Amnesty: l’Ue è “complice” delle violenze e dei crimini in Libia

Migranti detenuti in condizioni difficili in Libia. [Amnesty International]

Ieri (giovedì 14 luglio), Amnesty International ha dichiarato che i migranti detenuti nei campi di detenzione libici sono soggetti a orribili violenze sessuali per mano delle guardie, tra cui l’essere costretti a barattare il sesso con acqua pulita, cibo e accesso ai servizi igienici.

Il rapporto, che si è concentrato sui migranti intercettati nel Mediterraneo e che sono sbarcati in Libia nel 2020 e 2021, suggerisce un peggioramento delle condizioni nei campi, nonostante questi siano stati recentemente posti sotto il controllo del ministero dell’Interno libico. La Ong per i diritti umani accusa di “complicità gli Stati europei che “hanno continuato in modo vergognoso ad assistere la Guardia costiera libica nel catturare persone in mare e nel riportarle con la forza nel passaggio infernale della detenzione in Libia, nonostante siano noti gli orrori che lì si perpetrano”.

Papa Francesco e il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres hanno chiesto la loro chiusura. Le guardie del campo dicono: “Forse vuoi acqua fresca e letti… fammi fare sesso con te, così posso liberarti”, ha rivelato ad Amnesty una donna, così come molte altre donne hanno dichiarato che le guardie hanno commesso violenze o costretto le detenute a fare sesso in cambio del rilascio o dell’acqua pulita.

I risultati provengono da interviste a 53 rifugiati e migranti, di età compresa tra i 14 e i 50 anni, provenienti da paesi come Nigeria, Somalia e Siria, per lo più ancora in Libia, che erano riusciti a fuggire dai campi o avevano accesso ai telefoni.

Alcune donne incinte all’interno dei campi hanno raccontato ad Amnesty di essere state ripetutamente violentate dalle guardie, mentre gli uomini hanno detto di essere stati costretti a indossare solo biancheria intima con l’obiettivo di essere umiliati. Altri, compresi i ragazzi, hanno descritto di essere stati palpeggiati, pungolati e violentati.

Il trattamento disumano segue molteplici rapporti dal 2017 di pestaggi, torture e mancanza di servizi igienici e cibo. Secondo quanto dichiarato da Amnesty, le guardie costiere libiche finanziate dall’Unione europea hanno intercettato in mare e riportato in Libia circa 15.000 persone nei primi sei mesi di quest’anno, più che in tutto il 2020. I dati sono poco affidabili, ma Amnesty ha rivelato che circa 6.100 persone sono state trasferite nei campi entro la fine di giugno.

Nonostante una tregua tra le fazioni libiche in guerra da ottobre, come parte di un piano di pace sostenuto dalle Nazioni Unite dopo la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, i gruppi armati detengono ancora il potere sul territorio, mentre alcuni di loro controllano i campi dei migranti.

Alcuni legislatori dell’Ue hanno esortato la Commissione europea a smettere di finanziare le guardie costiere, sostenendo che la Libia non fosse un “paese sicuro” per i migranti.