Afghanistan: scontro a Bruxelles sull’accoglienza. Jansa: “L’Ue non aprirà corridoi per i migranti”

Il primo ministro sloveno Janez Jansa. [EPA-EFE/KENZO TRIBOUILLARD / POOL]

La replica di Sassoli: “Non spetta a lui decidere”. Anche l’Austria non vuole accogliere i profughi.

“L’Ue non aprirà corridoi per i migranti afghani, non permetteremo che si ripeta l’errore strategico del 2015”, ha dichiarato il premier sloveno Janez Jansa, il cui Paese detiene la presidenza semestrale di turno dell’Ue. “Dobbiamo aiutare solo gli individui che ci hanno aiutato durante l’operazione Nato e quei Paesi che sorvegliano il confine esterno dell’Ue per proteggerlo completamente”, ha scritto su Twitter il leader Partito democratico sloveno.

Parole che hanno suscitato subito forti reazioni da parte del Parlamento europeo e di numerosi esponenti politici. tracciare la linea, nei giorni scorsi, la presidente della Commissione Ue Ursula Von del Leyen: “Non spetta al presidente di turno dire cosa farà l’Unione europea”, è stata la secca replica del presidente dell’Eurocamera David Sassoli.

Per Sassoli: “La sconfitta dell’Occidente mette in discussione la nostra identità nel contesto globale. Ma non possiamo diventare spettatori sconcertati e impotenti. L’indignazione diffusa tra noi, i timori legati alle scelte dei nuovi governanti, le coscienze ferite dei nostri popoli rischiano di disperdersi nell’aria senza una assunzione di responsabilità comune dell’Europa”.

In Italia le parole di Jansa sono state fortemente criticate dal Pd. “La sua dichiarazione non è stata discussa, né decisa in alcuna sede europea. E contraddice clamorosamente l’impegno umanitario assunto dai leader dei principali Paesi europei”, spiega Piero Frassino, presidente della commissione Esteri della Camera. “Chi detiene la Presidenza di turno dell’Ue non ha titolo per annunciare decisioni senza aver consultato i governi dell’Unione e la Commissione europea. Mi auguro che il presidente del Consiglio ruropeo Michel richiami immediatamente il premier sloveno ad attenersi rigorosamente ed esclusivamente alle sue titolarità”, ha aggiunto Fassino.

Lo scontro ci dice quello che sapevamo già ovvero che sull’accoglienza dei profughi afghani le posizioni in Europa sono molto distanti e difficilmente conciliabili. Anche perché quello di Jansa non è certo un caso isolato.

L’Austria ha già fatto sapere che non intende accogliere le persone in fuga dall’Afghanistan. “Sono chiaramente contrario al fatto che permetteremo volontariamente l’arrivo di più persone, questo non accadrà durante la mia carica di cancelliere”, ha detto il cancelliere Sebastian Kurz in un’intervista all’emittente Puls 24. “Non sono dell’opinione che dovremmo accogliere più persone. Al contrario”, ha detto il cancelliere austriaco in merito a un eventuale nuovo afflusso di rifugiati. “L’Austria ha dato un contributo sproporzionato”.

Anche la Germania, pur avendo aperto all’accoglienza dei più vulnerabili, teme di ritrovarsi nella stessa situazione del 2015 e ha tentato di avviare un dialogo con gli altri Paesi della Regione per convincerli ad accogliere una parte dei profughi. Il Pakistan però non sembra disposto ad aprire le porte. E anche la Turchia ha lanciato un avvertimento a Bruxelles. “Abbiamo ricevuto una richiesta di accogliere i dipendenti locali di una missione dell’Unione europea in Afghanistan – fa sapere in una nota presidente Recep Tayyip Erdogan, dopo una telefonata con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel – Gli Stati membri non aprono le loro porte nemmeno a una piccola parte delle persone che li hanno serviti e che sono in difficoltà. Non ci si può aspettare che la Turchia si assuma la responsabilità di Paesi terzi”.

La Turchia ospita già circa 5 milioni di rifugiati e “non può sopportare un ulteriore peso migratorio”, ha sottolineato Erdogan. Michel su Twitter ha confermato la telefonata con il leader turco con il quale ha parlato degli sviluppi in Afghanistan, definiti “una sfida comune per la Turchia e l’Ue”.

La Grecia ha già eretto una barriera dotata di un sistema di sorveglianza lungo un tratto di 40 chilometri del suo confine con la Turchia per fermare un’eventuale nuova ondata di arrivi. “Non possiamo aspettare passivamente il possibile impatto”, ha dichiarato il ministro della Protezione dei cittadini, Michalis Chrisochoidis, durante una visita nella regione di Evros: “I nostri confini rimarranno inviolabili”.

Visitando un centro di accoglienza istituito dal governo spagnolo, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nei giorni scorsi ha esortato all’accoglienza. “Invito tutti gli Stati che hanno partecipato alle missioni in Afghanistan europei ma non solo, a fornire quote di reinsediamento sufficienti e percorsi sicuri, in modo da poter accogliere collettivamente coloro che hanno bisogno di protezione”, ha dichiarato.

Le persone sfollate nel Paese sono quasi 3,7 milioni e l’80% di questi sono donne, ragazze e bambini, ha ricordato Von der Leyen, aggiungendo: “Dobbiamo garantire che gli sfollati possano tornare in sicurezza nelle loro case o che abbiano almeno una prospettiva, mentre sono in Afghanistan, o nei Paesi vicini”. Una promessa che, visto il tono del dibattito, rischia di rimanere tale.