatore dei soccorsi d’emergenza delle Nazioni Unite, che ha presentato un video-messaggio di António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite.

Borrell ha voluto sottolineare che questi dieci anni di guerra “hanno causato la peggiore crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale. Ci sono state più di un milione di vittime e la metà della popolazione totale ha dovuto abbandonare le proprie case. Un’intera generazione di bambini siriani ha conosciuto solo la guerra e non è ancora finita”.

Di qui la necessità di un impegno collettivo: “L’Europa non può voltarsi dall’altra parte e non lo farà”. Ma allo stesso tempo una presa di posizione netta: “I crimini che sono stati commessi da tutte le fazioni del conflitto non potranno restare impuniti”. 

“L’Ue è il più grande fornitore di aiuti internazionali” nei confronti del popolo siriano: dal 2011 ad oggi sono stati messi a disposizione 20 miliardi di euro di contributi ma i rifugiati siriani sono in larga parte in Libano, Giordania e Turchia. Proprio per questo sono seguiti gli interventi di Hassan Diab, presidente del Consiglio dei ministri del Libano; Mevlüt Çavuşoğlu, ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Turchia e di Ayman Safadi, ministro degli Affari Esteri del Regno Hascemita di Giordania.

Particolarmente duro il discorso del ministro degli Esteri turco: “La Grecia continua a violare i diritti dei richiedenti asilo, respingendoli e cercando di mantenerli nei campi in condizioni disumane, e la cosa più preoccupante è che l’Unione non reagisce a queste violazioni e accusa la Turchia, quindi chiediamo all’Unione di rispettare i proprio valori universali e il diritto internazionale”.

La richiesta turca però è soprattutto un’altra: “è importante la nostra cooperazione con l’Unione per gestire i rifugiati siriani, ma bisogna accelerare la messa a disposizione dell’aiuto e che sia più rapido, quindi proponiamo di aumentare il sostengo ai siriani”. Nel pomeriggio Oliver Várhelyi, Commissario europeo per il vicinato e l’allargamento, Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati e Achim Steiner, Amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo.

I fondi per l’emergenza e l’appello per la fine del conflitto

I partecipanti alla IV Conferenza di Bruxelles hanno annunciato i loro impegni economici sia per la Siria che per la regione: 5,5 miliardi di dollari (4,9 miliardi di euro) per il 2020 e impegni pluriennali di quasi 2,2 miliardi di dollari (2 miliardi di euro) per il 2021 e oltre. Inoltre, le istituzioni finanziarie internazionali e i donatori hanno annunciato circa 6,7 miliardi di dollari (6 miliardi di euro) di prestiti a condizioni agevolate. La Conferenza ha accolto con grande favore l’erogazione da parte della comunità internazionale di fondi ben superiori agli impegni assunti nel corso del 2019.

Le esigenze umanitarie delle persone in Siria e nella regione rimangono enormi. Nel 2020, il Piano di risposta umanitaria per la Siria ammonta a 3,4 miliardi di dollari solo per fornire un sostegno immediato per la sopravvivenza a 9,8 milioni di persone all’interno del Paese. Inoltre, sono necessari 5,2 miliardi di dollari per il Piano regionale per i rifugiati e la resilienza (3RP) per fornire assistenza umanitaria a più di nove milioni di rifugiati e di comunità vulnerabili attualmente dislocate in Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto.

La Conferenza ha ribadito che una soluzione per porre fine al conflitto siriano può essere basata solo sulla Conferenza di pace di Ginevra (2012) e sulla piena attuazione della risoluzione 2254 (2015) del Consiglio di sicurezza dell’ONU che chiede un processo politico a guida siriana, facilitato dall’ONU per raggiungere una soluzione politica che soddisfi le legittime aspirazioni del popolo siriano. Bisognerebbe stabilire una governance credibile e inclusiva, non settaria, e a mettere in moto un processo di elaborazione di una nuova costituzione che apra la strada a elezioni libere ed eque sotto la supervisione dell’ONU. La Conferenza ha sottolineato l’importanza della piena e significativa partecipazione delle donne in tutte le fasi del processo politico con una rappresentanza minima del 30% nelle strutture decisionali, con l’obiettivo di raggiungere la parità. I partecipanti hanno anche ricordato l’impegno della comunità internazionale a preservare la sovranità, l’indipendenza, l’unità e l’integrità territoriale della Siria.

I partecipanti alla Conferenza hanno poi ricordato che la detenzione arbitraria e le sparizioni forzate sono violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale e ha invitato tutte le parti, in particolare gli attori civili, militari e le forze di sicurezza siriane a rilasciare le persone detenute arbitrariamente.