Cipro scommette sulla presidenza portoghese per un accordo sull’immigrazione

44 migranti sono arrivati a bordo di una piccola imbarcazione ad Arguineguin, Isole Canarie, Spagna, 04 gennaio 2020. EPA-EFE/Angel Medina G

“Non c’è Stato membro dell’Ue migliore del Portogallo per portare avanti con successo i negoziati sul Patto europeo sulla migrazione e l’asilo”, ha detto mercoledì (6 gennaio) il ministro degli Esteri cipriota Nikos Christodoulides.

Il primo gennaio 2021 c’è stato il passaggio di consegne per la presidenza di turno dell’Ue dalla Germania al Portogallo. Nonostante alcuni innegabili successi della presidenza tedesca in generale e della cancelliera Merkel nello specifico, la presidenza portoghese dovrà portare avanti una serie di dossier molto delicati rimasti aperti: dall’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa ai negoziati per il nuovo Patto su immigrazione e asilo. Sei mesi di tempo per traghettare l’Ue nel nuovo decennio, provando a replicare i successi degli ultimi mesi, dal Recovery Plan, alla legge sul clima, all’accordo commerciale con il Regno Unito che ha evitato il no deal. Molte energie saranno spese per coordinare gli sforzi in una medesima direzione rispetto all’emergenza pandemica sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista economico, ma anche le altre questioni aperte dovranno essere affrontate.

A settembre la Commissione ha presentato ai Paesi membri un nuovo Patto per l’immigrazione e l’asilo ma nei tre mesi successivi, la presidenza tedesca non è riuscita a portare a casa dei progressi nei negoziati: appena 24 ore dopo la presentazione del nuovo patto sull’immigrazione, i rappresentanti del blocco Visegrad erano già a Bruxelles per ribadire la loro contrarietà al principio di solidarietà dei ricollocamenti dei migranti e all’idea dell’integrazione. Sul fronte opposto, invece, i Paesi mediterranei, approdo naturale degli sbarchi dalle coste dell’Africa settentrionale, chiedono invece esattamente l’opposto. Il nuovo Patto su migrazione e asilo “è un buon compromesso per raggiungere un accordo” secondo la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, promotrice della proposta dell’esecutivo Ue.

La linea del ministro tedesco Horst Seehofer era quella di tentare di giungere ad un accordo politico su alcuni aspetti -la procedura prima dell’ingresso nell’Ue, la prevenzione degli abusi del sistema di asilo e la solidarietà- entro la fine del semestre di presidenza ma non ci è riuscito. Le divergenze permangono e il compito di tentare una mediazione è passato al Portogallo. “Non c’è Stato membro dell’Ue migliore del Portogallo per affrontare con successo i negoziati sul Patto europeo sulla migrazione e l’asilo”, ha detto il ministro degli Esteri cipriota Nikos Christodoulides, intervenuto in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo portoghese, Augusto Santos Silva, dopo una riunione di lavoro a Lisbona in cui sono stati discussi, tra le altre questioni, proprio i negoziati sull’immigrazione. “Sono sicuro che il Portogallo, come paese mediterraneo, comprende molto bene le preoccupazioni che circondano i paesi di confine e il problema che abbiamo con la migrazione”, ha ribadito.

La Commissione spera che si possa trovare un accordo sul nuovo patto sull’immigrazione che sostituisca il Regolamento di Dublino entro il 2021, ma non sarà facile. Il tema è sicuramente urgente – dall’emergenza in Grecia dopo l’incendio del campo di Moria, all’emergenza in Bosnia, dalle inchieste rispetto ai respingimenti illegali operati da Frontex, fino al “libro nero” sui soprusi a cui sono sottoposti i migranti che tentano la rotta balcanica, alle inchieste internazionali sui campi di prigionia in Libia e all’accordo con la Turchia – ma le posizioni sono troppo distanti. Nel corso dell’ultima conferenza interparlamentare su migrazione e asilo, organizzata dal Parlamento europeo e dal Bundestag tedesco, in collaborazione con i parlamenti portoghese e sloveno, la presidente della Commissione Von Der Leyen aveva messo nero su bianco che “una soluzione che soddisfi tutti non esiste” e si deve dunque lavorare per  trovare un compromesso, smussando le posizioni di partenza.

In un’intervista con El Pais, Margaritis Schinas, il vicepresidente della Commissione europea che ha sostenuto la proposta, si è detto ottimista sul fatto che ci sia spazio per un accordo sul tema. Schinas considera la nuova proposta come la migliore opzione possibile che può soddisfare tutte le parti. “Il Sud avrà la certezza che ci sarà una solidarietà effettiva e permanente e l’Est ci darà la possibilità di non avere delocalizzazioni forzate ma misure equivalenti”, ha detto Schinas. L’obiettivo è quello di “opporci al fronte populista dimostrando che l’Ue può risolvere il problema della migrazione”, ha spiegato il commissario, perché più che dalla crisi economica il populismo viene alimentato dalla “nostra incapacità di risolvere il problema dell’immigrazione”.

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