Bielorussia, continua la crisi umanitaria al confine. Lite Polonia-Germania sulla telefonata di Merkel a Lukashenko

La morte del bambino siriano al confine polacco-bielorusso è "un'inaccettabile vergogna", ha scritto su Facebook il presidente del Parlamento UE, David Sassoli. [EPA-EFE/POLISH BORDER GUARD]

Tensioni tra Berlino e Varsavia per il tentativo della cancelliera di trovare un’interlocuzione con Minsk. Intanto al confine orientale dell’Ue i migranti muoiono di freddo.

Nel silenzio quasi totale delle istituzioni europee, la crisi umanitaria al confine tra Polonia e Bielorussia rimane drammatica: nonostante lo sgombero di un accampamento di migranti da parte delle autorità bielorusse, migliaia di persone rimangono nei boschi della zona frontaliera tra il villaggio bielorusso di Bruzgi e quello polacco di Kuznica. Intanto, giovedì 18 novembre si è registrata la 12^ vittima tra i migranti che stanno cercando di entrare in Europa: un bambino siriano di soltanto un anno d’età.

Secondo le notizie diffuse dall’ong polacca Polish Emergency Medical Team, il bambino, affamato e disidratato, è stato soccorso assieme ai genitori, che erano ambedue feriti, ma sarebbe morto nella foresta nei pressi del confine probabilmente a causa del freddo. La famiglia, ha scritto su Twitter il Centro polacco per gli aiuti internazionali, si trovava nei pressi della frontiera da un mese e mezzo.

“Tutti i paesi europei hanno firmato la convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza,”, e ora “non possono solo indignarsi, devono applicare ciò che hanno ratificato. L’UE ha lasciato morire bambini e bambine in mare ora lasciano morire bambini e bambine di freddo”, ha commentato a caldo l’Unicef: non è più possibile ascoltare “le parole d’indignazione delle istituzioni del mondo che quando accadono queste cose riempiono i giornali di frasi circostanza”, ha aggiunto il portavoce dell’organizzazione, Andrea Iacomini.

Parole che in questo caso, peraltro, dai vertici dell’Unione Europea non sono neanche arrivate. Unica eccezione, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, che su Facebook ha definito la morte del piccolo siriano “un’inaccettabile vergogna”. Secondo Sassoli, “la verità, se direttamente vogliamo guardarla negli occhi, è che questo bambino è stato ucciso: dall’indifferenza, dell’egoismo, dalla speculazione politica sulla pelle dei migranti, da una assurda disumanità: e tutto questo alle porte dell’Europa”.

Sempre giovedì, hanno riferito le autorità bielorusse, un campo nei boschi di Bruzgi dove erano rimasti bloccati circa duemila curdi iracheni è stato sgomberato, e i migranti sono stati trasferiti in un centro d’accoglienza a poca distanza dove sono stati loro distribuiti cibo e vestiti. La notizia è stata confermata anche da parte polacca.

Lo sgombero è arrivato nel giorno in cui dalla Bielorussia è partito verso l’Iraq il primo volo di rimpatrio, con a bordo 431 persone, e solo 24 ore dopo la telefonata della cancelliera Angela Merkel ad Aleksander Lukashenko, il primo dialogo diretto di un leader europeo con quello bielorusso dalle contestate elezioni presidenziali dello scorso anno.

La portavoce di Lukashenko, Natalya Eismont, ha dichiarato giovedì che nel paese ci sono circa 7.000 migranti, compresi quelli al confine, e ha aggiunto che la Bielorussia si assumerà la responsabilità di rimandarne a casa 5.000 se loro lo vorranno.

Eismont ha detto anche che Merkel negozierà con l’UE sulla creazione di un corridoio umanitario verso la Germania, ma Berlino ha negato qualsiasi accordo con Lukashenko, affermando di “essere al fianco” della Polonia.

La reazione di Varsavia – seguita da quella delle autorità della Lituania, pure coinvolta nella crisi di confine con la Bielorussia – non si è fatta attendere. Il premier polacco, Mateusz Morawiecki, ha detto che “ogni contatto diretto con Lukashenko gioca a suo favore perché legittima il suo regime”, e ha aggiunto di aver parlato con Merkel spiegandole che “qualsiasi accordo che potrebbe riguardare la Polonia e tutta questa situazione non deve essere concordato senza il nostro coinvolgimento”.

Mercoledì 17, parlando con il quotidiano tedesco Bild, Morawiecki non aveva escluso che la tensione con Minsk possa sfociare in qualcosa di più serio, evocando anche la possibilità di un intervento della NATO e quindi d un’escalation militare: “Se non siamo in grado di gestire ora migliaia di migranti, presto ne avremo centinaia di migliaia, milioni che arrivano in Europa”, ha detto, aggiungendo che “chiudere il nostro confine è nostro interesse nazionale. Ma qui è in gioco la stabilità e la sicurezza di tutta l’Unione”.