Bielorussia un anno dopo: convocata in pieno agosto una riunione Ue sulla crisi delle frontiere

La premier lituana Ingrida Simonyte e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel durante la loro visita al valico di frontiera di Padvarionys con la Bielorussia, a Padvarionys in Lituania, 6 luglio 2021. EPA-EFE/STRINGER

La Slovenia, che detiene la presidenza di turno dell’Ue, ha dichiarato che ci sarà una riunione  dei ministri degli affari interni in videoconferenza il 18 agosto, nell’ambito di un meccanismo di risposta alla crisi.

Esattamente un anno fa, il 9 agosto 2020, si svolgevano le contestatissime elezioni in Bielorussia che hanno decretato agli occhi del mondo occidentale la vittoria di Svjatlana Cichanoŭskaja, costretta all’esilio. Da quel 9 agosto è passato un anno: un anno di proteste, di arresti arbitrari, di violenze. Secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in un anno sono state arrestate arbitrariamente 35.000 persone. Se prima il mondo sembrava non accorgersi, o non interessarsi, di ciò che avveniva in Bielorussia, dopo le ultime elezioni “rubate” da Lukashenko, le pressioni internazionali sono cresciute e ne è seguita un’escalation senza precedenti: prima il dirottamento di un volo Ryanair per arrestare un dissidente, poi il tentativo di rimpatriare contro la sua volontà l’atleta olimpionica Krystsina Tsimanouskaya, fino all’omicidio di un attivista al di fuori dei confini del Paese.

Sul versante delle relazioni con l’Ue, la risposta di Lukashenko alle sanzioni europee è stata netta: colpire l’Europa dove è più debole, e cioè sul fronte dell’immigrazione. Esattamente come aveva minacciato di fare Orbán per alzare l’asticella del confronto, anche Lukashenko ha inondato la Lituania di migranti.
La premier lituana Ingrida Šimonytė già da tempo ha sostenuto che non si tratta solo di un caso “di immigrazione illegale come quello che vediamo alle altre frontiere dell’Unione europea”, ma una conseguenza di precise disposizioni che arrivano da Minsk.
Le (deboli) parole di condanna di Josep Borrell non sono bastate. L’Alto Rappresentante della politica estera e di sicurezza comuni aveva detto che “l’utilizzo di esseri umani in difficoltà per promuovere obiettivi politici viola i valori dei principi europei fondamentali. Di conseguenza, l’Ue e i suoi Stati membri condannano la strumentalizzazione di migranti e rifugiati da parte del regime bielorusso”.
In più, giovedì (5 agosto), il servizio degli affari esteri dell’Ue ha convocato l’alto inviato della Bielorussia a Bruxelles per chiedere la fine della strumentalizzazione dei migranti. Senza risultato.

Frontex in Lituania per fermare i migranti inviati da Lukashenko

L’agenzia Frontex ha inviato altri 60 uomini in Lituania per fronteggiare l’emergenza migranti. Dall’inizio dell’anno sono arrivati illegalmente più di 3.200 migranti dalla Bielorussia, usati da Lukashenko come arma di ritorsione.

Frontex ha annunciato che “sono arrivati in Lituania altri 60 ufficiali del corpo …

Per questo subito dopo Ferragosto i ministri degli affari interni dei 27 stati membri e i rappresentanti dell’agenzia di frontiera Frontex, dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo e di Europol, si riuniranno virtualmente per decidere cosa fare.
“Con la situazione alla frontiera tra Lituania e Bielorussia, l’Ue ha subito una grave minaccia alla sicurezza ed è testimone dell’armamento statale della migrazione illegale in Bielorussia”, ha detto un portavoce della presidenza slovena dell’Ue.
“La situazione è complessa e coinvolge diversi attori. I ministri degli affari interni possono occuparsi solo di un aspetto della situazione e, chiaramente, sono necessarie ulteriori azioni a livello europeo”.
I voli dall’Iraq a Minsk sono triplicati ad agosto. E questo significa che potenzialmente altri 10mila migranti potrebbero arrivare in Lituania nelle prossime settimane, dove i campi profughi sono già sovraffollati.

La lista nera delle sanzioni dell’Ue prende già di mira 166 persone, tra cui Lukashenko e due dei suoi figli, insieme a 15 aziende e agenzie legate al governo bielorusso. Ma a queste potrebbero aggiungersene presto altre.
Bruxelles per ora ha sollecitato l’Iraq a fermare i voli verso Minsk e ha inviato degli uomini di Frontex a presidiare il confine, per evitare nuovi ingressi di migranti.