Afghanistan, ministri Ue: “Rafforzare il sostegno ai Paesi vicini”. Cresce il fronte dei contrari all’accoglienza dei profughi

consiglio-affari-interni [EU Council/Press corner]

L’Europa teme una nuova crisi migratoria e vuole fare di tutto per evitarla. Austria, Danimarca e Repubblica Ceca: “Aiutiamo gli afghani ma restino là”. Intanto sulla rotta balcanica continuano i respingimenti.

La sicurezza delle frontiere preoccupa più dei diritti. Nessuno lo dice esplicitamente, ma questo è quello che emerge dal Consiglio Affari interni straordinario di martedì 31 agosto. Gli afgani vanno aiutati ma a casa loro. Austria, Danimarca e Repubblica Ceca lo dicono chiaramente. “Il messaggio più importante da inviare” agli afgani, ha detto il ministro dell’Interno austriaco, Karl Nehammer, in una dichiarazione congiunta con i colleghi di Repubblica Ceca, Jan Hamacek, e Danimarca, Mattias Tesfaye, “è restate là, e sosterremo la regione affinché vi aiuti”.

“Sulla base delle lezioni del passato, l’Ue e i suoi Stati membri sono determinati ad agire congiuntamente per prevenire il ripetersi di movimenti migratori illegali su larga scala incontrollati affrontati in passato, preparando una risposta coordinata e ordinata, si legge in un passaggio della bozza di dichiarazione finale del Consiglio Affari interni.

Malgrado l’impegno a coordinarsi, le posizioni rimangono molto distanti. Il ministro lussemburghese Jean Asselborn ha chiesto modifiche con riferimenti più precisi sui reinsediamenti dei profughi. La Polonia ha fatto resistenze perché avrebbe voluto che nella dichiarazione finale si facesse riferimento a quanto avviene con i profughi alla frontiera con la Bielorussia. Il ministro francese Gérald Darmanin, dal canto suo, invoca umanità nell’accoglienza dei rifugiati ma fermezza nei controlli. E Berlino rifiuta le quote. “Non credo sia molto saggio parlare di numeri, perché i numeri ovviamente innescano un effetto calamita e non lo vogliamo”, ha dichiarato il ministro degli Interni tedesco, Horst Seehofer, prima di entrare alla riunione straordinaria con i suoi omologhi europei. Il governo federale tedesco ha sempre concordato programmi di insediamento per “persone particolarmente maltrattate” e “siamo pronti anche per questo”, ha aggiunto, esortando l’Ue ad agire “bene e rapidamente” per evitare che si apra una crisi come quella del 2015.

Per Parigi il “modello siriano-turco” è buono e va seguito. Il che significa fare un accordo con i Paesi vicini all’Afghanistan su modello del patto stretto con Erdogan. Un accordo disastroso, che, come hanno più volte sottolineato le Ong impegnate a fianco di migranti e rifugiati, ha costretto migliaia di persone a aspettare per anni la risposta alla loro richiesta di asilo, rimanendo ammassati nei campi profughi in condizioni disumane.

Malgrado le divergenze di partenza, “è stata manifestata da parte di tutti i Paesi la piena disponibilità ad un approccio ordinato e completo degli arrivi degli afghani e a partecipare anche all’accoglienza di persone che fuggono da situazioni difficili”, ha dichiarato la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese al termine del vertice, sottolineando che “rispetto a quello originariamente previsto il testo finale è stato arricchito con un riferimento ad un forum per i reinsediamenti che dovrebbe tenersi a breve”. La commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson ha annunciato che lo convocherà a settembre “per discutere delle priorità concrete con gli Stati membri e fornire soluzioni sostenibili agli afghani più vulnerabili, in particolare donne e bambini, ma anche attivisti dei diritti umani, giornalisti e avvocati”. “Collaboreremo con altri leader globali per un approccio coordinato per vie legali e sicure per i reinsediamenti”, ha scritto su Twitter. Non sono sfide “che riguardano solo l’Ue. Dobbiamo lavorare con l’Onu e le altre organizzazioni internazionali”.

Intanto sulla rotta balcanica continuano i respingimenti, come denuncia il Guardian: la polizia croata, dopo aver derubato decine di afgani che avevano lasciato il loro paese per paura dei talebani, li avrebbe ricacciati indietro verso la Bosnia-Erzegovina.